La tempesta politica perfetta

Le gesta del governo gialloverde sono chiarissime e, in mancanza di improbabili ripensamenti, sono destinate a condurre l’economia italiana alla catastrofe. Sembra impossibile che gli italiani siano diventati, tutti come un sol uomo, tifosi con la bava alla bocca, incapaci di logica e di ragione. E infatti, sicuramente, così non è.
scritto da PATRIZIA RETTORI

Osservando la tempesta politica perfetta che si addensa sulle nostre teste si viene sopraffatti da un senso di impotenza. Ogni tentativo di ragionare è spazzato via dall’onda del velleitarismo parolaio, ogni sforzo di pacatezza viene annichilito da urla e insulti, ogni ricerca di confronto diplomatico viene negato in nome di un regresso tribale ormai prevalente. L’impressione è di essersi cacciati in un vicolo cieco.

Perché, ed è questo il punto, non c’è nessuno capace di opporsi alla tendenza dominante. Le gesta del governo gialloverde sono chiarissime e, in mancanza di improbabili ripensamenti, sono destinate a condurre l’economia italiana alla catastrofe. Ma la scena è dominata solo dai due protagonisti, Salvini e Di Maio, che si scontrano e si incontrano a giorni alterni, monopolizzando comunque sondaggi e consensi. Sembra impossibile che gli italiani siano diventati, tutti come un sol uomo, tifosi con la bava alla bocca, incapaci di logica e di ragione. E infatti, sicuramente, così non è.

I sondaggi non dicono, o magari il dato non è pubblicizzato, quanti sono quelli che, in caso di elezioni, non saprebbero a chi dare il loro voto. A occhio dovrebbero essere un bel po’, ma non si vedono e non si sentono. Perché, come notano molti commentatori, l’opposizione non esiste. Non c’è sul versante della destra moderata, rappresentata (ahimè) dal solo Berlusconi, che paga l’errore mortale di aver costruito una corte e non un partito. E oggi si acconcia ad inseguire Salvini pur di salvaguardare le sue aziende, e pazienza se a rimetterci sarà il Paese.

A sinistra il discorso è diverso. Lì un partito degno di questo nome c’era, il Pd. Ora, dopo la cura Renzi, non c’è più. Ma la sinistra, pur umiliata e sbandata, c’è ancora. Solo che non sa dove ritrovarsi. Molti hanno votato Lega, si dice, spaventati dall’immigrazione. Altri hanno votato il M5S, essendosi sentiti traditi dal Pd. Ora, il problema dell’immigrazione è molto complesso e non si risolve tenendo in ostaggio i naufraghi raccolti dalla nave Diciotti. Invece sarebbe utile ascoltare qualche proposta seria in materia. Per la verità ci sono studiosi che hanno illustrato idee sensate sull’argomento, ma di politici che le abbiano prese in considerazione non c’è traccia.

L’altro versante, quello che ha portato voti ai grillini, è l’economia, quella spicciola, quella della gente senza lavoro e senza soldi. Il reddito di cittadinanza è fumo negli occhi, ma chi ci spera se ne accorgerà purtroppo solo quando sarà troppo tardi, e si ritroverà a stare peggio di prima e a manifestare sbattendo le pentole, come accadde in Argentina. Anche in questo caso non si sono visti strateghi politici proporre ricette alternative e comprensibili.

Eppure, nonostante tutto, qualcosa a sinistra si muove. Il boom di iscrizioni all’Anpi, per esempio. O il movimento di sindaci animato da Pizzarotti. E così altre piccole associazioni e movimenti che si costituiscono o alzano la testa con l’ambizione di risvegliare orgoglio e motivazione. Questo fermento può avere diversi sbocchi. Il più probabile, come insegna la storia antica della sinistra, è il formarsi di un arcipelago di gruppi e gruppetti l’un contro l’altro armati per difendere ciascuno il proprio orticello. Lo sbocco più desiderabile, invece, è che risorga dal basso una sinistra nuova, adeguata ai tempi e ai temi della contemporaneità, e capace di proporsi come alternativa nazionale al disastro gialloverde. Il Pd potrebbe fare da levatrice a questa nuova sinistra. Potrebbe, ma da quel che si capisce non lo farà. Al contrario, rischia di fare da tappo che impedisce ogni novità che si profili all’orizzonte. Si è visto con la manifestazione romana di domenica 30 settembre: c’era un bel po’ di gente, e menomale. Ma poi? Poi tutto come prima. Si torna a litigare su chi farà il segretario. Ma segretario di che?

La tempesta politica perfetta ultima modifica: 2018-10-04T18:07:00+02:00 da PATRIZIA RETTORI

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