Letteratura. Il nuovo “caso austriaco”

Un'antologia curata da Giovanni Sampaolo dà conto della new wave di giovani scrittori che animano la scena letteraria contemporanea. Nella raccolta risalta il carattere sovranazionale o transnazionale, in continuità con la letteratura dell’Austria imperiale
scritto da MASSIMILIANO DE VILLA

Un contributo decisivo alla mediazione della cultura austro-tedesca in Italia è determinato dalla ricezione della letteratura mitteleuropea. Nel 1963, Einaudi pubblica la tesi di laurea di Claudio Magris, dal titolo Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna. Le interpretazioni che, sulla scorta dell’eredità iconologica imperial-regia, l’autore dà del Biedermeier austriaco, di Franz Grillparzer, dell’Austria felix, poi della finis Austriae e delle memorie imperiali nella letteratura novecentesca orientano il gusto dei lettori e favoriscono le molte traduzioni di letteratura austriaca del primo Novecento.

Dieci anni dopo, nel 1971, Magris pubblica, sempre da Einaudi, Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale: in queste pagine, diversamente dal Mito asburgico, la letteratura mitteleuropea è presentata dalla prospettiva del recupero memoriale e della perlustrazione del ricordo. Contemporaneamente, Adelphi pubblica le opere in traduzione di Joseph Roth. Grazie a Claudio Magris, ma anche alla riflessione filosofica di Massimo Cacciari, di Aldo Giorgio Gargani e di Ferruccio Masini, la cultura italiana si avvicina alla Mitteleuropa: Vienna e Praga cominciano a essere luoghi frequentati e conosciuti dal lettore italiano, mentre si risveglia l’interesse per la componente ebraico-orientale e yiddish che, negli stessi luoghi, ha dimorato per secoli.

Alla Vienna absburgica e al villaggio ebraico-orientale, nella continua oscillazione tra imperium e shtetl, i lettori italiani riservano un’accoglienza trionfale, grazie alle politiche editoriali di Adelphi, ma anche di editori più piccoli e di collane specializzate nella diffusione della letteratura mitteleuropea.

Dagli autori ormai classici dello spazio mitteleuropeo di lingua tedesca – tra tutti Franz Kafka, Rainer Maria Rilke, Robert Musil, Joseph Roth, Hermann Broch, Karl Kraus, Hugo von Hofmannsthal – gli editori, di seguito i lettori, accosteranno in un secondo momento la letteratura della nuova Austria.

Il segnale viene sul finire degli anni Settanta da Parigi, da dove Italo Calvino consiglia la lettura di Thomas Bernhard che, nel giro di pochi anni, sarà lo scrittore austriaco più tradotto, più introdotto e più frequentato nello spazio editoriale italiano. Con gli anni Ottanta, iniziano a infittirsi le traduzioni, le rappresentazioni, i dibattiti pubblici sulla narrativa e sul teatro bernhardiani.

La voce di questo “disturbatore della pubblica quiete”, i suoi monologhi battuti a martello, la sua parola idiosincratica, il suo universo letterario spietato e carcerario entrano da subito nel favore del pubblico, in parte sostituendosi a Peter Handke, a sua volta molto seguito in Italia sin dagli anni Settanta, in tutto il suo tragitto da enfant terrible della letteratura austriaca, iconoclasta, provocatore e sperimentatore teatrale fino alla scrittura concepita come spazio dell’interiorità. Un caso a sé nella ricezione della letteratura austriaca in Italia è costituito da Ingeborg Bachmann, dalla sua poesia intrisa di soggettivismo e ricerca interiore, nata spesso sotto il cielo romano.

Ingeborg Bachmann

Altri nomi potrebbero essere fatti, a proseguire la linea della mediazione austriaca in Italia, da Elias Canetti, scoperto tardivamente dopo il Nobel del 1981, a Gregor von Rezzori, oggetto di una più recente appropriazione, che riportano lo sguardo del lettore alle memorie della Grande Austria e delle sue province estreme, fino a Marlen Haushofer e al più recente “caso letterario” di Christoph Ransmayr.

Oltre queste tessere letterarie che hanno creato la solidità, ma in qualche modo anche la rigidità del canone – tessere incastonate nelle loro rese italiane e nel loro stile traduttivo, spesso targato Adelphi o Einaudi – esiste però una generazione di giovani scrittori austriaci che poco o nulla dividono con il mainstream letterario, nato all’ombra del mito absburgico o dopo il suo collasso, che non danno voce alle usuali teologie negative e alle gioiose apocalissi della sua letteratura intesa – prendendo a prestito la felice definizione di Karl Kraus – come “laboratorio della fine del mondo”.

Di queste nuove voci della letteratura d’Austria, portatrici di una specificità ulteriore, si fa cassa di risonanza un recente volume, curato dalla sezione cultura del Ministero degli esteri austriaco, con lo scopo di diffondere la letteratura austriaca meno conclamata. Il volume, dal titolo già in sé polisemico SchreibART Austria, presenta uno spaccato della scena letteraria contemporanea, campionando la voce di quindici autori “emergenti”, selezionati da una giuria di qualità.

L’edizione italiana di questa nuova antologia, Nuove scritture dall’Austria,* nata sotto gli auspici del Forum Austriaco di Cultura di Roma, è stata pubblicata a cura di Giovanni Sampaolo.

Il carattere collettivo di questo volume costituisce, in sé, già un pregio. Le traduzioni, realizzate dagli studenti e da altri collaboratori, riviste e armonizzate da Giovanni Sampaolo, restituiscono in italiano una letteratura austriaca che si lascia alle spalle la dimensione aurea del mito absburgico e propone temi differenti. Si tratta di un libro plurimo, non solo in quanto antologia ma in forza della plurivocità e della polifonia che ne sono il tratto distintivo.

Sono diverse le voci che formano questa raccolta e ognuna veicola un personale punto di vista sul mondo, un’intenzionalità narrativa, una propria lingua, talora addirittura un idioletto, mediante i quali narratori e personaggi – spesso le due istanze coincidono – porgono al lettore valutazioni e rappresentazioni della realtà circostante.

Dando voce alla propria origine lontana e diversa rispetto al décor viennese e urbano, i testi di Thomas Arzt, Dimitré Dinev, Alois Hotschnig, Anna Kim, Michael Stavarič e degli altri autori contenuti in questa silloge esprimono un’ottica centrifuga, distesa su un orizzonte altro, espressa in un altro linguaggio, oltre a uno sguardo insieme eccentrico e spaesato, che rompe i confini della patria nazionale austriaca, facendosi portavoce di uno spiazzamento geografico e culturale. Itineranti tra più lingue e più culture, i nuovi autori austriaci, nati tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta del Novecento, rivelano al lettore italiano un paesaggio letterario vivace e molteplice, mostrando il dispiegarsi di un discorso comune e l’affiorare di tematiche analoghe ai meglio conosciuti giovani autori della Repubblica federale tedesca.

Le difficoltà della vita nella capitale, la provenienza da fuori dell’Austria e la dissonanza inevitabilmente creata da questa alterità, i tentativi di integrazione, l’incontro con la marginalità e la residualità delle periferie del mondo, la rete e la superficiale complessità espressa dai nuovi media e dalle nuove modalità di comunicazione sono solo alcuni tra i temi che emergono dagli assaggi di scrittura che questa antologia offre, dove il tratto comune è rappresentato, pur nell’assenza di esplicite dichiarazioni di poetica o di intenti programmatici, dallo sfrangiarsi dell’io, dalla permanente e necessaria negoziazione dell’identità, dal pericolo rappresentato, al contrario, da ogni irrigidimento definitorio.

Ciò che meglio risalta nella raccolta è forse proprio il suo carattere sovranazionale o transnazionale e, almeno in questo senso, si intravvede una continuità tra la new wave austriaca e la letteratura dell’Austria imperiale. Dentro la composizione plurale e contemporanea rappresentata da queste nuove scritture, rimane una traccia del vecchio Vielvölkerstaat, dell’Impero austro-ungarico dai molti popoli.

Il “caso austriaco” è, in questo senso, emblematico da sempre: dietro la maschera dell’Austria felice, dove il molteplice magicamente diventa uno, gli austriaci d’Impero sono perpetuamente divisi tra il senso di appartenenza alla cultura di lingua tedesca e la presenza simultanea delle più disparate nazionalità, con il loro portato linguistico e culturale.

Tra Otto e Novecento, è stato detto, gli austriaci vivono una permanente “guerra civile dell’io”, costantemente segnati da crisi identitarie e minacciati dalla perdita del sé. Un concetto analogo di identità austriaca emerge dalle pagine di questo nuovo volume: un’identità quanto mai labile e volatile, sottoposta a continue sollecitazioni, costantemente sul punto di divenire altro da sé, dove ambiguità, ambivalenze, spesso anche schizofrenie sono sempre vicine al punto di innesco. Un’identità che si gioca tra un milieu di lingua tedesca e un ambiente interiore legato all’origine.

Così come la Osterweiterung, l’espansione verso est, era una delle linee principali della politica imperial-regia, così questa componente “orientale”, mistilingue e multiculturale, risalta dalle Nuove scritture dell’Austria: molti degli autori rappresentati, si è detto, hanno radici in Slovacchia, in Bulgaria, in Polonia, in Moravia persino in Corea, e la loro scrittura intercetta questioni urgenti e attuali, come la migrazione, la perdita delle coordinate, la fuga, la lacerazione, il patto identitario costituito dall’intersecarsi di origine, luogo di transito o di permanenza, la perdita dell’infanzia e, metonimicamente, dell’innocenza, l’arricchimento del paradigma culturale austriaco con apporti diversi e insieme la fragilità dell’aurea utopia multiculturalista. Tutte tematiche che, ora più che mai, dimostrano l’attualità e la rilevanza culturale di questa antologia e cha fanno attendere, con curiosità e interesse, il suo seguito, un volume nato interamente in Italia, questa volta senza un precedente austriaco, con una scelta di testi alla cui resa lavorerà un’équipe di traduttori, coordinati ancora una volta da Giovanni Sampaolo.

*La raccolta “Nuove scritture dall’Austria” (Artemide, Roma 2017, 137 pp.) è un’opera a più mani, nata in aula e frutto della didattica del germanista Giovanni Sampaolo, all’interno del corso di laurea magistrale in Letterature e traduzione interculturale dell’Università di Roma Tre. È stata di recente presentata a Venezia, a cura di Sandra Paoli e con letture dell’attrice Sabina Tutone, con Giovanni Sampaolo, Andreina Lavagetto, di Ca’ Foscari, e Massimiliano De Villa, presso lo Spazio Micromega Arte e cultura.

Letteratura. Il nuovo “caso austriaco” ultima modifica: 2019-01-11T23:15:40+00:00 da MASSIMILIANO DE VILLA

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