Bolsonaro contro i medici cubani

Grazie a un accordo tra Dilma Rousseff e Raúl Castro, da anni migliaia di dottori lavorano nelle zone più povere del Brasile. Adesso il neopresidente inventa pretesti per rimandarli all'Avana.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Ineo presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha dichiarato che modificherà termini e condizioni del Más Médicos, che coinvolge undicimila medici cubani dall’agosto del 2013. Il programma era stato promosso dall’ex presidente Dilma Rousseff, e aveva il proposito di assicurare l’assistenza medica alla maggior quantità possibile della popolazione brasiliana, in corrispondenza con i principi di copertura sanitaria universale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Già durante la campagna elettorale Bolsonaro aveva preso di mira la presenza cubana nel progetto che vede medici brasiliani e stranieri lavorare nelle zone povere e isolate del paese. Secondo dati diffusi all’Avana, in cinque anni circa ventimila collaboratori cubani hanno assistito 113.359 pazienti in 3.600 municipi, costituendo l’80 per cento di tutti i medici partecipanti al programma. Grazie al quale è stato possibile far arrivare le cure mediche nelle “favelas” di Río de Janeiro, São Paulo, Salvador de Bahía, nei trentaquattro distretti speciali indigeni, soprattutto in Amazzonia, prima mai raggiunti da personale medico.

Nel 2016, all’indomani della destituzione di Rousseff, il ministero della salute pubblica di Cuba aveva dichiarato che avrebbe comunque continuato a partecipare all’accordo con l’Organizzazione panamericana della salute per l’applicazione del programma Más Médicos. 

Ora è giunta la decisione di Jair Bolsonaro, che si spiega con la volontà di togliere una fonte di entrate allo stato cubano, e il suo rivolgersi “direttamente, sprezzantemente e minacciosamente alla presenza dei medici cubani”, secondo quanto è stato giudicato dal governo dell’Avana.

Una decisione che, come si legge nel comunicato pubblicato dal quotidiano del partito comunista Granma, mette anche in discussione la preparazione dei medici e condiziona la loro permanenza nel programma alla convalida della laurea e alla sottoscrizione di un contratto individuale. Cosa questa del tutto indigeribile per il governo di Cuba, che modificherebbe di fatto gli accordi che stanno alla base della cooperazione sanitaria, che destina solo il 25 per cento del compenso ai medici e riserva la differenza allo stato. Da qui il ritiro del proprio personale sanitario dal Brasile. 

Da parte sua, Bolsonaro ha dichiarato che i medici cubani avrebbero potuto rimanere solo ricevendo il proprio salario completo, e dopo essersi sottomessi a un controllo del loro titolo, cosa non prevista per gli altri stranieri. Una sorta di schiaffo che i cubani hanno ritenuto di non poter accettare, dato che mette in discussione la professionalità dei propri medici che prestano servizio in sessantasette paesi del mondo. Tanto più che ai cubani che partecipano al programma in Brasile lo stato ha mantenuto il posto di lavoro e il cento per cento del salario a Cuba, con tutte le garanzie di lavoro e sociali, come il resto dei lavoratori del sistema nazionale di salute.

Alla fine, la decisione di far rientrare i medici colpirà in primo luogo il nord e il nordest del Brasile, zone che hanno votato per il Partito dei lavoratori e non la destra di Bolsonaro, dove sorgono le città brasiliane con il più basso indice di sviluppo e il più alto tasso di povertà.

Bolsonaro contro i medici cubani ultima modifica: 2018-11-21T18:09:43+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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