Anthony Graves, sopravvissuto al braccio della morte

Dal 1976, anno della reintroduzione della pena capitale, negli Stati Uniti si contano più di centoquaranta ex condannati a morte scampati dalle mani del boia e successivamente liberati. Dopo anni rinchiusi in una cella della morte, a contare il tempo che li separava dall’esecuzione.
scritto da MARCO CINQUE

È davvero emblematica la storia di Anthony Graves, uno dei tanti ex condannati a morte degli Stati Uniti che sono riusciti a scamparla e a tornare liberi. Graves ha passato in cella diciotto anni, dei quali dodici nel braccio della morte del Texas, ma oggi, da uomo libero, è diventato un assiduo attivista impegnato per la riforma del sistema giudiziario statunitense. Infatti partecipa a incontri e conferenze in scuole e università, per raccontare la sua esperienza e per seminare almeno un po’ di dubbio nelle menti forcaiole di tanti giovani americani.

In uno degli incontri più recenti, tenutosi nell’università texana di San Antonio, il professore di sociologia Roger Barnes gli ha chiesto come avesse fatto a sopravvivere al calvario di isolamento, depressione e terrore che tocca tutti i condannati in attesa dell’esecuzione.

La condanna errata, la detenzione in isolamento e dodici anni nel braccio della morte non sono riusciti ad uccidere la mia anima

ha risposto Graves, ricordando che

divenni cosciente del fatto che potevo farcela, che potevo uscire di lì e combattere per ottenere un migliore sistema di giustizia penale, in modo che in futuro non ci fossero più altri Anthony Graves.

All’inizio di quest’anno è stato pubblicato un suo libro di memorie intitolato Infinite hope (Speranza infinita), dove racconta il suo lungo sentiero di lacrime, l’incredibile epilogo della liberazione e un monito:

Questo sistema penale è diventato il peggiore criminale nel nostro paese.

Nel 1992 Anthony aveva ventinove anni e conduceva una vita tranquilla, ma la sua sventura è stata soprattutto quella di essere un afroamericano del Texas, cioè il paese più razzista e con più condanne e sentenze di morte degli Usa, dove la giustizia è direttamente proporzionata al conto in banca e al colore della pelle. Il 18 agosto di quell’anno è una data che Anthony non dimenticherà mai, poiché fu accusato di essere il complice di Robert Carter, un agente di polizia penitenziaria che compì una terribile strage, nella quale rimasero uccise sei persone.

Iniziò così il ricorrente abuso di potere da parte della polizia texana che, con minacce, false promesse di sconti di pena, prove fasulle e quant’altro, convinse Carter a testimoniare il falso per coinvolgere Graves nel crimine.

Gli ingranaggi della macchina giudiziaria texana si misero in moto, condotti dall’avvocato della pubblica accusa Charles Sabasta che, spinto da un odio smisurato e da un incrollabile pregiudizio, si accanì ferocemente contro Antonhy, sbarazzando con ogni mezzo tutti i testimoni che dovevano scagionarlo, tra cui Yolanda Mathis, che fu vista da diverse persone fuggire via terrorizzata e in lacrime dal tribunale. Durante il processo, Sabasta convinse diversi agenti di polizia a giurare il falso, creò indizi fino ad allora inesistenti e costruì prove fasulle, riuscendo così a far condannare a morte un innocente.

Anthony Graves

Come in tanti altri casi che riguardano imputati appartenenti a minoranze etniche, la sentenza era già stata scritta prima ancora di iniziare il processo e Anthony fu precipitato nel baratro senza ritorno del braccio della morte texano. La condanna, emessa nel 1994, lo spedì nella famigerata Polunsky Unit di Livingston.

Nel suo libro Anthony ricorda:

È come se una pistola proverbiale fosse stata puntata alla mia testa. Ma non era come nel proverbio, quello che mi accadeva era molto reale e disgustoso… tutto quello che potevo udire era una voce che diceva: Anthony Graves, hai un appuntamento con la morte in Texas.

A salvarlo ormai ci sarebbe voluto solo un miracolo, che si materializzò incredibilmente nella professoressa Nicole Casarez, dell’Università St. Thomas e nei suoi studenti di giornalismo.

Dopo aver conosciuto Anthony, Nicole e i suoi studenti si coinvolsero nel caso e iniziarono a indagare con tanta passione e perizia da riuscire, nel 2006, a fare annullare il processo dalla Corte federale d’appello del Quinto circuito, grazie alle evidenze di spergiuri e alle irregolarità che emersero.

Nonostante ciò, il sistema penale texano fu capace di tenere in gabbia Anthony per altri quattro anni, finché la nuova esponente della pubblica accusa, Kelly Sielger, non decise di mettere la parola fine alla penosa vicenda giudiziaria, affermando:

Charles Sebasta ha condotto questo caso in un modo che si può ben definire un incubo del sistema di giustizia criminale. Ciò che avvenne nel processo di Anthony Graves, fu una parodia.

Anthony Graves

Così il 27 ottobre del 2013, ormai quarantacinquenne, Anthony Graves fu riconosciuto innocente e poté tornare finalmente un uomo libero, mentre nel 2015, dopo essere andato in pensione, l’accusatore Charles Sabasta fu espulso dall’Ordine degli avvocati del Texas per le scorrettezze commesse.

Il giorno della sua liberazione, Anthony dichiarò:

Devo crearmi un mio futuro, facendo qualcosa di positivo. Questo è ancora un momento surreale per me. Mi sono sforzato di capire cosa sto provando ma non ci sono ancora riuscito. Ho percorso il mio inferno personale per diciotto anni e ne sono uscito fuori da un solo giorno. Comunque pensiate di descrivere l’inferno, così è il braccio della morte. Non c’è da aggiungere nient’altro.

Le voci degli ex condannati

Dal 1976, dopo una sentenza della Corte Suprema, la pena capitale è stata reintrodotta negli Stati Uniti. Da allora si contano più di centoquaranta ex condannati a morte scampati dalle mani del boia e successivamente liberati; non prima però d’aver passato anni rinchiusi in una cella della morte, a contare il tempo che li separava dall’esecuzione. Qui a seguire alcune testimonianze di sopravvissuti al sistema penale statunitense.

Earl Washington

La prima cosa che farò sarà quella di andare a Virgina Beach. Farò un bagno caldo. Poi mangerò qualcosa. Sarò nervoso. Non sto là fuori da così tanto tempo. Sono ancora arrabbiato con lo stato della Virginia per quel che mi ha fatto. Ma è ora ch’io metta la rabbia da parte. Devo vivere ogni giorno così come viene, altrimenti impazzisco. Mi hanno rubato diciassette anni di vita.

James Richardson

Non mi voleva nessuno a lavorare perché ero stato operato al cuore ed ero stato in prigione. Una volta uscito dal carcere volevo le cose che da sempre desideravo. Non volevo dieci o quindici milioni di dollari. Speravo soltanto di avere il necessario per vivere. Ma non ho avuto niente. Spero ancora che qualcuno mi aiuti, spero di riuscire ad avere una casa.

Rolando Cruz

Anagraficamente ho trentasette anni, ma psicologicamente molto spesso mi sento più vecchio. Però, qualche volta, quando esco, è come se avessi venticinque anni. Non ho perduto quei dodici anni, loro me li hanno rubati. Io credo che quando ti viene portato via il tempo in quel modo e poi ritorni nella società, per così dire alla vita normale, automaticamente tendi a pensare agli anni perduti e ritorni all’età che avevi, come se il tempo si fosse fermato.

Ronald Keith Williamson

Ogni giorno ci sono momenti in cui mi sembra di essere di nuovo in prigione. La mia mente rivede quei momenti. So che sono libero, ma è più forte di me. A volte non riesco a non pensare d’essere ancora in prigione.

Randy Steidl

Credevo nella pena di morte. Quando sono stato arrestato pensavo che fosse una punizione giusta per chi commette violenze contro i bambini o le donne. Ma oggi non ci credo più. Penso che dopo dodici anni nel braccio della morte, quando esci e sei ancora vivo le cose cambiano. Si libera un innocente dal carcere ma non dalla tomba. Nel 2004, quando sono uscito di prigione ho lavorato in un’industria tipografica come addetto alle macchine per la stampa. Quattro anni dopo, sono stato licenziato per via della crisi economica. Così, oggi la mia attività principale è portare la mia testimonianza nelle università, in istituti, associazioni.

Walter McMillian

A volte vorrei andarmene da qui e non tornare più. Molti mi dicono: «al posto tuo io me ne andrei»; ma io rispondo loro: «questa è la mia casa. Io sono innocente». Se me ne andassi la gente penserebbe che sono colpevole. Non vedo perché dovrei lasciare la mia città natale. A volte mi arrabbio, allora inforco la bicicletta e pedalo, qualsiasi cosa pur di non pensare. Non ho mai ricevuto delle scuse. Otto persone sono state giustiziate mentre ero nel braccio. Conosci un fratello, ci giochi a palla insieme, vai in chiesa con lui, vi affezionate l’un l’altro, e poi loro gli dicono: «è arrivato il tuo giorno». Il carcere mi ha dato cento dollari come miglior prigioniero. Non ho mai avuto problemi, né con le guardie, né con altri detenuti o con il direttore. Non ho mai ricevuto un biglietto di punizione. Il direttore disse che si era dimenticato ch’io fossi là.

Shujaa Graham

La guardia mi ha chiesto: ancora qui? Io gli ho risposto: adesso aspetti tu. Sono stato in trance per un’ora, non avevo più fretta. Ero entrato in galera a diciotto anni, ne uscivo a trentuno. Prosciolto dall’accusa di omicidio, dopo quattro processi. Riabituarsi è dura. La benzina costava trenta centesimi, la ritrovo a un dollaro. Le macchine vanno più veloci, tutto corre, non sono abituato alle tastiere del computer, al cellulare. Sembra una stupidata, ma mi ritrovo incapace, quasi invalido. Mi allaccio le scarpe e mi viene voglia di piangere. Per la speranza rubata. Che io ho riavuto, ma altri no. Per la sofferenza di quelli che non hanno evitato il boia. La sento mia, fino in fondo. È un veleno che non riesci a eliminare, è come essere seppelliti e poi togliersi via la terra. Non ce la fai del tutto, ti resta sempre qualche granello. La pena di morte puzza, inquina la libertà, per questo va eliminata.

Kirk Noble Bloodsworth

È una cosa che distrugge completamente la vita di una persona. Ogni sassolino, ogni minima parte, ogni granello della tua esistenza viene buttato via. Devi ricominciare tutto daccapo e alcune persone non ce la fanno. Alcune persone non saranno mai più le stesse. Non importa quale sia la verità, la gente comunque non ha fiducia in te. Una volta sono entrato in un supermercato in città e, non appena mi ha visto, una donna ha preso in braccio la sua bambina. La bimba ha detto: “quello è l’uomo che era in tv, mamma”. E lei ha afferrato la bambina dicendole: “non avvicinarti a lui”. Ho lasciato lì tutto e me ne sono andato. Non finisce mai. Mai. Mai. Non finirà mai!

 

Anthony Graves, sopravvissuto al braccio della morte ultima modifica: 2018-10-16T19:54:48+02:00 da MARCO CINQUE

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