Negli Stati Uniti un’onda rosa, anzi “arcobaleno”

La tanto attesa onda blu, con una vittoria schiacciante del Partito democratico, non si è materializzata, ma i Democrats sono comunque riusciti a piazzare una pattuglia corposa di candidati simbolo di una nuova era.
scritto da Matteo Angeli

Una nuova, profonda crepa ha scalfito il soffitto di cristallo che finora ha frenato la corsa delle donne, ma anche delle cosiddette “minoranze”, verso le posizioni apicali della politica statunitense.

Le elezioni di medio termine appena concluse sono già entrate nella storia. Stando alle ultime proiezioni, il Congresso degli Stati Uniti non è mai stato così rosa, con un totale di centoventi donne: novantotto alla Camera dei rappresentanti e dodici al Senato (dove erano presenti già altre dieci). Il record precedente era di centosette.

Una dinamica in cui il Partito democratico la fa da padrone, con ottantaquattro donne su novantotto elette alla Camera dei rappresentanti e dieci su dodici elette al Senato.

Ma la notte dei record non finisce qui. Per la prima volta, un candidato dichiaratamente omosessuale è riuscito a diventare governatore e una donna di soli ventinove anni è entrata nel Congresso. E poi, ancora, vari stati hanno eletto per la prima volta un esponente appartenente a una minoranza etnica, di genere o religiosa.

In Colorado, la vittoria del democratico Jared Polis sul repubblicano Walker Stapleton non è arrivata inaspettata. Era ampiamente prevista dai sondaggi ma si tratta comunque di un risultato storico per la comunità Lgbtq+. Polis, quarantacinque anni, imprenditore e filantropo, è stato membro della Camera dei rappresentanti dal 2009 e si è distinto, tra le altre cose, per essere stato il primo genitore dichiaratamente omosessuale a sedere tra i banchi del Congresso. Lui e il suo compagno hanno infatti due figli. Ora, dopo la vittoria di martedì notte, è il primo governatore dichiaratamente omossessuale a governare uno stato americano.

Jared Polis

Un’altra stella che ha illuminato la notte di martedì è quella di Alexandria Ocasio-Cortez, ventinove anni, candidata democratica eletta alla Camera dei rappresentanti per il quattordicesimo distretto dello stato di New York. Più giovane donna eletta nella storia del Congresso, Ocasio-Cortez ha cominciato a far parlare di sé quando in giugno, da outsider, con una campagna finanziata principalmente da piccoli donatori, ha battuto alle primarie del partito democratico il favorito Joseph Crowley.

Alexandria Ocasio-Cortez

Ocasio-Cortez è una candidatura che viene dal basso, come molte delle figure che il partito democratico ha presentato in questa tornata elettorale. Latino americana originaria del Bronx, un passato da cameriera, si impegnò come volontaria durante la campagna di Bernie Sanders nel 2016 e, come lui, si inserisce in quel filone di sinistra “socialista” favorevole, tra le altre cose, a un’assicurazione sanitaria per tutti, all’abolizione dell’agenzia federale di polizia che presidia le frontiere degli Stati Uniti, a un insegnamento superiore completamente gratuito e alla chiusura delle carceri private.

Martedì notte è stata anche la prima volta non per una, ma per addirittura due donne musulmane. Si tratta di Ilhan Omar e Rashida Tlaib, elette al Congresso rispettivamente dagli elettori di Minnesota e Michigan. Ilhan Omar, trentasei anni, nata a Mogadiscio e arrivata negli Stati Uniti come rifugiata, entrerà nella storia come la prima donna musulmana africana-americana – velata – a sedere nel Congresso americano. Come Ocasio-Cortez si situa alla sinistra del partito, rivendica un’educazione gratuita, la riforma del sistema degli alloggi – che dovrebbero essere garantiti a tutti, e si oppone alla politica migratoria di Donald Trump.

Ilhan Omar

L’onda rosa ha coinciso anche con un’onda, più modesta ma comunque significativa, di candidati musulmani tra le file dei democratici. Un’onda che ha condotto anche Rashida Tlaib fino al Congresso degli Stati Uniti. Tlaib, quarantaquattro anni, figlia maggiore di un immigrato palestinese, avvocato, non è nuova alla politica. Già tra il 2008 e il 2014 ha seduto tra i banchi della Camera dei rappresentanti del Michigan. Il direttore della sua campagna l’ha comparata a Ocasio-Cortez, dicendo:

Stiamo praticamente conducendo la stessa campagna, con la stessa piattaforma e una candidata molto simile.

Il riferimento è al programma “sfrontatamente progressista” e alla decisione di puntare meno sulla pubblicità e più negli incontri faccia a faccia con gli elettori.

Rashida Tlaib

Un filo rosso unisce le nuove stelle democratiche, che si contraddistinguono per il non essere state designate dai ras del partito e per uno spirito decisamente movimentista.

Una descrizione che ben si adatta anche a Ayanna Pressley, unica candidata del settimo distretto del Massachusetts – un distretto talmente “rosso” che i repubblicani non hanno presentato un loro candidato – e prima donna afroamericana nella storia a entrare nel Congresso in rappresentanza dello stato da cui veniva anche John Fitzgerald Kennedy.

Ayanna Pressley

Intervistata dalla nostra rivista in agosto, Pressley, consigliera municipale nella città di Boston, già collaboratrice di Joe Kennedy e John Kerry, è riuscita a scalzare durante le primarie del partito democratico Michael Capuano, che rappresentava da ben vent’anni il settimo distretto del Massachusetts al Congresso. Un exploit simile a quello della già citata Ocasio-Cortez, con la quale ha organizzato anche un evento comune a inizio ottobre.

Ayanna e io abbiamo due campagne simili. Non accettiamo i soldi delle multinazionali, ascoltiamo i nostri elettori e distruggiamo le strutture politiche che non sono al servizio della comunità

ha dichiarato a questo proposito Ocasio-Cortez.

Nell’arcobaleno di rappresentati delle minoranze che ce l’hanno fatta a staccare il biglietto per il Congresso ci sono anche due rappresentanti della comunità nativa americana. Si tratta di Deb Haaland e Sharice Devis, due esponenti democratiche elette rispettivamente per lo stato del New Mexico e per il Kansas. Anche questa è una prima assoluta.

Deb Haaland ha cinquantasette anni, è una madre single, proviene dalla tribù Laguna Pueblo e ha vissuto per un periodo in estrema povertà, sopravvivendo grazie ai buoni pasto. Ha scalato il partito facendo campagna contro quei politici che a suo avviso non rappresentavano più i nativi americani o tutte le altre minoranze o i milioni di poveri in America.

Deb Haaland

Sharice Davids, invece, appartiene alla tribù Ho-Chunk Nation, ha trentotto anni, è dichiaratamente lesbica ed è riuscita a imporsi in Kansas, terra tradizionalmente conservatrice. Ha battuto il repubblicano Kevin Yoder.

Sharice Davids

Sono queste alcune delle nuove stelle del Partito democratico, che nei prossimi due anni dovrà preparare la campagna per spodestare Donald Trump. Il loro successo scuote un partito troppo a lungo prigioniero dei suoi ras e dà voce a quella parte di America disgustata e impaurita dalla deriva trumpiana. A loro spetta ora l’arduo compito di indicare il cammino ai Democrats, facendo luce nella notte a cui l’attuale amministrazione ha condannato il paese e ridando così vigore al sogno americano.

Negli Stati Uniti un’onda rosa, anzi “arcobaleno” ultima modifica: 2018-11-07T14:56:49+00:00 da Matteo Angeli

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