Finalmente domenica

Da Pasolini a Bergoglio. Riflessioni a proposito della discussione su ytali. sulla chiusura festiva di negozi e centri commerciali
scritto da RICCARDO CRISTIANO
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La discussione sulla chiusura domenicale di negozi e centri commerciali ha finalmente trovato su ytali. il suo giusto livello. Vorrei provare a restare a questo tema specifico, evitando tutto il resto. Tutto parte dalla comprensione storica dell’errore più grave commesso dalle cosiddette forze del progresso, o progressiste, tanti decenni fa. Una lettura pasoliniana della questione consente di rivedere in termini odierni tutto il valore politico e culturale di quella che fu una delle polemiche più acute di Pasolini, che nella buona sostanza in “Lettere luterane” accusò la sinistra – il modello emiliano – di essere diventata conformista senza neanche accorgersene.

Cosa diceva Pasolini? Riducendo di molto la qualità dei suoi scritti, Pier Paolo Pasolini capì che la sinistra era stata anticonformista con le sue battaglie per i diritti civili perché sfidava e creava una cultura alternativa, anticonformista, rispetto al potere clerico-fascista. Ma quando il potere mutò di segno, divenendo consumista, cioè basato sulla produzione illimitata e globale di beni di consumo, rimanendo nel vecchio anticonformismo non capì di essere diventata conformista. Così in “Lettere Luterane” arriva a parlare di genocidio culturale, delle culture operaie e contadine, in favore di un ordine consumista e di massa che ebbe in Bologna il suo modello.

Rileggere Pasolini aiuta a cogliere tutta la profondità storica del discorso di chi, come Franco Cardini, dissente da quello di Antonio Polito al quale risponde, soprattutto sul punto del ripristinare una domenica dedicata alla “santificazione delle feste”.

Ė il vecchio tono secolarizzatore del fronte che si opponeva al clerico fascismo che riemerge in Polito? Pasolini però aggiungeva una considerazione molto importante che è quella sulla quale vorrei invitare a riflettere: per Pasolini la polemica con il sacro e con la morale, o il moralismo, aveva senso in quanto polemica con un sacro e una morale che si iscrivevano in una visione clerico fascista, un neocostantinismo vissuto in tempi di governi centristi.

Il nuovo scenario determinato con la diffusione della cultura consumista avrebbe richiesto un altro ripensamento, secondo Pasolini; quello sul rapporto con il sacro e la morale ora possibile.

Erano gli anni del post-concilio e a cosa si riferisse, anche se non lo esplicitava, lo possiamo capire oggi molto agevolmente: un dialogo con la Chiesa conciliare che offriva un sistema di valori non più confessionale, non più da potere sacro ancella del potere politico, ma figlio dell’incontro, del dialogo, visto che Paolo VI nell’enciclica “Ecclesiam suam” aveva parlato di “Chiesa che si fa dialogo”.

Lo scollamento tra questioni sociali e sinistra forse comincia a quel tempo, e la questione posta da Pasolini echeggia nel confronto d’oggi, anche se mai citata, su come sia stato possibile che la sinistra si innamorasse delle questioni individuali, importanti, dimenticando quelle sociali, parimenti importanti.

Tutto questo ha un rapporto chiaro con la discussione sull’apertura domenicale. Che tipo di società vogliamo? Il tempo libero può essere solo svago nei centri commerciali, tra catene di consumi e gadget? Il lavoro si può difendere solo moltiplicando il bisogno di consumare a tutte le ore del giorno e della notte?

Lo sguardo di Pasolini però è teso verso il futuro, non verso il passato. E così provo a pensare che non è la cultura del divieto che sconfigge il modello consumista, ma il nuovo rapporto con il sacro e la morale, soprattutto ora che il clerico-fascismo sembra voler tornare a fare dell’identitarsimo confessionale una base compatta per il nuovo potere, che compatta i nazionalisti nelle loro caserme chiuse da muri etnici, confessionali, territoriali.

Questo nuovo rapporto non può passare attraverso il divieto, ma attraverso una comprensione reciproca, nel tentativo magari di ricostruire insieme alternative sociali al monopolio culturale del consumismo. Non si tratta di opporre parrocchie superate dalla dimensione delle metropoli ai centri commerciali, ma di rifare insieme una rete sociale di servizi e vicinanza nei quartieri.

Qui laici e credenti potrebbero collaborare insieme non a chiudere gli altri spazi, ma a costruire insieme propri spazi di vita e socialità, spazi di cultura popolare, di reimpiego sociale degli anziani, di inserimento degli stranieri. Cogliere appieno l’incapacità della sinistra di uscire dal monopolio globale della cultura consumista vuol dire riconoscere che la città globale – come ha scritto anni fa il cardinale Bergoglio – entra nella città locale estirpandole ogni spazio di divertimento, svago, spesa, lasciandole solo degrado, abbandono, spaccio.

Allearsi nella città locale per rifarla dall’interno potrebbe essere il banco di prova per ricostruire un ordine progressista pacificato con il sacro, con la morale, non ricondotto all’ordine valoriale clerico-fascista. Il terreno della chiusura domenicale è un terreno di confronto importantissimo, dove si misura l’assenza di un modello alternativo a quello consumista. Accettare la sfida non per impedire ma per offrire insieme potrebbe essere un’opportunità di salvezza.

Tutto sommato, è ciò che ha detto Papa Francesco a Palermo, stranamente poco notato:

So che tra voi ci sono cristiani, alcuni di altre tradizioni religiose e altri agnostici. Ecco, io pregherò che Dio benedica quel seme di inquietudine che è nel cuore di tutti.

Quel seme che è in tutti può far lavorare tutti insieme, riportando l’inquietudine a unire le vite di chi capisce che il mondo globalizzato può migliorare se troveremo il modo di dargli un’etica globale. A partire dai nostri quartieri.

Articoli apparsi su ytali. a proposito di un editoriale sul Corriere della Sera di Antonio Polito Bel mondo antico, il governo della nostalgia

“Nostalgia del passato”. E, se fosse, perché? di Franco Cardini

La coalizione del come eravamo di Franco Miracco

Finalmente domenica ultima modifica: 2018-09-16T19:47:13+02:00 da RICCARDO CRISTIANO

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