Ma chi decide la politica estera del nuovo governo?

Nell’Italia che Lega e Movimento cinque stelle vorrebbero far pesare in Europa, non si capisce a chi è davvero demandata la diplomazia del nostro paese. Solo alcune certezze: l’irrilevanza del premier Conte e l’imbarazzo del ministro degli esteri Moavero Milanesi.
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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Con buona pace del sempre più scoraggiato ministro degli esteri, l’Italia sovranista continua a fare buchi nell’acqua in Europa. Sulla vicenda della nave Diciotti e la ricollocazione dei centottanta sventurati a bordo, è meglio, in chiave politico-diplomatica, stendere un velo pietoso. Pugni sul tavolo e millantate convergenze identitarie (Salvini-Orbán) hanno partorito un topolino nano: dei paesi europei investiti del problema, a dare una rispostina positiva (vabbè ce ne prendiamo una ventina…) sono state Albania e Irlanda, non proprio dei pesi medio-massimi a Bruxelles.

Non facciamo in tempo ad archiviare questa figuraccia che si apre un altro contenzioso: la “disfida di Sophia”. Stavolta a sguainare la spada per far valere le ragioni di Roma non è il solito Salvini ma la ministra della difesa (M5S) Elisabetta Trenta. Il campo di battaglia è a Vienna. Cambia il campo ma non il risultato finale: respinti con perdite.

Elisabetta Trenta, ministro della difesa

Le cronache sono piene dei lamenti della ministra:

Ho trovato porte aperte ma anche chiuse. Speriamo e crediamo che qualcosa posa ancora cambiare perché domani c’è un nuovo incontro.

Così Trenta dixit in conferenza stampa al termine della riunione informale dei ministri della difesa europei a Vienna, commentando la proposta avanzata dall’Italia sulle modifiche sulle regole d’ingaggio della missione Sophia. “Oggi mi sento delusa perché ho visto che l’Europa non c’è, ma sono fiduciosa”, ha aggiunto la  ministra, spiegando che 

[…] non c’è ancora l’unanimità sulla proposta italiana. Tutti condividono l’importanza di Sophia, e noi siamo i primi. È chiaro che dovremmo fare le nostre considerazioni, ogni decisione verrà presa insieme al governo e al premier, Giuseppe Conte.

In una sorta di simulazione del veltroniano “ma anche” nella versione Corrado Guzzanti, l’imbarazzata ministra ha sostenuto che la proposta italiana ha ricevuto chiusure… ma anche aperture. Quali non è dato conoscerlo, visto che alla prova dei fatti, nessuno dei partner europei ha lasciato trapelare una qualche disponibilità a rivedere il modus operandi di una missione navale di cui, è bene ricordarlo, l’Italia ha il comando.

Per provare a sostenere le ragioni di Roma, si è rifatta viva Federica Mogherini. Il minimo sindacale, niente di più, anche perché “Lady Pesc” è vicina alla scadenza del mandato e il suo futuro politico è quanto meno incerto. Sulla missione Sophia spero

in un risultato concreto nelle prossime settimane. Non è e non sarà un esercizio facile, ma è un dovere, perché in questi anni abbiamo provato che l’Ue può fare la differenza nel Mediterraneo,

annota l’Alto rappresentante Ue al termine della riunione dei ministri della difesa dell’Unione.

E ha aggiunto:

Perdere questo bene sarebbe un grande passo indietro per gli Stati membri e tutta l’Ue. Si farà tutto il possibile per contribuire a trovare consenso tra stati membri su soluzioni pratiche che ancora non c’è, ma c’è invece sulla necessità di trovarle.

L’allora ministro degli esteri e oggi cancelliere Sebastian Kurz e Federica Mogherini (2014)

A quanto riferito da Mogherini, nella riunione di Vienna è stato deciso che si “continuerà a lavorare insieme per trovare soluzioni pratiche e sostenibili” sulla gestione degli sbarchi nei porti europei “con atteggiamento costruttivo”.

Il risultato principale della discussione di oggi è quello del pieno supporto di tutti gli stati membri all’operazione Sophia. Uno dei ministri ha detto che se Sophia terminasse ci troveremmo alla situazione precedente e avremo meno strumenti per smantellare il traffico di esseri umani

ha spiegato Mogherini, esortando ad “accelerare il processo di revisione strategica”.  Tradotto dal diplomatichese: vedremo, faremo, intanto l’Italia si arrangi.

A Vienna, aveva anticipato il Corriere della Sera in un approfondito articolo di Rinaldo Frignani, 

[…] il ministro della difesa punterà sull’introduzione del principio della rotazione dei porti, collegato sia alla successiva ripartizione dei migranti fra gli stati membri sia all’area Sar (alle acque territoriali nazionali), nella quale viene effettuato il soccorso, e non a quella geografica, ‘per imporci sulla linea tenuta da Malta, che considera Lampedusa più vicina e per questo rifiuta l’attracco delle navi nei suoi porti’, spiegano da via XX Settembre. Trenta proporrà poi l’istituzione di un’unità di coordinamento, con sede forse a Catania o a Bruxelles, composta da un rappresentante di ogni Paese Ue che partecipa alla missione, gestita da Frontex: avrà il compito di volta in volta di assegnare il porto di sbarco.

Tutte proposte riportate al tavolo dei ministri della difesa Ue. Risultato: ne riparleremo. Quando, in quale format, non è dato sapere. L’agenda è fitta e poi, più si avvicina la date delle elezioni europee e meno impegni comunitari vedranno la luce. Il che, per l’Italia, è un bel problema.

Alla faccia della condivisione, arriva il cannoneggiamento mediatico tedesco.  – Come riporta Ilfattoquotidiano.it

L’Italia sta sabotando il salvataggio dei migranti nel Mediterraneo eseguito tramite la missione Sophia, guidata proprio da Roma, lasciando che a recuperare i naufraghi sia la Guardia costiera libica, con l’obiettivo che questa prassi diventi un piano adottato dall’Unione europea. In questi termini l’edizione online del settimanale tedesco Der Spiegel, diretta da Barbara Hans e Ullrich Fichtner, accusa il governo italiano di non utilizzare più da mesi le navi che l’Ue mette a disposizione per le operazioni di soccorso nel Mediterraneo, ma solo per eseguire controlli su imbarcazioni sospette molto lontano dalle coste della Libia. L’articolo a firma Markus Becker e Matthias Gebauer cita fonti tra gli alti ufficiali della Marina tedesca che raccontano come questa pratica sia cominciata già da prima dell’estate. Da quel momento, si legge, nessuna nave europea è stata utilizzata per salvare dei naufraghi. I migranti recuperati da un’imbarcazione della missione Sophia andrebbero infatti portati in Italia, sottolinea Der Spiegel. Per questo le richieste di salvataggio vengono indirizzate alla Guardia costiera di Tripoli che si occupa di riportare le persone in Libia, anche con l’uso della forza. Così, riportano i due giornalisti, la nave delle Forze armate tedesche ha salvato quest’anno in tutto 403 persone, ma nessuna in maggio, giugno e luglio. L’Italia si giustifica spiegando che il salvataggio in mare è solo una parte della  missione Sophia.. “Un trucco“, replica Der Spiegel..

Nella disfida di Sophia scende in campo anche un altro protagonista di questa drammatica estate: Danilo Toninelli. Il ministro delle infrastrutture e dei trasporti aveva parlato di “folle accordo voluto da Renzi” (su Sophia), e il suo collega al Viminale, Matteo Salvini aveva detto: “Porterò al tavolo europeo la richiesta di bloccare l’arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali”. Salvo poi essere frenato dalla ministra della difesa Elisabetta Trenta. E qui siamo alla recita a uso interno, buona per conquistare a colpi di Twitter visibilità social.

L’altra faccia di questa recita, dovrebbe impensierire di più un paese che vuole davvero pesare in Europa e negli organismi sovranazionali dei quali fa parte (Ue e Nato, in primis): la continua invasione dei campi altrui, al punto che non si capisce a chi è davvero demandata la politica estera del nostro paese (vista l’assoluta irrilevanza di Palazzo Chigi). Su Sophia tace Moavero Milanesi.

Enzo Moavero Milanesi, ministro degli esteri

E tacciono, per dovere istituzionale, i vertici militari. Per loro, però, “parla” il sito del ministero della difesa, che, a proposito della missione Sophia, ricorda:

In data 14 maggio 2018 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di un progetto finalizzato a sperimentare, per un periodo di sei mesi, la Crime Information Cell (Cic) a bordo della flaghship dell’Operazione Sophia. La Cic, composta da un massimo di dieci unità (Europol, Frontex, Forze di Polizia degli stati membri e personale di Eunavfor Med) avrà lo scopo di migliorare la raccolta e la trattazione delle informazioni, compresi i dati personali, sul traffico della tratta di esseri umani, sull’embargo delle armi in Libia, sul traffico illecito nonché sui reati pertinenti per la sicurezza dell’operazione tra l’operazione Sophia, Frontex, Europol e gli stati membri. Il coordinamento delle attività della cellula, sarà assicurato dal Crime Information Cell Coordinator (Cicc), ufficiale di polizia giudiziaria direttamente dipendente dal Comandante dell’operazione. In tale contesto, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha fornito tre unità (il Cicc e tre addetti). Ad oggi all’operazione partecipano 27 su 28 nazioni europee: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e Slovacchia.

Ed ancora:

L’Italia, dal 1 febbraio, ha riassunto il Comando in mare della task force con l’inserimento della nave San Giusto quale flagship dell’operazione. Finora il dispositivo aeronavale ha visto impegnate, dal 2015 ad oggi, la nave Cavour, la nave Garibaldi, la nave San Giorgio, la nave San Giusto, la nave Zeffiro e la nave Etna.

Richiamare le navi in porto, sarebbe per l’Italia un’operazione tafazziana. Una Caporetto marittima.

Ma chi decide la politica estera del nuovo governo? ultima modifica: 2018-09-02T13:10:57+02:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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