Festival della Politica. Una bussola nel caos italiano e mondiale

"Il grande pubblico ha bisogno di punti di riferimento e di orientamento per capire o cercare di capire il nostro mondo, in questa fase di grande smarrimento". Nicola Pellicani presenta l’ottava edizione dell'appuntamento annuale a Mestre.
scritto da Marco Michieli

Dal 6 al 9 settembre si svolgerà il Festival della Politica, appuntamento ormai tradizionale del settembre veneziano. Come ogni anno si ritroveranno a Mestre protagonisti della cultura e della politica italiana: Marco Damilano, Piero Fassino, Ezio Mauro, Massimo Teodori, Giovanni Orsina, Ilvo Diamanti, Massimo Cacciari, Lucio Caracciolo, Giovanni Floris e molti altri. Il tema dell’edizione di quest’anno sarà “Democrazia e populismi”. ytali.com, media partner del festival, ha parlato di questo e di altri temi con l’anima e l’organizzatore del festival: Nicola Pellicani.

L’anno scorso il festival della politica si è occupato degli equilibri politici internazionali e del disordine globale. Quest’anno il tema è “Democrazia e populismi” quasi a voler approfondire il ruolo di quelli che sembrano i maggiori attori del disordine globale.
Nella scelta del tema c’è un’evidente correlazione che tiene insieme le due edizioni. Il quadro globale è in continua evoluzione e assistiamo a derive preoccupanti in Europa e non solo. Direi però che c’è un filo rosso che lega tutte le edizioni del festival. Da sempre ci occupiamo delle questioni cruciali del nostro mondo: la crisi della democrazia e il declino dei partiti politici tradizionali in primis.

Nicola Pellicani, direttore del Festival della Politica

 

È la crisi della democrazia quella che si manifesta attraverso i populismi?
Certamente siamo di fronte ad un snodo epocale mondiale. È bene però ricordare che parliamo della crisi della democrazia occidentale. Dobbiamo fare attenzione quando discutiamo di questo tema perché, se guardiamo ai grandi poli di riferimento internazionali, non dappertutto c’è la democrazia. Prendiamo il caso di Russia e Cina. Ma anche di altri paesi più vicini a noi come la Turchia di Erdoğan. Oppure per restare all’attualità recente l’Ungheria di Viktor Orbán. Il modello democratico occidentale non è la norma.

L’Ungheria di Orbán che sembra essere uno degli interlocutori privilegiati dell’Italia.
E questo mi pare un elemento molto preoccupante che sta emarginando l’Italia all’interno dell’Unione Europea. Un paese fondatore dell’Europa ha come principale interlocutore l’Ungheria e i paesi del gruppo di Visegrad, che lavorano per smontare l’Ue e rispondono alle paure e alle insicurezze alzando muri. L’Europa va ripensata. Va ricostruita una nuova coscienza europea, ma bisogna combattere i nazionalismi e le spinte sovraniste.
La sinistra, e in particolare il Pd, ha un compito fondamentale in vista delle elezioni europee del 2019. In questi anni la sinistra europea non ha saputo decifrare a sufficienza la trasformazioni sociali in atto, è rimasta spiazzata di fronte alle grandi trasformazioni del nostro tempo.
Oggi è in gioco il destino della democrazia come l’abbiamo conosciuta. Il rischio è purtroppo attuale. Al festival discuteremo di questo: l’obiettivo principale è creare occasioni di confronto al di fuori dei luoghi comuni.

Angelo Panebianco, Guido Moltedo, Massimo Teodori e Cesare De Michelis (scomparso recentemente, il festival è dedicato alla sua memoria)

Che cosa intende dire?
Il festival è uno spazio in cui si parla e si discute in maniera approfondita di temi che interessano tutti, non solo la sinistra. È un’occasione speciale per distaccarsi dalle polemiche della cronaca politica quotidiana. È un modo per affrontare i problemi che interessano il grande pubblico, per fornire punti di riferimento e di orientamento. Il festival è sempre più un appuntamento utile per capire o cercare di capire il nostro mondo, in questa fase di grande smarrimento.

L’Italia è oggi governata da un’alleanza tra partiti populisti molto diversi tra loro. Lei è anche deputato del Partito democratico. Pensa che questa luna di miele tra cittadini e governo si esaurirà tra qualche mese? La legge di stabilità può essere il momento decisivo?
È evidente che vi siano delle difficoltà su questo ed altri temi tra gli alleati di governo. Nonostante tutto, Lega e Movimento Cinque Stelle rimangono infatti due forze politiche molto diverse tra loro ma non credo che la legge di stabilità sarà il momento decisivo per la maggioranza. Sarà interessante vedere come si comporteranno di fronte alle elezioni europee.

Ovvero?
Matteo Salvini ha in mente per la Lega un’alleanza della destra europea con connotati del tutto nuovi. E punta a farla radicare in Europa attraverso un sistema di alleanze molto variegato. Il Movimento Cinque Stelle mi pare invece in grande difficoltà sul tema. Ad oggi non sappiamo quale sia la linea politica del Movimento sull’Europa: sono passati in breve tempo dalla richiesta di referendum sull’euro e dall’alleanza con Nigel Farage e gli euroscettici inglesi ad una linea più morbida. E oggi al governo subiscono la competizione di Salvini che punta sull’insicurezza e sulla paura dell’immigrazione come sentimento dominante del nostro tempo. Cosa accadrà quindi alle elezioni europee, e dopo, è molto difficile dirlo.

Manca un’alternativa ai due populismi?
Direi di sì. La sinistra dopo le elezioni politiche del 4 marzo si è risvegliata improvvisamente invecchiata. Il Pd che aveva l’ambizione di rappresentare lo spirito di rinnovamento, e per un certo periodo vi è pure riuscito, vive un periodo molto difficile. In primo luogo perché non ha saputo comprendere le trasformazioni sociali avvenute nel paese. E, aggiungo, i cambiamenti a livello europeo. Perché dobbiamo ricordarci che è una crisi che interessa tutta la sinistra europea.

L’edizione del Festival del 2017 ha attirato come d’abitudine un pubblico numeroso.

Su quali temi pensa che la sinistra non abbia dato le riposte attese?
Penso al tema della globalizzazione. Per anni abbiamo dato una lettura troppo ottimista e superficiale del fenomeno. È vero che i processi di globalizzazione hanno avuto effetti positivi. Ma hanno anche acuito le disuguaglianze, hanno prodotto insicurezze e indebolito il sistema dei diritti e delle garanzie. La sinistra non è stata in grado di governare i processi di globalizzazione, perdendo il contatto con il suo elettorato di riferimento. Ora dobbiamo ripartire, rimettendoci anzitutto in connessione con i cittadini.

Il Pd si avvia verso un nuovo congresso. Pensa sia possibile ricomporre le divergenze interne al partito e ripartire?
Dobbiamo ripartire immediatamente. Il Pd rimane oggi l’ultimo argine organizzato al dilagare dei populismi nel nostro paese. Servono però coraggio e consapevolezza della sfida che abbiamo di fronte. Bisogna fare un congresso vero, e soprattutto aperto alla partecipazione di tutti coloro interessati a costruire un’alternativa di centrosinistra al modello di governo in carica. Bisogna infine avviare una discussione libera perché non dobbiamo mai avere paura di confrontarci con le ragioni degli altri.

Ma in questa nuova fase, che sia il Pd o un nuovo soggetto politico, quale è il ruolo delle forze politiche moderate. Penso ad esempio a parti del centrodestra.
Non penso che si possa fare un ragionamento di questo tipo. Il Pd è alternativo alle forze del centrodestra, quindi anche di Forza Italia. E comunque non si tratta di trovare un accordo tra sigle di partito esistenti. Il peggior errore che potremmo compiere è stringere un’alleanza tra gli sconfitti del 4 marzo. Bisogna rifondare il Pd con un progetto nuovo, con un’impronta federalista. Un partito inclusivo, aperto anche ai non iscritti. Bisogna farlo in modo concreto, modificando lo statuto se necessario. Da soli non siamo autosufficienti.

Cesare De Michelis

Il festival di quest’anno è dedicato a Cesare De Michelis.
Ci teniamo molto a questa dedica. Non solo perché era il presidente della Fondazione Pellicani. Cesare De Michelis è stato uno dei protagonisti della cultura e della politica, veneziana e italiana. Rendiamo omaggio ad una figura poliedrica di editore, letterato e politico che andrà studiata a fondo. Un impegno che prende la Fondazione ma che va esteso a tutta la città. Intanto è doveroso dedicargli il festival. Lo faremo in concreto poi il 9 settembre al Chiostro M9 (ore 15, ndr) con Massimo Cacciari, Gianluca Prestigiacomo, Alice Grassi e Enzo Guidotto.

 

Qui potete trovare il programma completo.

Festival della Politica. Una bussola nel caos italiano e mondiale ultima modifica: 2018-09-03T10:58:24+00:00 da Marco Michieli

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