Giulia Grillo e i rischi della post-ideologia

Il ministro della salute fa bene a valutare la professionalità dei membri del Consiglio superiore di sanità, ma l’adozione di metodi da regime sono un pericoloso precedente che mette a rischio la libertà di pensiero degli scienziati e la democrazia 
scritto da TIZIANO GOMIERO

L’Italia necessita certamente e urgentemente di una ventata di aria nuova, di un direttivo con idee e competenze. Non necessita però di un ritorno a metodi da regime. 

Che la nuova ministra della salute, Giulia Grillo, voglia valutare la professionalità e l’eventuale presenza di conflitti di interessi tra i trenta membri del Css (Consiglio superiore di sanità; cariche non remunerate) è cosa ragionevole e giusta. Rimuovere dagli incarichi istituzionali persone nominate a tali incarichi non per competenza ma per favoritismo politico o per interessi lobbistici, o che abbiano comunque un trascorso poco limpido, non può che essere di giovamento per il paese. I grossi interessi economici che caratterizzano molti campi della scienza, e in particolare il settore biomedico, rendono necessario un continuo monitoraggio della qualità etica e professionale degli scienziati. 

In Italia, la premiazione dell’appartenenza e dell’obbedienza ha spesso preso il sopravvento sulla competenza e sul merito. Questa consuetudine è una delle zavorre che ha trainato a fondo il paese. Che nel nuovo governo qualcuno si preoccupi della questione è un segnale di speranza. Anzi, sarebbe bene che si prendessero provvedimenti per tutte le istituzioni pubbliche. Per esempio, sarebbe ora di riformare l’università e metterla in linea con i paesi civili, prima che affondi del tutto. Non serve inventarsi nulla, ci siamo gattopardescamente inventati anche troppo, ora magari copiamo e basta. 

La necessità di monitorare il conflitto
di interessi anche dei grandi scienziati: il caso Baselga

Il dottor José Baselga è un famosissimo scienziato che lavora alla cura del cancro. Ha all’attivo un numero stratosferico di pubblicazioni scientifiche, 527 (database Scopus, un punto di riferimento per la valutazione della produttiva scientifica). I suoi lavori sono stati citati circa 90.000 volte, l’H-index è 138 (il valore dell’indice ci dice che 138 delle sue pubblicazioni sono state citate almeno 138 volte), cifre spaventose. Per dare un’idea del livello del dottor Baselga, la nostra Elena Cattaneo, uno dei più rinomati scienziati italiani, ha all’attivo “solo” 203 pubblicazioni (un numero già altissimo, anche per un settore come quello della genetica medica dove si lavora quasi prettamente in laboratorio e in grossi gruppi di ricerca), circa 16.000 citazioni e un H-index di 60 (di livello eccezionale). Di fronte a Baselga la nostra Cattaneo sembra una principiante.


Il valore di questi indicatori andrebbe spiegato più in dettaglio. Per esempio, in alcuni contesti può essere che il nome di uno scienziato di punta sia aggiunto a tutto ciò che viene pubblicato in un dipartimento al fine di aumentare le possibilità del dipartimento di vedere finanziati i progetti presentati da questo scienziato, dei quali beneficia poi tutto il dipartimento; e/o magari perché si rifà a un suo metodo; o ancora perché avere il suo nome sul lavoro aumenta la probabilità che sia accettato da una rivista importante. In condizioni di laboratorio, e di lavoro su cellule o su analisi di materiale genetico, la velocità con la quale si producono dati è molto più elevata rispetto alla ricerca di campo, dove magari servono anni di osservazioni e di dati per pubblicare i risultati di una ricerca. Avere grossi finanziamenti permette di avere grossi gruppi di lavoro e quindi di pubblicare molto di più, e il settore biomedico è uno dei settori di ricerca più finanziati. Comunque anche per il settore biomedico, livelli di produttività di un Baselga, o anche di una Cattaneo, sono eccezionali.      

Fino a poco tempo fa il dottor José Baselga dirigeva il prestigioso centro di ricerca sul cancro Memorial Sloan-Kettering Cancer Center, della Cornell University (Usa), e la rivista Cancer Discovery , pubblicata dalla Associazione americana per la ricerca sul cancro (American Association for Cancer Research – AACR). Il dottor José Baselga però è stato costretto a rassegnare le dimissioni dai suoi incarichi quando si è iniziato a scoprire che i risultati di alcune sue pubblicazioni erano stati manipolati, e che il dottor Baselga aveva occultato di aver ricevuto milioni di dollari di finanziamenti da importanti industrie del farmaco. Questo potrebbe spiegare le sue positive opinioni su alcuni farmaci antitumorali, opinioni non condivise da altri colleghi (che probabilmente non avevano ricevuto i citati finanziamenti). Il dottor José Baselga non ha avuto comunque di che preoccuparsi, è stato subito assunto dalla multinazionale del farmaco AstraZeneca, uno dei suoi finanziatori occulti. 

In un settore come la ricerca sul cancro, sono centinaia gli articoli che sono stati ritirati dalle riviste del settore, anche riviste importanti, per la scoperta di pratiche fraudolente. Ovviamente una percentuale minima rispetto al numero di articoli pubblicati, ma che tuttavia impone una riflessione sulla necessità di controlli più stringenti sulla qualità dei lavori e sui possibili conflitti di interessi dei ricercatori. 

Un altro aspetto che deve essere monitorato è il controllo che interessi lobbistici possono esercitare su intere categorie professionali. Per esempio, sempre nel 2018, sempre negli Usa, ha destato scandalo la scoperta che la Bayer, dal 2013 ha pagato ben dodicimila medici statunitensi perché suggerissero alle loro pazienti dispositivi anticoncezionali della Bayer risultati poi difettosi, con danno alla salute delle donne. Se tali medici (dodicimila!) hanno accettato denaro per vendere un prodotto, possiamo ritenere che possano aver accettato denaro anche per propinare ai loro pazienti altri prodotti di altre aziende (speriamo meno dannosi), e che se capitasse l’occasione lo farebbero anche in futuro. 

La maggior parte degli scienziati e dei medici sono certamente persone oneste e coscienziose. Ma se gli scienziati e le associazioni di categoria non riescono a mantenere una ferrea etica professionale al loro interno (il dottor Balsega continua a pubblicare articoli su riviste scientifiche per conto della AstraZeneca, lavori che magari saranno usati per decidere in merito a cure e politiche sanitarie, e i succitati medici prezzolati dalla Bayer continuano a prescrivere medicinali), non possono che alimentare la percezione “complottistica” che accusa tutto il sistema di inaffidabilità, e instillare la sfiducia nei cittadini. 

Le rivoluzioni sono necessarie, ma no ai regimi 

Dopo questa premessa, fatta per mettere in evidenza che anche i più illustri scienziati possono lasciarsi andare a comportamenti fraudolenti, e che il problema va affrontato e monitorato, passiamo al caso del ministro Grillo.

Credo che il ministro Grillo, a fronte di propositi condivisibili, abbia completamente sbagliato nel metodo e nel merito. L’attività di dossieraggio svelata da la Repubblica ha generato preoccupazione e proteste nell’opposizione, che ha chiesto le dimissioni del ministro. Qualche voce critica si è levata anche tra i parlamentari 5S.  

Il ministro Grillo, in sua difesa, ha reso pubblico il documento (piuttosto penoso, e che sembra confermare la carenza di professionalità nel M5S, principianti allo sbaraglio), e ha spiegato la sua azione in un video postato sui social. Per il ministro si tratta di una banale raccolta di informazioni disponibili a chiunque sui media, nulla di segreto dunque. Anzi, il ministro ha spiegato che i cittadini hanno il diritto di conoscere il curriculum delle persone che occupano cariche di tale rilevanza. Ha dichiarato che le decisioni in merito al Css sono state prese prima della raccolta di queste informazioni, e ha difeso le sue nuove nomine come incarichi affidati a stimati scienziati.

Confesso che non mi è piaciuto lo stile casereccio del video, con la ministra-mamma che dalla cucina di casa parla al pubblico mentre tende il cuore al bimbo che la invoca. Il ministro ha a disposizione ampi uffici dove può registrare le sue dichiarazioni in tutta tranquillità, e un parlamento a cui può riferire. Il reality familiare strappacuore ce lo può risparmiare.  

La Repubblica riporta che i dossier sono stati certamente resi pubblici dopo le nomine, ma le informazioni sono state raccolte prima. Come si può notare, nel documento postato dal ministro risulta ovvio che ciò che interessava identificare nel curriculum degli scienziati fosse principalmente la loro esperienza politica (di uno dei membri del Css è stata segnalata l’attività di giornalista pubblicista, di un altro l’aver operato Silvio Berlusconi nel 2016). 

Nei panni del ministro, con gli obbiettivi dichiarati di voler informare i cittadini, avrei chiesto ai membri del Css un dettagliato curriculum sulla loro attività professionale e avrei piuttosto cercato di individuare eventuali o potenziali conflitti di interesse. Spero che questo sia stato fatto per i nuovi incaricati, e che dettagliate informazioni siano rese pubbliche.  

Ma anche dando per buona la dichiarazione del ministro (nessuna attività di dossieraggio ma solo una banalissima raccolta di informazioni dal web), un serio problema si presenta quando le esperienze e gli orientamenti politici degli scienziati sono usati come metro di valutazione per le loro nomine a incarichi istituzionali. 

Il ministro Grillo ha dichiarato:

Siamo il governo del cambiamento, ho scelto di aprire le porte ad altre personalità meritevoli.

E in un post:

Rinnovare le commissioni aprendo le porte al nuovo, magari a chi pur avendo i titoli non ha i legami giusti, è un’operazione che il Paese probabilmente non ha mai visto e questo dà chiaramente fastidio a qualcuno.

Ottima idea, su questo non possiamo che essere d’accordo. Bisogna evitare che incarichi pubblici siano allocati in base a raccomandazioni politiche piuttosto che per meriti professionali. Fin qua seguiamo il ministro.  

Il ministro però dichiara anche che la raccolta di informazioni sulle idee politiche degli scienziati del Css è parte di un piano che prevede di separare la politica dalla scienza. E su questo punto il piano del ministro mi preoccupa. Certamente gli scienziati non devono essere dei burattini in mano a questo o qual partito o interesse lobbistico. Gli scienziati, almeno quelli che lavorano negli enti pubblici, devono operare per il bene della società, in modo indipendente da ogni condizionamento o interesse di parte.   

Ma che c’entrano le idee politiche dello scienziato con il merito in campo scientifico? Ovviamente, se le idee politiche di un membro del Css lo portassero a comportamenti contrari alla legge e all’etica, il ministro dovrebbe prendere dei provvedimenti. Ma detto questo, le idee politiche di uno scienziato, come di qualsiasi altro cittadino, non possono essere usate come metro di valutazione della sua professionalità, non si può fare, e non si dovrebbe nemmeno pensare. 

Ciò che il ministro Grillo propone è di selezionare gli scienziati in base alla loro neutralità politica, o a un voto del silenzio sulla politica. Questo è innanzitutto una sciocchezza. Anche se uno scienziato non fa politica attiva, o non esprime le sue idee politiche, ciò non toglie che possa avere una sua idea politica e che questa influisca sul suo lavoro. Molti degli accademici che nel 1931 furono costretti a dichiarare fedeltà al partito fascista continuarono a mantenere le loro opinioni politiche e magari ad agire di conseguenza. Ciò che si può valutare è solo come lo scienziato svolge il suo lavoro. Uno studioso ha il diritto di partecipare alla vita politica, e di esprimere le sue idee, come ogni altro cittadino. 

Qui di seguito alcune riflessioni sulle implicazioni che questo piano di separazione della scienza dalla politica potrebbe avere. Riflessioni che potrebbero sembrare un po’ troppo allarmistiche, ma che conviene fare come misura preventiva, dato che l’azione del ministro Grillo potrebbe creare un precedente che, se lasciato correre, potrebbe avere delle serie implicazioni. Infatti, se il messaggio che si vuole mandare è quello di consigliare agli scienziati di tacere sulla politica, la cosa si fa grave assai. 

L’idea di escludere uno scienziato dalle cariche istituzionali perché dichiara le proprie idee politiche o per la sua attività politica, è grave per almeno tre ragioni.

1 Va contro i dettami della costituzione italiana

L’articolo 21 della costituzione recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, articolo 49, Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

E va contro la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo Art. 19:

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Di insigni studiosi che si sono dedicati attivamente alla politica ve ne sono stati parecchi. Dal linguista Tullio De Mauro, all’astrofisica Margherita Hack, all’oncologo Umberto Veronesi, al bioingegnere Maria Chiara Carrozza. Alcuni scienziati sono stati anche ministri della repubblica. A meno che non si riscontrino comportamenti riprovevoli sotto il profilo etico-professionale, gli scienziati sono liberi di esprime le loro idee politiche, come qualsiasi altro cittadino. 

2 È un danno per il paese 

Forse il governo del cambiamento confonde il cambiare col distruggere. Per esempio, la professoressa Maria Chiara Carrozza (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), luminare della bioingegneria, è stata parlamentare per il Pd dal 2013 al 2018. Non penseremo mica di non fare riferimento alle sue competenze professionali per via della sua militanza politica? Su questa rivista ho criticano la professoressa Elena Cattaneo per la sprovvedutezza e la presunzione con la quale parla di agricoltura. L’ho criticata anche in quanto appartenente a una setta esoterica che critica altre sette esoteriche. Ma se dovessi creare una commissione sulle malattie genetiche, la professoressa Cattaneo sarebbe della lista, perché nel suo campo è un luminare. E se dovessi occuparmi di agricoltura chiederei l’opinione di qualche bravo agricolture anche se biodinamico, anche se ritengo le idee esoteriche di Steiner pura invenzione. Forse per dare un senso alla post-ideologia, termine caro al direttivo 5S, la potremmo definire come il cercare di imparare qualcosa da tutti, al di là della nostra ideologia. Ideologia, che a meno di non essere un arrampicatore sociale disposto a tutto (ma anche questa è una ideologia), ognuno di noi ha.   

Una nota sulla post-ideologia 

Non sono mai riuscito a capire bene l’idea di società post-ideologica idealizzata dal direttivo 5S. Probabilmente sono i miei limiti intellettivi. Certamente in ambito gestionale una certa dose di pragmaticità è necessaria per fare le cose. L’attaccamento a una ideologia, quando fine sé stesso, può causare un pericoloso immobilismo e l’incapacità di capire le dinamiche della realtà (poi “quando è moda è moda”, cantava Gaber). Però non trovo realistico, né tantomeno auspicabile, un cittadino senza una ideologia, focalizzato a risolvere i problemi dell’immediato, senza una strategia di lungo termine che includa una riflessione sulla organizzazione complessiva della società. 

L’Ideologia, in termini sociologici è “il complesso di credenze, opinioni, rappresentazioni, valori che orientano un determinato gruppo sociale” (dal dizionario Treccani). L’ideologia, banalmente, riguarda i principi sulla base dei quali una persona ritiene che la società si debba fondare. In questi termini non si può non avere una ideologia. Ritenere che le persone possano essere merci oggetto di mercato, vendute e comprate, come nelle società schiaviste, è una ideologia. Ritenere che le persone non possano essere merci oggetto di mercato è un’altra ideologia. Ritenere che tutti i cittadini debbano avere uguali opportunità è una ideologia, ritenere che alcune opportunità siano da riservare solo ad una classe specifica di cittadini è un’altra ideologia. Non vedo come si possa essere post-ideologici.

3 Apre la porta a uno stato di regime 

Laddove il fascismo chiedeva agli accademici l’adesione al fascismo, il M5S chiede agli accademici di tacere le loro idee politiche. Il fascismo puniva la mancata adesione al partito fascista con l’esclusione dal lavoro, il M5S penalizza chi rende pubbliche le sue idee. Certamente il fatto che in passato la tessera di un partito, più che la professionalità, potesse essere il viatico per il posto di lavoro è una consuetudine che va rimossa per il bene del paese (la famosa zavorra italiana, spartita come da manuale Cencelli). Tuttavia pretendere ora l’adesione a una post-ideologia dove non devono esistere idee politiche, e punire chi queste idee le esprime, non è cosa meno fastidiosa e deleteria. Ciò che accomuna i due apparenti opposti è l’obbiettivo, cioè il controllo e l’omologazione del pensiero e delle azioni delle persone. 

Il “protocollo” sviluppato dal ministro Grillo rischia di creare un precedente che ci potrebbe far cadere in una nuova inquisizione, in un maccartismo in salsa italica, con la caccia e cacciata di chi professa pubblicamente le proprie idee politiche, o anche solo di chi è amico di chi le professa, alla delazioni sulle tendenze politiche dei colleghi. Finanche all’assurdo, come quanto accaduto con Antonio Colombo, uno dei migliori cardiologi italiani, bandito dal Css sembra per aver operato Silvio Berlusconi nel 2016. L’adozione del modus operandi del ministro Grillo rischia di portare il paese dalla rivoluzione al terrore. Per esperienza sappiamo come queste cose una volta innescate possano rapidamente degenerare. 

I 5S devono chiarirsi le idee 

Se il comportamento delle istituzioni segue questa linea, si instaurerà nelle persone la paura di esprimere le proprie idee, l’inizio della fine della democrazia. È urgente che il M5S rifletta sulla sua filosofia politica.   

Il ministro Giulia Grillo è un medico e con una buona preparazione ed esperienza professionale post laurea. Certamente non un luminare, ma almeno ha qualche idea nel campo del quale si occupa il ministero che dirige. Una cosa non comune nei governi italiani, dove spesso i ministri sono caratterizzati dall’ignoranza della materia sulla quale dovrebbero sovrintendere (il precedente ministro della salute, Beatrice Lorenzin, è diplomata al liceo classico e ha lavorato come giornalista). Rattrista vederla rovinare su pratiche di altri tempi, pratiche che non ci saremmo aspettati dal nuovo che avanza, e che ci fanno temere il vecchio che ritorna.

Sarebbe bene che le diverse anime del movimento si confrontassero e riflettessero sulla direzione da prendere. Per questo servono i congressi aperti, quelle vecchie strutture tradizionali di cui erano dotati i vecchi partiti (non le strutture padronali che caratterizzano quelli attuali). Capisco l’entusiasmo per la tecnologia, ma non sempre il nuovo e il tecnologico è meglio. Se negli Usa si fosse votato col vecchio sistema carta e matita copiativa (indelebile), forse alcune elezioni presidenziali avrebbero avuto un risultato diverso. Travisando il nuovo col meglio non si è capito che era la vecchia matita copiativa quella che meglio garantiva la libertà! Il cambiamento è necessario, ma non tutto il vecchio è da buttare e non tutto il nuovo è da abbracciare alla cieca, col rischio di fare di una supposta rivoluzione una storia alla “fattoria degli animali”.   

Giulia Grillo e i rischi della post-ideologia ultima modifica: 2019-01-11T17:08:51+01:00 da TIZIANO GOMIERO

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