Lido di Venezia. La nascita di un mito

Nel libro da poco uscito “I primi Tumultuosi anni del Lido di Venezia da Fisola a Spada, 1857-1908” Pietro Lando illustra i cinquant’anni di storia che fecero della piccola isola della laguna un'icona mondiale
scritto da Barbara Marengo

Una striscia di terra lunga undici chilometri, spiaggia e dune, vegetazione rigogliosa e orti, mare e laguna che accompagnano le rive dell’isola: il Lido di Venezia esiste da sempre, assieme alla millenaria Serenissima, discretamente ma in modo essenziale per la difesa sia dalle acque sia dai nemici. Un luogo che solamente dalla metà del XIX secolo ha iniziato a vivere “di vita propria” rispetto alla superba Venezia e a fare parlare di sé.

Perché? È quello che ci spiega Pietro Lando con il suo bel volume (“I primi Tumultuosi anni del Lido di Venezia da Fisola a Spada, 1857-1908”, edizioni El Squero), un libro che illustra cinquant’anni di storia della piccola isola della laguna, oggi conosciuta per la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica che da fine agosto, ogni anno dal 1932, anima una stagione balneare piuttosto sonnacchiosa. Ma un tempo ci fu… Anni tumultuosi, quasi inimmaginabili oggi, quando “cominciò a diffondersi in Europa la moda dei bagni di mare e dei bagni termali”.

Quale migliore intuizione poteva avere un lungimirante signore di nome Giovanni Busetto detto Fisola da Pellestrina (l’isola che con il Lido argina e crea i 550 chilometri quadrati della Laguna) immaginando una moltitudine di bagnanti che avrebbero nuotato nelle acque del mare di casa? Era il 1857, le dune plasticamente occupavano quello che oggi è il Viale Santa Maria Elisabetta, le poche strade sterrate e i sentieri erano a uso militare e numerosi canali e canneti intersecavano la sabbiosa striscia di terra abitata da sparuti ortolani.

L’approdo di fronte alla seicentesca chiesina dell’attuale Piazzale permetteva di giungere a piedi alle numerose postazioni militari che nel corso dei secoli avevano connaturato l’isola, a protezione verso Est del vicino centro storico veneziano. Dagli albori di Venezia luogo strategico per le postazioni di difesa e controllo del mare, con la bocca di porto di San Nicolò, l’unica in origine dalla quale entravano le galee, l’isola del Lido era stata meta di battute di caccia e sede di orti: anticamente, dalla spiaggia nord, partivano i convogli dei Crociali per la Terra Santa.

Immaginiamo quindi Giovanni Busetto, detto Fisola da Pellestrina, mentre cammina tra le dune e avvista la spiaggia dove il mitico lord Byron nei primi dell’Ottocento giungeva per cavalcare, e dove Goethe perduto nell’ideale romantico passeggiava vicino all’antico cimitero israelitico (dal 1389 luogo di sepoltura della comunità veneziana). Dopo varie e inevitabili dispute con il Comune, Fisola ottiene di spianare alcune alte dune in vista del mare, scavare due pozzi d’acqua dolce, delimitare sentieri con piante, costruire un pontile di legno lungo ottanta metri che portava allo stabilimento vero e proprio: caffetteria, tettoia per la banda musicale, lavanderia, deposito di preziosi, parrucchiere, ambulatorio del medico e del farmacista, tutto per una lira di ingresso.

I veneziani e i primi curiosi stranieri attraversavano l’isola da laguna a mare, o a piedi lungo lo stretto sentiero bordato da rigogliosa vegetazione, o a dorso di somarello con palafreniere, per provare l’ebbrezza del bagno in mare. Gli arditi bagnanti trovavano camerini (uomini a sinistra, donne a destra) ma anche una più economica sala comune per cambiarsi, secondo i dettami degli stabilimenti balneari di Viareggio (1828) e Rimini (1843).

Inquadriamo le date e seguiamo il filo della storia: gli austriaci erano ancora insediati nel Veneto, in quel 1857, infuriavano le guerre di indipendenza e tre anni dopo Garibaldi navigava verso Marsala mentre Venezia si univa al Regno d’Italia, nel 1866. Furono quindi anni di veri, epocali cambiamenti: l’autore del volume – in realtà due libri in uno, se si considera l’ampia documentazione fotografica che correda il testo – descrive con precisione, grazie ad ampie ricerche, il fermento che negli stessi anni vide il sindaco Filippo Grimani e l’assessore Ettore Sorger ideare la prima Esposizione Internazionale d’arte (la Biennale), scegliendo di dare un impulso turistico all’isola del Lido, con la Compagnia Italiana dei Grandi Alberghi e la promozione internazionale del luogo.

Una località come il Lido aveva bisogno di uno sviluppo urbanistico capace di ospitare una società che si arricchiva, desiderosa di divertirsi sull’onda del progresso. Bonifiche e popolazione crescevano, assieme a progetti di valenti architetti, che eressero ardite costruzioni e villini eclettici. Nel 1900, la svolta, con la costruzione dell’Hotel Lido (poi Grand Hotel, in Piazzale Santa Maria Elisabetta) e l’inaugurazione del Grand Hotel Des Bains: “nuovissima e modernissima struttura destinata a diventare famosa in tutto il mondo”. Era il 5 luglio del 1900 e Pietro Lando ci descrive, con l’affezione di chi nell’isola è nato, il progetto degli ingegneri Marsich, delle imprese Pasqualin e Vienna, del decoratore Davide Bressan, veneziani tutti al lavoro per Venezia, che dettero vita a una immaginifica struttura attorno alla quale ancora oggi il Lido vive… Di ricordi, ahimè, visto che l’hotel è chiuso da otto anni e i restauri saranno lunghi.

Un altro personaggio si affaccia con forza sul panorama lagunare e prende in mano le nuove iniziative di quella che sarà chiamata “Isola d’oro”: Nicolò Spada, che guida “un nuovo gruppo di capitalisti veneziani”, come ricorda Lando, che desideravano “impiantare una serie di iniziative turistico alberghiere di portata e di grandezza tale da fare concorrenza” sia alle vecchie concessioni che alle altre stazioni balneari europee. Tenacia, lungimiranza, azzardo, spregiudicatezza, visione e immaginazione, vitalità e impegni di capitale portarono alla costruzione dell’hotel Excelsior, stimolando la pubblica amministrazione alla costruzione delle strade e dei servizi necessari alla popolazione residente, che aumentava, assieme ai turisti sempre più numerosi.

Piace sottolineare questo entusiasmo in un contesto storico purtroppo tragico, che sfociò dopo pochi anni nel primo conflitto mondiale: quando l’isola si trasformò da stazione alla moda in postazione militare per difesa e attacco, con le attrezzature d’avanguardia come l’aeroporto Nicelli e il canale degli idrovolanti alle spalle. La “belle époque” dell’Isola volgeva al termine, ma rimanevano le memorie, le strutture alberghiere e decine di ville, assieme alle attrezzature sportive, veramente incredibili per l’epoca, assieme a ogni tipo di attrazioni: tiro a segno, tiro al piccione, golf, luna park, pattinaggio, aeroporto, voli con palloni aerostatici, acquarium, teatro del Boschetto, cinema (primo spettacolo allo Stabilimento Bagni nel 1899), spettacoli pirotecnici, balletti, orsi e leonesse, uomo cannone, tableaux vivants, oltre alle escursioni a cavallo, e il tram elettrico fino alle spiagge.

Interessante il percorso storico fino agli anni di guerra, anni tragici che videro l’isola del Lido patire lutti e bombardamenti sulle numerose batterie delle località di Alberoni, Malamocco e San Nicolò: proprio nel bombardamento di San Nicolò morirono due sorelline, Jole e Lucia, giovani vittime innocenti di un’orrenda stagione bellica. Una notte cupa scendeva sul Lido, gli alberghi che risuonarono di musiche e balli furono requisiti e adibiti a ricovero delle truppe italiane e alleate, in particolare degli aviatori francesi che infransero, oltre agli aerei nemici, molti cuori veneziani. Sulla macerie della prima guerra mondiale, anche se per pochi decenni, “il Lido potè tornare a sperare in un’invasione di stranieri armati di costume e macchine fotografiche”.

E la storia continua, alimentata e accompagnata dalla memoria.

Lido di Venezia. La nascita di un mito ultima modifica: 2018-12-21T12:10:04+00:00 da Barbara Marengo

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