La Venezia a colori di Fabrizio Olivetti

La scomparsa di un Maestro della comunicazione di pubblica utilità. I suoi manifesti hanno contribuito a rivoluzionare in Italia il modo in cui un ente pubblico informa i cittadini
scritto da GUIDO MOLTEDO

La scomparsa di Fabrizio Olivetti, avvenuta il 29 dicembre, è una grave perdita per il mondo della grafica e della comunicazione, veneziano e non solo.

Olivetti aveva lavorato per molti anni al Comune di Venezia. Con Paolo Bertuzzo aveva dato vita, nel 1978, all’Ufficio grafico del Comune. Un lavoro, il loro, che cittadini e visitatori della città notavano e apprezzavano, riconoscendo nel loro talento un tratto peculiare e distintivo – pur nella diversità evidente degli stili – che rispecchiava lo spirito e la migliore tradizione di Venezia.
Veneziano, schivo, di sobria e raffinata eleganza, artista prolifico, Olivetti è stato presente  in varie esposizioni nazionali ed estere (Parigi, Bruxelles, Roma, Bologna, Venezia, Cattolica) e ha pubblicato diversi libri, tra i quali Fuori del comune (Marsilio, 2002), con Paolo Bertuzzo, e Venezia, strana città (2010), edito da Cicero per conto di Grafiche Veneziane, storica tipografia della città, con il coordinamento di Riccardo Petito, che vede alternare i disegni di Fabrizio a testi di scrittori e giornalisti, veneziani e non.

La nostra rivista partecipa con dolore al lutto per la morte del Maestro, esprimendo le più sentite condoglianze a Rosanna e a Gregorio.

Il colore. I colori di Fabrizio. L’ironia di Fabrizio. L’anticonformismo. Il mitico matitone. I gatti (che adesso non ci sono più). Il riccio. Il gabbiano con gli stivali e la maschera antigas. La silhouette di un gondoliere, la luna che brilla. Quando lasciò il Comune, a Olivetti fu dedicata una mostra, nella Sala San Leonardo a Cannareggio, con le sue opere più iconiche. Il colpo d’occhio era dato dalla visione di una città dai tanti colori, sgargianti eppure discreti, una città viva e reale. Perfino allegra. Altro che triste.

Quando l’anno prima fu lanciato “Venezia, strana città”, Fabrizio presentò il libro come “due chiacchiere (non piagnucolose) sulla città assieme a compagni di ventura, veneziani e non”. Ecco, l’idea di Venezia disegnata dalla matita di Olivetti era quella di una città vitale – nelle sue due parti, quella storica e quella moderna – consapevole dei suoi grandi problemi, ma non per questo piegata e rassegnata, una città penalizzata dalla modernità nella sua parte antica eppure aperta e creativa come certi grandi centri urbani contemporanei.

Quel modo di vedere “non piagnucoloso” la sua città e di comunicarla con i suoi manifesti colorati era anche funzionale a un’innovazione semantica che avrebbe rivoluzionato in Italia quella che è definita “grafica di pubblica utilità”. Termini che non promettono bene e che infatti troppo spesso designavano forme di comunicazione burocratiche, tristi, piatte e brutte, che sembravano solo voler confermare la distanza che la pubblica amministrazione manteneva con i cittadini. Se in questi ultimi due decenni la comunicazione pubblica ha fatto grandi passi avanti, si è evoluta e professionalizzata, avendo ormai poco da invidiare a quella commerciale, lo si deve a talenti come quello di Olivetti.

Grazie al suo Ufficio grafico, il Comune di Venezia è stato dunque un laboratorio della comunicazione di pubblica utilità, nel solco di una tradizione cittadina caratterizzata dalla presenza di gloriose tipografie e di ottimi professionisti della grafica.

Olivetti, e con lui Bertuzzo, era consapevole di operare in una città unica anche perché, nella sua parte storica, è interamente pedonale, una peculiarità che mette bene in luce le affissioni: a Venezia un manifesto, non lo vedi solo distrattamente. Lo vedi davvero.

Artista nel senso più pieno del termine, Olivetti era un laborioso impiegato del Comune, mantenendo sempre integro, non si sa come, il suo proverbiale anticonformismo. La sua opera è stata quasi totalmente rivolta al lavoro per l’amministrazione o per enti direttamente o indirettamente a essa legati, come l’Ente Gondola. Indimenticabili i calendari realizzati per una ventina d’anni con testi di Piero Zanotto e Riccardo Petito.

Olivetti ha creato ogni anno disegni figurali a tema veneziano – scriveva Piero Zanotto – che non vogliono tanto toccare le corde della nostalgia bensì semplicemente quelle del ricordo. E della verifica di ciò che è ancora rimasto nella memoria collettiva dei veneziani. 

In anni in cui anche l’ultima soubrette televisiva si accinge a ‘fare un calendario’ – sottolineava Riccardo Petito – sorprende ricordare con piacere che a Venezia il calendario più appeso alle pareti, e anche il più collezionato, non conteneva sensuali fotografie ma disegni. Calendari intrisi di vera venezianità, aspetti della città noti e meno noti, che rischiano di scomparire se non saltuariamente ricordati, anche visivamente, ai più giovani.

L’ultimo lavoro di Olivetti è stato per ytali. Gli siamo ancora grati per la bellissima copertina che ci ha donato per “Profili veneziani”, il nostro primo libro su carta. Che fu presentato lo scorso luglio, in una giornata di canicola, all’Ateneo Veneto, sala strapiena, un evento indimenticabile. Anche per la presenza di Fabrizio con Rosanna nelle file – inutile dirlo – più lontane dalla ribalta. Generosamente amico come sempre, schivo come sempre.

 

La Venezia a colori di Fabrizio Olivetti ultima modifica: 2018-12-30T17:46:17+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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