Morire linciati nel cuore d’Atene

L'assassinio di un giovane gay rivela una Grecia dalla violenza sommersa e diffusa, diversa da quella politica della mai dimenticata guerra civile. Ora il nemico è il “diverso”, il “criminale” demonizzato da una forsennata campagna allarmistica delle televisioni in mano alla destra
scritto da DIMITRI DELIOLANES

[ATENE]
Il video à ripreso dall’alto: mostra due uomini per strada lanciare insulti a un giovane chiuso dentro una gioielleria. Si capisce che il giovane è rimasto incastrato; tenta di rompere la vetrata con un estintore ma barcolla, non ha le forze. I due esagitati da fuori iniziano a dare calci alla vetrina. Il vetro si rompe; il giovane si china e tenta quella via d’uscita. Ma i due continuano a scalciare sulla sua testa, con forza, con odio, a lungo, mentre attorno si forma una piccola folla di curiosi che assistono silenziosi.

Alla fine un signore con una lunga coda di cavallo si fa avanti e cerca di calmarli. Quando i picchiatori vengono allontanati, il giovane striscia finalmente fuori; cerca di alzarsi ma non ci riesce, barcolla e crolla sul marciapiede. Ė gravemente ferito, attorno a lui c’è una pozza di sangue. Arrivano due infermieri che gli bendano la testa. Il giovane si riprende ma è in pieno panico, caccia gli infermieri, lancia insulti. Un poliziotto si avvicina di spalle, gli dà un calcio e poi scappa. Il giovane afferra minacciosamente un pezzo di vetro e cerca di scappare. Ma non riesce a fare due passi che cade addosso ai tavolini del caffè vicino; cerca di rialzarsi ma lo afferrano i poliziotti, lo sbattono sul marciapiede. Per alcuni minuti, mentre il giovane è immobile, probabilmente senza sensi, un gruppo di otto poliziotti cerca maldestramente di mettergli le manette mentre lo scalcia malamente e lo picchia con il maganello. Quando finalmente arriva al pronto soccorso si constata che ormai è morto.

Tutto questo è avvenuto nella tarda mattinata di mercoledì 19 settembre nel cuore di Atene. In via Gladstonos, una centralissima isola pedonale, molto frequentata e piena di negozietti, caffè e rosticcerie. A due passi c’è la piazza Omonia, il centro dell’Atene popolare, frequentata da disoccupati, immigrati e anche qualche tossicodipendente. Dall’altra parte, a pochi metri, c’è Exarchia, il quartiere ribelle.

La polizia si è limitata a fare un laconico comunicato in cui dichiarava che un “tossicodipendente” era morto “durante un tentativo di rapina”. La notizia passò inosservata: il proprietario della gioielleria ha ripulito la scena del crimine, ha ordinato una vetrata nuova e spazzato davanti al negozio. Finché, il giorno dopo, la pagina web di un giornale di estrema destra, Proto Thema, non ha pubblicato il video. L’immagine dei due che linciano a calci un uomo disarmato ha indignato molti. E la storia ha preso subito un altro verso.

Uno dei due uomini che scalciavano furiosamente è il proprietario della gioielleria. Ha 73 anni e ha raccontato ai poliziotti tante storie. La prima era che il giovane è entrato armato di coltello per rapinarlo. Ha sostenuto di aver già subito tre rapine da parte di tossicodipendenti ma stranamente non ha installato telecamere né serrature di sicurezza né vetri resistenti. Solo un meccanismo che blocca la porta in uscita.

La vittima non è un rapinatore e non è un tossicodipendente. È Zacharias “Zak” Kostopoulos, un attivista lgbt di 33 anni, ben noto nel movimento alternativo di Atene. Che subito si è messo in agitazione esigendo che fosse fatta luce sulla sua morte.

Manifestazione contro l’omofobia dopo l’assassinio di “Zak”

Dopo il primo, i video si sono presto moltiplicati e hanno mostrato la storia raccontata dall’inizio, accuratamente omessa dal laconico comunicato della polizia. Non c’è rapina, non c’è tossicodipendenza, c’è il linciaggio di un giovane disarmato e frastornato, da parte di due negozianti inferociti e il colpo finale dato quando era facilmente immobilizzabile da poliziotti che conoscono il loro mestiere.

Rimane da scoprire cosa sia successo in quella fatale mattinata nel centro di Atene. Il più grande mistero è quello del “rapinatore” dentro la gioielleria e del proprietario fuori. Deponendo di fronte al procuratore, il gioielliere ha abbandonato la precedente versione e ha sostenuto di essersi assentato per prendere il giornale, lasciando la gioielleria incustodita, e al ritorno ha trovato il “rapinatore” intrappolato dentro. L’uomo che lo aiutava nel linciaggio è un vicino, un agente immobiliare, portavoce del gruppo di estrema destra Fronte patriottico.

Anche il coltello che avrebbe brandito il “rapinatore” è un mistero. Nella versione del gioielliere prima sta in mano a Zak, poi lo disarma e scappa fuori, poi glielo tira dentro, poi si rivede il coltello nelle mani di un poliziotto quando il giovane sta spirando sul marciapiede. Un coltello da cucina probabilmente proveniente da qualche rosticceria vicina.

Secondo alcune testimonianze, Zak era dentro la gioielleria perché si era rifugiato nel primo negozio che aveva trovato per sfuggire a una rissa scoppiata nel caffè. Dicono che era nervoso, agitato, non si sa per cosa. Secondo una voce, Zak aveva venduto degli oggetti di valore al gioielliere ma non era stato pagato. Quasi tutte le piccole gioiellerie della zona funzionano da banco dei pegni e qualcuno fa anche il ricettatore. Ma la ferocia dei calci può essere attribuita all’omofobia. Zak era un personaggio pubblico ed era noto in zona perché lavorava là vicino. Ma se le voci che girano sono mille, nessuna viene confermata. Gli altri negozianti tacciono e il presidente del sindacato dei poliziotti ha dichiarato con arroganza che “questi sono i giusti metodi di immobilizzare, che vi piacciano o no”.

Rimangono i fatti: un giovane è linciato in pieno giorno nel cuore di una capitale europea e nessuno batte ciglio. La polizia contribuisce al linciaggio con rozza brutalità e minimizza l’accaduto. Contando sui social media i troppi isterici apologeti del linciaggio, la Grecia si scopre un paese dalla violenza sommersa, pronta a esplodere contro il primo “frocio” e il primo “tossico” che si trova davanti. I greci non avevano mai assistito a un linciaggio. Una violenza diffusa, diversa da quella politica della mai dimenticata guerra civile. Ora il nemico è il “diverso”, il “criminale” demonizzato da una forsennata campagna allarmistica dalle televisioni in mano alla destra. Otto anni di durissima austerità e miseria diffusa non sono passati senza conseguenze. Il già fragile tessuto sociale del paese si è lacerato ed ecco emergere tranquilli negozianti trasformati in assassini per nulla.

Morire linciati nel cuore d’Atene ultima modifica: 2018-09-29T18:28:01+01:00 da DIMITRI DELIOLANES

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