Cina. Se il Grande Fratello incontra Confucio

È il più poderoso e sofisticato data base di riconoscimento facciale del mondo: ogni spostamento territoriale coincide con una telecamera di sorveglianza che registra e identifica. Ma tutto questo potrebbe mettere in crisi l’oliatissimo sistema del socialismo cinese.
scritto da MICHELE MEZZA

[PECHINO]
Entrare in un aeroporto, una stazione ferroviaria o attraversare il tornello di una metropolitana per i quattrocento milioni di cinesi che si spostano tutti i giorni, anche solo per prendere un autobus, significa entrare nel più poderoso e sofisticato data base di riconoscimento facciale del mondo. Ogni spostamento territoriale coincide ormai con una telecamera che inquadra, identifica e traccia ogni singolo viaggiatore. In ogni città o villaggio dello sterminato paese. Per ogni singola tratta, anche la più banale e insignificante.

Se la tradizione dei regimi comunisti prevedeva di governare attraverso l’immobilità, un’assoluta stanzialità dei cittadini che con i famigerati passaporti interni erano inchiodati alla località dove erano nati o comunque lavoravano per tutta la vita, oggi invece in Cina il partito controlla e profila ognuno del miliardo e quattrocento milioni di abitanti facendoli muovere, spingendoli a viaggiare.

Il sistema è capillare ed efficientissimo. Dalla metropolitana di Pechino e Shanghai o Canton o Shenzhen, dove ogni corsa dev’essere pianificata in base alla stazione di partenza e di arrivo come magneticamente documenta il biglietto che viene restituito all’uscita, permettendo così di mappare ogni giorno i flussi di traffico quartiere per quartiere, fino alle ferrovie e linee aeree che invece videoregistrano ogni movimento di ogni singolo passeggero attraverso i nuovi software di riconoscimento facciale, passando per le vie commerciali e pedonali battute da batterie di telecamere che inquadrano e identificano milioni di persone ogni ora.

Stazione Hongquiao di Shanghai, 2017 (Foto Max Pegrum).

Non è solo la declinazione di un’antica ossessione del regime che si sente più insicuro via via che cresce l’autonomia dei cittadini, è anche un modo di leggere e interpretare un nuovo modello di governance basato sui big data. Già Paul Virilio, il teorico della dromologia, ci spiegava che il movimento sul territorio era il modo per censire quotidianamente la gente comune. Confucio, duemila anni prima, aveva già spiegato che l’imperatore per decidere deve sapere. E nella città proibita sembra proprio che siano ormai decisi a sapere tutto. L’anno prossimo infatti scatterà anche l’obbligo per ogni cinese di registrarsi su una piattaforma nazionale che, come è stato candidamente illustrato nel corso del congresso del partito un anno fa, “misurerà la sincerità di ogni cinese”.

Black Mirror, la serie televisiva che parlava in termini visionari e apocalittici di una società dal controllo totale di ogni individuo, viene surclassato per minuziosità e fattibilità tecnologica. Ma come scrive Yuval Noah Harari in Homo Deus: “l’abbondanza di dati cambia modo, forma e contenuto del potere”. Sia perché la politica deve condividerli con i centri tecnologici, sia perché il processo di decentramento della potenza di calcolo accorcia inesorabilmente le distanze fra i pianificatori del big data e gli occhi del controllo. Meglio ancora, fra i “calcolando” e i “calcolati”. Ecco, dopo anni a cercare una categoria che potrebbe mettere in crisi l’oliatissimo sistema del socialismo dalle caratteristiche cinesi, forse appare proprio ora sotto forma di conflitto fra “calcolando” e “calcolati”, fra i centri di pianificazione e lettura dei dati a livello nazionale e la miriade di organismi intermedi che si interpongono fra i vertici della Città proibita e il popolo cinese.

Particolare di una statua raffigurante Confucio.

Un popolo che già muovendosi, spostandosi, viaggiando non è più classificabile semplicemente attraverso la rete a maglie larghe tradizionale del partito, simboleggiata dall’emblema della bandiera cinese dove la grande stella che rappresenta il partito è attorniata da quattro stelline che richiamano la base sociale del regime: operai, contadini, intellettuali, soldati. Oggi sono in campo sfumature e sensibilità sempre più differenziate che si rafforzano e legano proprio attraverso l’interscambio consapevole di dati. In cambio di questa continua radiografia sociale che ogni cinese vede praticare a se stesso e ai propri famigliari, amici, colleghi, diventa più alta la pretesa di un adeguamento dei servizi e della qualità dell’amministrazione.

La campagna contro la corruzione lanciata già all’inizio del suo primo mandato da Xi Jinping non è una furbizia per liberarsi dei concorrenti o acquisire meriti populistici, quanto proprio elevare il livello di credito e riconoscimento del governo e della politica di fronte a un soggetto cosciente e smaliziato qual è oggi il ceto urbano e produttivo della Cina, un paese che ancora pare disposto a cedere una delega ampia al vertice del partito in nome di un supporto e di una partnership per il proprio successo. Ma per niente di meno. Tu mi controlli, ma devi farmi capire che il tuo dominio è un mezzo per la mia affermazione. Lo dice Confucio.

Cina. Se il Grande Fratello incontra Confucio ultima modifica: 2018-10-23T17:49:33+02:00 da MICHELE MEZZA

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