“Angela, non è ancora finita”. Parla Bolaffi

Il suo mandato scade nel 2021. “Di questi tempi tre anni sono un secolo”, fa notare il filosofo e germanista.
scritto da Matteo Angeli

Dopo diciott’anni di regno ininterrotto Angela Merkel non è più la leader della Cdu. Sabato ha passato il timone ad Annagret Kramp-Karrenbauer, già presidente della Saar e segretaria generale del partito. Ma il tramonto di Merkel è ancora lontano. Il suo mandato scade nel 2021, un’eternità in termini politici. Sarà di nuovo lei a guidare il paese attraverso la burrasca nazionalista che investe il continente. Ne abbiamo discusso con Angelo Bolaffi, filosofo della politica, germanista e dal 2007 al 2011 direttore dell’Istituto di cultura italiana di Berlino.

Professor Bolaffi, qual è il lascito di Angela Merkel dopo diciott’anni alla guida dei cristiano democratici?
È un lascito molto problematico. La Cdu ha perso molti elettori alle ultime elezioni e si è scoperta a destra. Oggi è un partito solo appena sopra il trenta per cento, che sta attraversando un momento molto difficile. La Cdu si è divisa sulla scelta di Merkel di aprire le frontiere nell’autunno 2015, ha avuto una crisi rispetto al tema dell’immigrazione, così come non tutti nel partito hanno condiviso la virata a centrosinistra della cancelliera.

Adesso Annegret Kramp-Karrenbauer è la nuova presidente del partito. La Cdu svolterà a destra?
Dal punto di vista sociale no, dal punto di vista dei valori sì. Karrenbauer è cattolica e viene dalla Germania occidentale. Avrà un atteggiamento diverso da Merkel, che è protestante e viene dalla Germania est. Anche se Karrenbauer ha sempre appoggiato la scelta di Merkel del settembre 2015, probabilmente con lei ci sarà una stretta per quanto riguarda i comportamenti degli immigrati, nel senso che ci sarà più durezza nel perseguire i reati.

Il processo che ha portato all’elezione di Karrenbauer ha risvegliato la base della Cdu. La neo-presidente riuscirà a entusiasmare anche la popolazione tedesca in generale?
Va ricordato che Angela Merkel rimane cancelliera. Ci sarà una divisione del lavoro. Karrenbauer si occuperà del partito e cercherà di recuperare gli elettori persi. Merkel si occuperà della Germania. Karrenbauer era la candidata favorita di Merkel: questo renderà la convivenza tra le due meno problematica che se fosse stato eletto Friedrich Merz.

L’anno prossimo ci sono le elezioni europee. La Cdu manterrà la linea politica attuale?
Mi pare difficile che cambi qualcosa. La Germania è isolata. A nord l’Inghilterra gioca a carte con il destino, a sud l’Italia sprofonda con il populismo, a est è il trionfo delle democrazie illiberali e in Francia Macron ha grossi problemi. In queste condizioni è difficile che la Germania prenda in mano la riforma dell’agenda europea. Al massimo si impegnerà per impedire la vittoria dei sovranisti. Fino al maggio prossimo non c’è da aspettarsi molto più di quanto raggiunto dai ministri delle finanze nei giorni scorsi verso un’unione bancaria, un’assicurazione di disoccupazione e un fondo europeo degli investimenti. Se va bene, sempre che la Francia regga…

Annagret Kramp-Karrenbauer e Angela Merkel

Karrenbauer ha vinto non senza difficoltà. Il presidente del parlamento tedesco Wolfgang Schäuble ha sostenuto la candidatura del suo avversario, Friedrich Merz, così come hanno fatto altri uomini forti del partito. C’è il rischio che la nuova presidente venga boicottata da una parte del partito?
No, è da escludersi. Merz era un corpo estraneo. Non è deputato, è stato lontano dalla politica per più di quindici anni. Karrenbauer è una dirigente politica di professione, che ha presieduto un parlamento regionale, vinto elezioni e bloccato nel 2017 l’entusiasmo per la candidatura di Martin Schulz alla cancelleria. Dietro al sostegno di Schäuble a Merz c’è un fattore personale, una grande fiducia nella sua competenza finanziaria e una certa idea molto maschilista che dopo tanti anni con una donna al potere ora sia la volta di un uomo.
La dinamica tedesca segna una controtendenza: in un mondo dove i partiti sono guidati dai capi branco, una persona molto moderata che elogia la democrazia, il sistema liberale, che dice come Angela Merkel che il mondo non è bianco e nero, un partito che discute attraverso i delegati: questi sono tutti segni importanti in un mondo in cui si dice che i partiti politici sono morti.

I partiti politici sono davvero morti?
Il caso francese è emblematico: Macron è parte del problema, non della soluzione. Senza corpi intermedi tutto si scatena contro l’unico rappresentante senza mediazioni. Senza un partito alle spalle oggi nessuno ce la fa.

In Germania Cdu e Spd sono in crisi. Il partito inteso come categoria novecentesca è giunto al capolinea anche lì?
La Germania ha conosciuto sulla sua pelle cosa significa avere un leader carismatico e plebiscitario. Per ora è il paese che resiste di più alla tendenza plebiscitaria.

L’anno prossimo si terranno le elezioni regionali in tre Länder. In Turingia l’estrema destra dell’Afd rischia di essere il primo partito. Cosa pensa di questa dinamica?
L’Afd è un fenomeno molto presente, quasi esclusivamente, nelle regioni della ex Ddr. È interessante che un partito xenofobo abbia successo nelle uniche regioni dove non ci sono immigrati. È un problema di cultura politica arretrata che caratterizza le regioni che non hanno fatto i conti fino in fondo, diversamente dall’ovest, con il passato tedesco. Con la riduzione del fenomeno migratorio e la ripresa della dialettica nella Cdu l’Afd dovrebbe perdere consensi.

Torniamo ad Angela Merkel. Nel 2021 si concluderà il suo mandato di cancelliera. È per lei ipotizzabile un futuro in Europa o alle Nazioni Unite?
Di qui al 2021 devono passare ancora tre anni. Di questi tempi tre anni sono un secolo. Come si fa a parlare ora di “dopo Merkel”? Quando ci si dovrà confrontare sul futuro dell’Unione europea Merkel sarà ancora là.
Come ha confessato Schäuble, Merkel non voleva ripresentarsi: è il partito che l’ha “costretta”. Lei aveva capito che era il momento di uscire.
Io penso che Merkel faccia sempre quello che dice. Quando ha annunciato di volersi ritirare dalla presidenza della Cdu ha detto di non volere altri incarichi politici. Sicuramente lei non li cerca. Se poi il popolo la eleggerà come Giulio Cesare è un’altra cosa. Ma non mi sembra adatta a un’Europa spaccata dai sovranisti. Potrebbe essere il volto di un’Europa piena di speranze, ma questa non è l’aria che tira.

“Angela, non è ancora finita”. Parla Bolaffi ultima modifica: 2018-12-11T00:09:01+02:00 da Matteo Angeli

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento