Referendum di medio termine. Un’America in chiaroscuro

Martedì i cittadini di vari stati sono stati chiamati a votare su questioni altamente divisive. Rigurgiti reazionari si sono mescolati a slanci progressisti.
scritto da Matteo Angeli

Le elezioni di medio termine non sono state solo un referendum su Donald Trump. Una serie di consultazioni popolari si sono tenute nei vari stati americani in concomitanza del rinnovo del Congresso. Questi referendum hanno interessato alcuni dei temi che più dividono la società americana e, proprio per questo, sono particolarmente interessanti per capire in che direzione sta andando il paese che fu il “leader del mondo libero”.

La questione dei diritti di voto ha interessato una consultazione in Florida, stato con una delle legislazioni più dure per quanto riguarda i diritti di voto dei pregiudicati, che fino a prima del referendum erano esclusi a vita dalla possibilità di votare o di occupare una carica pubblica. Una misura, questa, che colpiva in maniera sproporzionata gli africani-americani. Martedì gli elettori della Florida hanno approvato un’iniziativa che reintroduce il diritto di voto per un milione e mezzo di pregiudicati che hanno scontato le loro sentenze. Questa misura, sostenuta da un movimento bipartisan, non si applica ai responsabili di omicidio o crimini sessuali.

Sempre in Florida, la popolazione ha approvato attraverso referendum una misura che richiede una maggioranza di due terzi per introdurre nuove tasse o aumentare quelle esistenti.

In Missouri e Arkansas, due stati tradizionalmente conservatori, è stato adottato per consultazione popolare un aumento del salario minimo, con un’iniziativa che trascende le divisioni partitiche. In Missouri il salario minimo è aumentato da 7,85 a dodici dollari, in Arkansas da 8,50 a undici dollari.

Ancora sul fronte economico, in California, stato in cui i costi legati agli alloggi sono tra i più alti negli Stati Uniti, gli elettori hanno espresso la loro posizione in ben due consultazioni. Con risultati apparentemente contrastanti. Da un lato, il referendum che proponeva maggiori poteri al governo statale in materia di controllo dei prezzi degli alloggi ha visto la vittoria del “no”, dall’altro gli abitanti di San Francisco sono riusciti a far passare un piano per aumentare le imposte sulle società, al fine di aumentare le risorse per i servizi dedicati ai senzatetto.

Anche le tematiche ambientali sono state oggetto del voto di martedì. In una consultazione nello stato di Washington, gli elettori hanno rigettato una proposta che prevedeva di creare la prima tassa sulle emissioni di carbonio – quindici dollari per ogni tonnellata di emissioni, con un aumento di due dollari all’anno. La maggior parte del ricavato sarebbe stato reinvestito in energie rinnovabili e riduzione dell’inquinamento dell’aria. Allo stesso modo, una proposta per puntare di più sulle energie rinnovabili non è passata in Arizona.

La presidenza Trump ha esasperato le tensioni tra progressisti e conservatori e questo è risultato anche nelle diverse consultazioni che si sono tenute sulle droghe leggere. Il Michigan è stato il primo stato del Midwest a legalizzare l’utilizzo ricreativo della marijuana, mentre il Dakota del Nord ha detto “no” a una misura similare. Utah e Missouri hanno invece votato per legalizzare la marijuana per fini medici, aggiungendosi così a trentuno stati e al distretto di Columbia.

Cattive notizie dall’Ohio, dove la popolazione ha rifiutato una proposta per ridurre la pena a chi si rende colpevoli di reati minori legati alla droga. L’iniziativa era sostenuta da gruppi progressisti influenti – come l’American Civil Liberties Union e l’ente filantropico che fa capo a Mark Zuckerberg – ma aveva contro l’establishment del partito repubblicano, che governa lo stato.

Anche sulle questioni legate alla parità di genere i conservatori hanno tentato di portare indietro le lancette del tempo, senza però riuscirci. Il Massachusetts è stato il primo stato dove si è tenuta una consultazione per abrogare una legge del 2016 che vieta la discriminazione dei transessuali negli spazi pubblici, inclusi spogliatoi e toilette. Gli elettori dello stato, dove il partito democratico la fa da padrone, hanno rispedito al mittente la proposta del referendum.

Va meglio in materia di sanità, con ben quattro stati – Idaho, Utah, Nebraska e Montana – che hanno chiamato i loro elettori a votare per estendere la copertura di Medicaid, un programma congiunto federale e statale che aiuta a far fronte a costi medici per alcune persone con reddito e risorse finanziarie limitati. Dopo il voto di martedì, il programma sarà esteso e decine di migliaia di adulti nei rispettivi stati. In Montana la misura verrà finanziata con un aumento delle tasse sul tabacco, mentre in Utah si farà ricorso a un’imposta sulle vendite.

Un’ultima nota dolente è riservata alla questione dell’aborto. In Alabama e Virginia Occidentale la popolazione ha votato a favore del riconoscimento dello status di persona al feto, formulazione che in pratica nega il diritto di abortire alle donne. Una misura fortemente caldeggiata dai conservatori legati ad ambienti religiosi e che potrebbe arrivare fino alla corte suprema e, nel peggiore dei casi, aprire la strada a un divieto totale.

I referendum che si sono tenuti in occasione delle elezioni di medio termine dipingono un paese lacerato, tra rigurgiti del peggior conservatorismo e slanci in avanti in materia di diritti civili e sociali. Spetterà alla nuova generazioni di candidati democratici che ha fatto il suo ingresso in quest’ultima tornata elettorale costruire su quanto di buono è uscito dalle consultazioni popolari, per ridare splendore a una parola di questi tempi fin troppo bistrattata, “cambiamento”.

Referendum di medio termine. Un’America in chiaroscuro ultima modifica: 2018-11-08T20:17:52+00:00 da Matteo Angeli

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