Mazzette nel Palácio di Jair, e non è ancora in carica

Sono già due gli esponenti del nuovo governo Bolsonaro sotto inchiesta. Ma il futuro ministro della giustizia Moro, il "Di Pietro" brasileiro che ha incarcerato Lula, sembra non farci caso.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Non ha ancora varcato la soglia del bel Palácio do Planalto a Brasilia, e già l’ultradestro Jair Bolsonaro deve far fronte per la seconda volta alle accuse di tangenti che sporcano componenti della squadra che andrà a breve con lui a governare.

Solo la settimana scorsa la polizia federale aveva aperto un’inchiesta a carico di Paulo Guedes, ex Chicago boy, le cui ricette economiche ultraliberiste furono molto apprezzate negli anni della dittatura di Augusto Pinochet in Cile. L’accusa che ha colpito il futuro ministro dell’economia di Bolsonaro riguardava una frode legata a fondi pensione sotto controllo statale, che Guedes si è incaricato di respingere con vigore per bocca dei suoi avvocati.

Ora è la volta della Corte suprema del Brasile che ieri ha accusato Onyx Lorenzoni, un vecchio deputato federale al quale il nuovo presidente ha affidato il delicato incarico di capo di gabinetto, di aver intascato donazioni illegali durante la campagna da parte della più grande industria mondiale della carne, la brasiliana JBS SA, che produce e processa manzo, pollo e maiale e che ha il suo quartier generale a São Paulo.

Anche in questo caso, calma olimpica da parte dell’accusato che si è detto sicuro che tutto sarà chiarito e archiviato. Per quanto esista agli atti del tribunale brasiliano una testimonianza che risale all’anno scorso da cui risulta che dirigenti della JBS hanno ammesso di aver pagato tangenti per circa cinquantatremila dollari a Lorenzoni, nel quadro di un’attività di corruzione che ha coinvolto negli ultimi anni circa milleottocento politici brasiliani e per la quale la JBS ha dovuto pagare allo stato la bellezza di due miliardi e trecentomila euro di multe. Una goccia d’acqua, quella di Lorenzoni, nel mare di corruzione che ha distrutto la sinistra brasiliana e portato al potere Jair Bolsonaro, e che forse nemmeno sarà notata dai sostenitori del nuovo presidente, in attesa che i miracoli che messianicamente ha promesso possano finalmente essere realizzati.

Onyx Lorenzoni, accusato di aver ricevuto donazioni illegali durante la campagna da parte della più grande industria mondiale della carne, la JBS.

C’è anche da dire che le due inchieste della magistratura su esponenti del prossimo governo di Bolsonaro, la cui campagna trionfale è stata condotta tutta all’insegna di ordine e legalità, paiono non aver provocato imbarazzo all’ex giudice Sergio Moro, il Di Pietro brasiliano, autore delle indagini che hanno portato alla condanna e incarcerazione dell’ex presidente Lula, e soprattutto futuro ministro della giustizia del governo di ultradestra.  Tanto che, alla notizia dell’avvio dell’ultima indagine, Moro ha dichiarato di avere piena fiducia in Lorenzoni che ha definito “un forte difensore delle misure anticorruzione” propugnate dai magistrati. Già al momento dell’accettazione dell’incarico di prossimo ministro della giustizia offertogli da Jair Bolsonaro, l’ex giudice, specializzato nella lotta alle tangenti, aveva scatenato un’ondata di critiche che ne hanno minato la figura.

Così, mentre dagli elettori che hanno eletto Bolsonaro alla presidenza del Brasile il suo incarico veniva letto come conferma che Jair vuole mantenere fede alle promesse fatte e usare la mano dura contro la corruzione, da chi appartiene agli ambienti dell’opposizione la sua accettazione di fare il ministro veniva giudicata come la prova del suo essere apertamente schierato e di aver condotto inchieste che hanno pestato solo contro la sinistra.

Ora, questa assoluzione del futuro capo di gabinetto prima ancora che sia giudicato dai magistrati va ad aggravare la sensazione, presente in molti ambienti dell’opposizione brasiliana, che Sergio Moro sia solo un tassello di quello che è stato chiamato “il lento colpo di stato” che ha prima messo fuori gioco legalmente Dilma Rousseff, quindi in galera Lula, e infine alle corde le forze politiche della sinistra del più grande paese del Sud America. E che ha spalancato le porte all’apprendista stregone di una destra di cui nel continente prima non c’era traccia.

 

Nella foto di copertina Sergio Moro. Foto: Lula Marques/Agência PT.
Fonte: https://www.flickr.com/photos/132465048@N03/33588030422/

Mazzette nel Palácio di Jair, e non è ancora in carica ultima modifica: 2018-12-06T00:07:31+00:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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