La donazione che fa più Grande la Scuola di San Marco

La Fondazione per le Neuroscienze Massimo Collice ha donato il fondo librario appartenuto al medico milanese alla Biblioteca Medica della Scuola Grande di San Marco: preziosi volumi (e l’istituzione di una borsa di studio) che si aggiungono al ricco patrimonio della Biblioteca Monumentale.
scritto da BARBARA MARENGO

La Fondazione ha sede a Milano, dove è stata fondata nel 2011 per ricordare l’opera di Massimo Collice (1945-2009), primario al reparto di neurochirurgia al Niguarda, direttore del dipartimento di neuroscienze e presidente della Società italiana di neurochirurgia. Rosa Borgia Collice, psicoterapeuta infantile e moglie del professore, ha voluto proseguire l’opera del marito con il finanziamento di vari progetti nell’ospedale milanese attraverso la Fondazione onlus: l’apertura di un ambulatorio di sostegno psicologico per i malati e le loro famiglie, l’organizzazione di concerti nei vari reparti e la raccolta di fondi per la creazione di uno spazio polifunzionale per disabili.

A Venezia, presso la Biblioteca Medica della Scuola Grande di San Marco, la Fondazione Collice ha potuto esprimere lo spirito di divulgazione e sostegno alla ricerca che la caratterizza con una donazione e l’istituzione di una borsa di studio: il fondo librario appartenuto al medico milanese si è infatti aggiunto ai diciottomila volumi che costituiscono il prezioso e antico patrimonio della Biblioteca Monumentale.

La Scuola Grande di San Marco (Ospedale Civile di Venezia)

Circa ottanta sono i volumi donati all’istituzione che ha sede in quello che oggi è l’ospedale della Usl 12 Veneziana dedicato ai martiri romani del IV secolo Giovanni e Paolo.

La Scuola Grande di San Marco è una delle sette antiche scuole di carità e assistenza di origine medievale, gestita per centinaia di anni con statuto depositato al Senato della Repubblica Serenissima e regolata da Regola Madre, la Mariegola. La confraternita fu soppressa nel 1807 per decreto di Napoleone, e il grande complesso architettonico decorato da Lombardo e Codussi divenne ospedale militare e poi, nel 1919, civile. La raccolta di libri sulla storia della medicina era collocata al secondo piano della Schola, nella Sala del Capitolo e dell’Albergo, grazie a vari fondi librari donati da medici veneziani e non. 

Alle donazioni effettuate nei primi decenni dell’Ottocento (Fario, Callegari, Nardo) si aggiunsero libri di Rafael Levi nel 1884 e di Alessandro Alessandri nel 1887, di Giacomo Cini nel 1899, di Piero da Venezia nel 1915, di Umberto Saraval nel 1933, fino alla donazione Jona del 1945, 1.684 volumi appartenuti a tre generazioni di medici veneziani della stessa famiglia.

Nel 1950 la Biblioteca venne collocata negli scaffali della Sala dell’Albergo: la disposizione di volumi e periodici vide i fondi originari divisi con una classificazione basata sulla grandezza dei volumi stessi, catalogati con le lettere “p”, “m” e “g” (piccoli, medi, grandi) in schede cartacee non sempre complete di tutte le indicazioni necessarie per l’identificazione del volume desiderato.

Per riordinare questa mole di libri antichi la Fondazione Collice ha istituito una borsa di studio della durata di dieci mesi, tramite un concorso bandito nella primavera del 2017. 

La ricercatrice Katia Mazzucco si è aggiudicata il lavoro, assistita dal bizantinista Frederck Laurtitzen con l’aiuto degli studenti veneziani del progetto Alternanza Scuola-Lavoro: ha portato a termine il controllo e la catalogazione di una parte dei volumi, collegando le schede alla collocazione dei libri nelle scaffalature e pubblicando il catalogo online per una più facile consultazione.

Oggi tramite il suo sito è possibile accedere ai titoli di circa undicimila volumi e periodici, tra i quali trecento cinquecentine.

Per la consultazione la sala dell’Albergo è aperta al pubblico, assieme al formidabile museo di strumenti medici antichi esposti nelle vetrine del salone del Capitolo del secondo piano, decorato dal soffitto a cassettoni rilucente di dorature.

La Biblioteca fa parte del Polo Museale e culturale della Scuola Grande di San Marco, aperto nel 2014 al pubblico. 

La neurochirurgia è la scienza che si occupa del trattamento chirurgico delle affezioni del cervello oltre che del midollo spinale:

è un lavoro meraviglioso, esplorare il cervello, studiare le funzioni, curare le emorragie cerebrali, salvare i pazienti e guarirli in modo definitivo.

Con queste parole Alberto Delitalia, presidente della Società italiana di neurochirurgia, descrive il lavoro di tanti colleghi, basato sullo studio e sulle moderne tecnologie.

Dal passato lontano giungono le intuizioni di Pitagora, che cinquecento anni prima della nostra era intuì che il cervello era sede di pensieri e sensazioni, o di Galeno, che in età romana conosceva la presenza di due emisferi cerebrali. Studio e dissezione del corpo umano, prime osservazioni anatomiche, vari gradini della conoscenza hanno permeato il lungo cammino della scienza medica.

La “scissura di Sylvius” in campo neurochirurgico descrive una scoperta avvenuta oltre trecento anni fa legata a una parte del cervello che è stata attribuita a Sylvius Delaboe, medico tedesco del XVIII secolo. Ma il caso vuole che nel 2004 tale attribuzione venga messa in dubbio dal neurochirurgo Massimo Collice, grazie all’esame di antiche tavole esposte alla Biblioteca Nazionale Marciana. Le tavole magistralmente dipinte raffigurano con mano scientifica l’anatomia del corpo umano e sono opera di Girolamo Fabrici d’Acquapendente (1537-1619), anatomista e chirurgo.

Fabrici nasce da famiglia nobile nel Lazio. Adolescente, giunge a Padova sotto la protezione di importanti famiglie veneziane. Studia medicina con Gabriele Falloppio, uno dei più importanti scienziati nella storia dell’anatomia e della fisiologia, professore di farmacia e appassionato di medicina termale. Fabrici diventa nel 1565 titolare della cattedra di anatomia e chirurgia e costruisce nel 1594 il Teatro Anatomico dell’Università di Padova, la prima struttura al mondo a carattere permanente, utilizzato fino al XX secolo.

Il logo della Fondazione

Tra i numerosi scritti del medico che curò Galileo, Paolo Sarpi, il Granduca de’ Medici, vi sono le centosessantasette Tabulae Anatomicae divise in otto volumi, che Fabrici donò per testamento alla Biblioteca Marciana all’inizio del Seicento.

Le Tabulae Pictae restano dimenticate in deposito fino all’inizio del Novecento, dopo il restauro nel 2004 sono esposte in una mostra dal titolo Il teatro dei corpi. Le pitture colorate d’anatomia di Girolamo Fabrici d’Acquapendente.

L’anatomopatologo Alessandro Riva, durante l’esposizione, si accorge che la famosa scissura cerebrale era chiaramente raffigurata in una delle tavole di Fabrici, composte ben quarant’anni prima dell’attribuzione a Sylvius Delaboe. Riva coinvolse il collega Massimo Collice che iniziò una appassionante ricerca, e i suoi studi dimostrarono come la “scissura” fosse stata scoperta ed esaminata da Fabrici e non da Sylvius.

Il logo della Fondazione è un disegno tratto dagli studi di Ernst Haeckel (1834-1919), medico e biologo tedesco specializzato in biologia marina che divulgò le teorie di Darwin in Germania: una specie di stella marina dal vivo colore rosso, che sembra un fiore o un cuore pulsante.

Passato e presente che s’intrecciano e che indicano un preciso cammino nel futuro della Fondazione per le neuroscienze.

La donazione che fa più Grande la Scuola di San Marco ultima modifica: 2018-11-09T20:39:10+01:00 da BARBARA MARENGO

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