Con questi l’Italia finisce in Sudamerica

Le dichiarazioni sconclusionate sullo spread del sottosegretario pentastellato al Tesoro Buffagni sono l'esempio di come il nostro Paese, con questo governo, possa fare la fine del Venezuela o dell'Argentina
scritto da BEPI COVRE

…Se sale lo spread vuol dire che c’è fiducia nell’economia italiana e nella capacità italiana di onorare i debiti. Nessun problema se continuiamo ad indebitarci e paghiamo di più il finanziamento che ci serve. (Dichiarazione di Stefano Buffagni in Il brindisi di un governo che esulta mentre va a sbattere di Salvatore Merlo, Il Foglio)

Se un discorso così sconclusionato lo senti al bar, da una persona con davanti un fiasco di vino e in mano un bicchiere di rosso, te ne fai una ragione, potresti anche dargli ragione, salutare l’ubriaco e cambiar aria.

Ma se è la dichiarazione di un parlamentare M5S, niente meno che sottosegretario del governo in carica, ti viene facile pensare che siamo messi davvero male; che l’ipotesi Venezuela non è poi così lontana.

Questa l’incredibile dichiarazione, del sottosegretario (ma, proprio sotto, sotto) Stefano Buffagni a pochi giorni dall’ultima collocazione dei BOT e BTP fatta dal ministero del Tesoro.

Infatti nell’ultima asta sono stati collocati BOT a dieci anni per 2.25 miliardi di euro al tasso del 3.25 per cento. Nell’asta di aprile il tasso è stato del 1.70 per cento (agosto + 1.55 per cento).

Nello stesso giorno il Tesoro ha collocato BTP a cinque anni per 3.75 miliardi al tasso di 2.44 per cento. Nell’asta di aprile il tasso è stato dello 0.56 (agosto + 1.88 per cento).

In parole povere il Tesoro, per rifinanziare il grande debito che abbiamo, deve far ricorso ad altro debito, sul mercato finanziario. Il ricorso al finanziamento per questa asta di BOT e BTP, ci costerà, qualcosa come 1.6 miliardi di euro in più rispetto ad aprile di quest’anno 2018.

E questo “grazie” all’aumento dello spread che, da quando è entrato in carica  questo governo gialloverde, ha iniziato a risalire, avvicinandosi a trecento punti base come differenziale rispetto al costo per i Bund tedeschi. 

Che piaccia o no al signor Buffagni queste sono le regole in vigore sul mercato finanziario da molti anni. Regole che valgono anche per un qualsiasi cittadino quando ha bisogno di ottenere un finanziamento, magari per acquistare una casa, e va in banca. Il tasso d’interesse che otterrà sarà rapportato alle garanzie che potrà offrire, alle possibilità di rendere alla banca i soldi avuti in prestito.

Non c’è nulla di nuovo sotto il sole! All’Italia costa molto caro ricorrere al finanziamento perché ha un debito altissimo, perché cresce poco, perché mezzo paese è sottosviluppato, ma soprattutto perché (oggi) ha dei governanti irresponsabili, chiacchieroni, incompetenti, come il dott. Buffagni.

Chi è questo Carneade Buffagni assurto a tali e tante responsabilità, con licenza di sproloquio?!

È un giovanotto milanese di 35 anni, diplomato perito elettrotecnico, laureatosi alla Cattolica in economia e gestione aziendale; studente lavoratore negli anni universitari (qualcosa di buono c’è nella vita del giovane politico).

Dopo la laurea, ha lavorato come commercialista presso uno studio diventandone socio; a seguire la fulminazione politica nel M5S, consigliere regionale lombardo prima di arrivare in parlamento.

Il guaio è che questa dichiarazione condita con altre simili amenità è stata consegnata al web e ha preso a circolare liberamente per essere letta, condivisa e rilanciata da migliaia di altri adepti pentastellati. Praticamente una fesseria  enorme di enorme danno divulgata urbi et orbi, grazie ai nuovi importanti mezzi di comunicazione: i social network.

E mi è tornato alla memoria il recente saggio dell’amico Ilvo Diamanti e Marc Lazar, “Popolocrazia”. Sostengono infatti i due studiosi che, complici internet e i social, la democrazia rappresentativa così come l’abbiamo vista, conosciuta e apprezzata negli ultimi decenni, basata sul principio della rappresentanza per delega, sta per essere soppiantata.

Sta per essere sostituita dalla popolocrazia, cioè la capacità di ognuno di poter dire “baggianate”, metterle in rete e farle passare per verità incontrovertibili. Se uno vale uno, l’eletto rappresenta se stesso, punto. Non servono più i corpi intermedi di rappresentanza politica. Un candidato politico può venir scelto via web, come già avviene tra i pentastellati, o addirittura sorteggiato a caso, come sostiene Grillo.

Fine della democrazia rappresentativa, avanti con la popolacrazia da osteria mediatica.

Se poi ci mettiamo per cappello la teoria della decrescita felice, teorizzata dal M5S, la via venezuelana, argentina, è già tracciata. 

Con questi l’Italia finisce in Sudamerica ultima modifica: 2018-09-12T17:18:22+00:00 da BEPI COVRE

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