Russiagate. La pista che porta a Roma

George Papadopoulos, uno dei protagonisti dello scandalo che scuote la Casa bianca, ha riportato l’attenzione sul filone italiano dell’inchiesta del procuratore Mueller, tirando in ballo nella vicenda la Link Campus University, “la scuola dello spionaggio italiano”.
scritto da Marco Michieli

Qualche giorno fa George Papadopoulos ha riportato l’attenzione sul filone italiano dell’inchiesta Russiagate. In una delle più seguite trasmissioni americane del mattino, The View, l’ex consigliere di Donald Trump, condannato a quattordici giorni per aver reso false dichiarazioni all’Fbi, ci ha ricordato che esiste un pezzo di Italia coinvolto direttamente o indirettamente nella vicenda: la Link Campus University. “La scuola dello spionaggio italiano” l’ha definita Papadopoulos nell’intervista alla trasmissione dell’ABC. Guidata dall’ex ministro dell’interno Vincenzo Scotti e fucina di politici pentastellati, l’università privata sembra essere ormai diventata uno dei nuovi (e opachi) centri di potere del Belpaese.

Il consulente, il professore e l’avvocatessa

È una vera spy story quella che si viene lentamente a conoscere. Papadopoulos è arrestato nel 2017 nell’ambito dell’inchiesta condotta dal procuratore speciale Robert Mueller sui presunti legami tra la campagna elettorale di Donald Trump e il governo russo per manipolare il risultato delle elezioni americane. Lo accusano di aver dichiarato il falso rispetto alle relazioni che aveva intrattenuto con il professore maltese Joseph Mifsud, l’uomo che avrebbe proposto a Papadopoulos la trasmissione di materiale compromettente su Hillary Clinton. In cambio di un trattamento favorevole da parte della giustizia americana Papadopoulos si era poi dichiarato colpevole e aveva collaborato con le indagini. Le sue false dichiarazioni all’Fbi avrebbero consentito a Mifsud di fuggire dagli Stati Uniti, dove si trovava quando Papadopoulos veniva interrogato da Mueller.

Mifsud è figura chiave del Russiagate perché il sospetto degli americani è che fosse una spia russa.

Joseph Mifsud

Dopo la sua fuga non si sa più nulla del docente maltese e alcuni quotidiani – e tra questi The Independentlo danno per morto. Mifsud è anche il legame con la Link Campus University dove ha insegnato per molti anni fino a qualche mese prima della fuga.

Il primo incontro tra Papadopoulos e Mifsud avviene proprio nell’università privata, non si sa bene in che occasione. Poi si rivedono più volte e Papadopoulos è introdotto a una serie di ambigui personaggi che popolano queste storie. Come Olga Polonskaya (vero nome Olga Vinogradova) che si presenta come la nipote di Vladmir Putin. O come Ivan Timofeev, all’epoca parte di un think tank finanziato dal governo russo.

Simona Mangiante

È tramite Mifsud che Papadopoulos incontra la sua futura moglie, l’italiana Simona Mangiante, avvocatessa di Caserta che ha lavorato al Parlamento europeo. È qui che nel 2012 Mangiante incontra Mifsud, grazie a Gianni Pittella, allora eurodeputato del Pd e amico di Mifsud (e anche membro del cda di Link Campus, a quanto sembra). Ed è Pittella che suggerisce a Mangiante di lavorare per Mifsud a Londra, secondo The Guardian. Nella capitale britannica infatti Mifsud ha creato il London Centre of International Law Practice. Nome altisonante per una struttura inesistente come dirà la stessa Mangiante, reclutata da Mifsud, a suo dire, per la rete estesa di contatti su Bruxelles. Quando lavora a Londra Papadopoulos, che già conosce Mifsud, la contatta tramite LinkedIn e comincia la loro relazione. Mangiante stessa sarà oggetto dell’inchiesta e interrogata dalla squadra del procuratore Mueller.

Il professore maltese ha legami di vario livello con la Russia (ma non solo). Diversi incontri con rappresentanti ufficiali russi e la partecipazione al Valdai Discussion Club, un think tank basato a Veliky Novgorod molto vicino a Vladimir Putin. Ma Mifsud ha legami anche con altri servizi segreti e varie personalità politiche di molti paesi occidentali e alleati (come Boris Johnson, Franco Frattini e lo stesso Enzo Scotti).

Una figura complessa quella del professore maltese (è bene ricordare che Malta è ed è da sempre crocevia di servizi segreti e dei più opachi intrecci affari/politica/mafie/servizi).

L’università degli arcana imperii

Quale ruolo aveva Mifsud nella Link Campus University? Secondo BuzzFeed, Mifsud si occupava delle partnership internazionali dell’università, compresa quella con l’Università Statale di Mosca Lomonosov. Per sicurezza comunque la Link Campus University ha pensato di eliminare la pagina della biografia del professor Mifsud. Assieme a quella di Nagi Idris direttore del London Centre of International Law Practice.

Ma una figura importante per i legami con la Russia di Mifsud è Stephan Roh, un multimilionario tedesco con affari in Russia. Roh investe anche in think tank e incrocia Mifsud in due istituzioni che finanzia: l’ormai defunta London Academy of Diplomacy e appunto la Link Campus University. Come Mifsud inoltre anche Roh partecipa alle riunioni del Valdai Club.

Roh è soprattutto consigliere di amministrazione della Link Campus University fino alla fine del 2017 ed è socio di minoranza della Global Education Management (GEM), la società che gestisce la Link. La socia di maggioranza è Vanna Fadini che, con Enzo Scotti, guida l’università. Fadini è vicina all’ex ministro degli esteri Franco Frattini (e Scotti ne era il “vice” alla Farnesina nel Berlusconi quater) e oggi professore all’università privata.

Che siano russi o occidentali, la Link Campus University sembra quindi essere il passaggio obbligato per diplomatici e servizi di vari paesi.

Link

Link nasce nel 1999, per iniziativa di Scotti, insieme con (l’allora dalemiano) Luciano Nobili, e viene riconosciuta come filiazione italiana dell’Università di Malta grazie a un decreto dell’allora ministro dell’università Ortensio Zecchino, come Scotti un diccì campano a suo tempo molto potente (e attualmente membro dei cda dell’ateneo e della fondazione nonché docente). Nel settembre 2011 ottiene il riconoscimento di università non statale dell’Ordinamento universitario italiano grazie al ministro Maria Stella Gelmini.

Scotti è annoverato tra i democristiani di maggior peso della prima repubblica. In realtà, più che essere un capo corrente o uno dei ras del partito di primo piano, ha sempre fatto più parte dell’ala governativa della Dc, quella collegata e legata al complesso diplomatico-militare-spionistico per via delle relazioni privilegiate del nostro paese – e della sua forza principale, la Dc appunto – con gli apparati americani, ma in buoni rapporti anche con gli apparati prima sovietici e poi russi.

Scotti, che è stato quasi ininterrottamente al governo nel corso della sua carriera politica (anche come ministro agli Interni e agli Esteri), è stato molto vicino ad Andreotti e, successivamente, a Francesco Cossiga, i due esponenti diccì capifila di quest’area “governativa”. Ambienti che, con lo sbriciolarsi della prima repubblica (e successivamente anche della seconda), hanno comunque mantenuto salde relazioni con quegli stessi apparati che facevano capo alla filiera andreottiano-cossighiana (gli stessi a cui oggi fa riferimento il ministro della difesa Elisabetta Trenta, grillina, già programme manager di Gem spa, la società di gestione dell’ateneo romano).

Con grande senso dei tempi, lasciando il palcoscenico, Scotti – e la sua rete – ha saputo ritagliarsi un suo ruolo dietro le quinte come “accademico”, fino a intercettare la novità rappresentata dai grillini, offrendo i  propri servigi. “Hanno scelto noi perché ci occupiamo di studi strategici, intelligenza e sicurezza”, ha detto al Corriere della Sera.

Russiagate. La pista che porta a Roma ultima modifica: 2018-09-14T20:43:17+00:00 da Marco Michieli

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