Elena Cattaneo. L’arte di comunicare scomunicando

Magistrale interpretazione della nostra professoressa, ospite al programma di Corrado Augias “Quante storie”.
scritto da TIZIANO GOMIERO

Lo scorso 30 gennaio il programma di Corrado Augias, Quante storie, in onda quotidianamente su Rai 3 alle 12:45, ha ospitato la professoressa Elena Cattaneo [La trasmissione può essere rivista al sito Raiplay]. Da vedere perché è veramente un gioiello d’arte comunicativa, un piccolo capolavoro nel suo genere, la disinformazione. Ma non perdiamoci in questi dettagli: informazione, disinformazione, scienza, bufale… dettagli insignificanti. Qua parliamo di una forma d’arte, e l’arte è arte.

Di una opera d’arte possiamo non condividere i contenuti, il messaggio, gli aspetti morali, ma quando è arte ne va dato atto. Un film come “Ultimo tango a Parigi” di Bertolucci per qualcuno può essere scabroso, osceno o immorale, ma dobbiamo concordare che è un gran film. Il tema, la recitazione, la tensione che riesce a generare, e il drammatico e tragico colpo di scena finale: arte, appunto.

Il programma di Augias ospita autori che presentano i loro libri. Nella puntata del 30 gennaio, di un libro si parla solo nell’ultimo minuto del programma (prima non è mai citato). Si tratta di “Illuminismo adesso. In difesa della ragione, della scienza, dell’umanesimo e del progresso”, l’ultimo libro di Steven Pinker, un famoso psicologo e linguista canadese che lavora a Harvard. Libro che la professoressa non ha letto, e infatti nulla dice in proposito. Pare nemmeno conosca chi sia il noto collega, uno dei massimi studiosi dell’evoluzione del linguaggio, che ha al suo attivo una decina di libri divulgativi, tutti di notevole successo, molti dei quali tradotti anche in italiano. D’altra parte non era là per commentare il libro.

Non mi dilungo nel riassumere la puntata, e invito chi mi legge a guardarla, vale la pena. Desidero invece sottolineare alcuni passaggi, perché meritano la nostra ammirazione, per la classe, la padronanza della tecnica… per l’arte esibita, insomma.

Si inizia. Ovviamente mi aspetto la presentazione di un nuovo libro dalla professoressa. Ma dato che non lo vedo nominare, inizio a chiedermi cosa vi sia andata a fare Cattaneo da Augias. In un primo momento penso a un’intervista alla carriera, dove Cattaneo ci parlerà delle sue ricerche e della sua vita. Ma ecco che inizia la disquisizione sul fatto che la gente non capisce la scienza e per questo la teme, e ho già capito che sarà una trasmissione molto interessante.

Dopo una manfrina di riscaldamento, dal minuto 15 ecco la nostra cimentarsi nel suo personaggio più riuscito, l’agro-esorcista, che lancia il suo monito “vade retro agricoltura biologica, Omg venga il vostro regno e liberateci per sempre dal male”. Personaggio nel quale si esibisce sempre ad alti livelli interpretativi.

Cattaneo attacca, parla delle evidenze scientifiche che devono indirizzare la politica. La politica ha il compito dell’organizzazione della nostra società, incalza Cattaneo. Ed eccola, come per caso, buttare là un esempio: “se la politica deve decidere su un tema che ha a che fare con l’agricoltura o con le piante geneticamente modificate”. Sorrido, già m’immagino il seguito. Dài Elena, raccontaci ancora quella del cornoletame e dell’esoterico biologico, vai che sei forte!

Di rincalzo, Augias ci dice che, per caso, hanno proprio un documento filmato sul tema (quando si dice lavoro di squadra), e che sarebbe curioso sapere che ne pensa Cattaneo. Ma lo sanno tutti che ne pensa Cattaneo, sono anni che ha colonizzato i media e ci martella con i suoi Ogm… Il documento filmato apre con Steiner e la storia delle sue lezioni, e si inizia a confondere il biodinamico col biologico, visto che non si spiega in che consista l’agricoltura biologica. Poi eccolo finalmente apparire, il fatidico cornoletame. Tutto secondo copione.

Al rientro in studio, Cattaneo c’informa che l’agricoltura biodinamica, che definisce una pura follia, è entrata in un decreto di legge che equipara questo esoterismo all’agricoltura biologica, la quale, continua Cattaneo, è una agricoltura retrodatata e arretrata. Uno sketch già visto, ma che trovo sempre di grande effetto, un po’ come rivedere un classico della commedia, tipo “Amici miei”: diverte sempre.

Certo, nessuno si preoccupa di spiegare all’ascoltatore in che cosa consista l’agricoltura biologica. Per cui, chi non sia già informato in proposito, da un discorso del genere potrebbe credere che l’agricoltura biologica abbia a che vedere con l’esoterico biodinamico (una tecnica comunicativa già collaudata dalla nostra professoressa), e che sia una pratica agricola ferma a un secolo fa. Nemmeno si spiega che il biodinamico è equiparato al biologico in quanto segue gli stessi disciplinari di legge, per cui per la legge è fondamentalmente la stessa cosa. Poi possono anche spargere della sabbia magica nei campi, ma questo non cambia molto per le pratiche agronomiche e per il rispetto del disciplinare. Nessuno ha da ridire se un chirurgo, che sia anche cattolico, prima di un intervento va a dire una preghiera nella cappella dell’ospedale e si bagna con l’acqua santa. Basta che durante l’intervento segua le adeguate procedure, e non lasci un crocefisso dentro al paziente.

Ma questi sono appunti di poca importanza, non perdiamoci nel merito della correttezza dell’informazione, dettagli insignificanti appunto. Apprezziamo piuttosto il valore artistico a cui siamo di fronte.

Ci dice Cattaneo che chi produce e vende prodotti biologici inganna il consumatore facendogli credere che questi prodotti abbiano un valore maggiore. Al minuto 21:10 Cattaneo c’informa che ha studiato tutta la letteratura scientifica disponibile, e che non c’è prova che siano prodotti migliori. Entriamo così nel vivo del pezzo. Il pathos inizia a farsi palpabile, la professoressa ci prepara a sconvolgenti rivelazioni… sono in trepida attesa.

Nel mentre, penso che la professoressa non ha letto abbastanza. I benefici dell’agricoltura biologica sono parecchi. I prodotti biologici sono privi di residui di pesticidi di sintesi, che non essendo usati non rimangono nemmeno nell’ambiente (tranne per il solfato di rame, che però si usa anche in agricoltura convenzionale). Gli animali allevati col metodo biologico minimizzano l’uso degli antibiotici (anzi, un animale che sia stato trattato con antibiotici deve rispettare un periodo di detossificazione prima di poter essere immesso nel mercato). Lo sviluppo della resistenza agli antibiotici da parte dei batteri è un grave problema perché mette a rischio la salute umana. I medici da tempo chiedono che si riduca l’uso degli antibiotici negli allevamenti intensivi, dove si usa più della metà di tutti gli antibiotici prodotti a livello mondiale (l’ottanta per cento negli USA). Antibiotici che servono sia a prevenire la diffusione delle malattie negli allevamenti intensivi, che a velocizzare l’ingrasso degli animali (per questo uso sono proibiti in Europa).

Certo, alcuni autori sono scettici sui benefici nutrizionali dei prodotti biologici, ma la maggior parte dei lavori conferma che i prodotti biologici hanno migliori qualità nutrizionali. Possiamo discutere su quanto queste migliori proprietà nutrizionali siano poi efficaci nel migliorare la salute dei consumatori, ma le differenze ci sono. I risultati di un recente progetto di ricerca diretto dal nutrizionista Carlo Leifert, della Newcastle University (Regno Unito) e finanziato dalla Commissione europea, hanno evidenziato una differenza tra il venti e il settanta per cento nel contenuto di antiossidanti (sostanze benefiche per la salute) nella frutta e nella verdura prodotti col metodo biologico, rispetto ai relativi prodotti convenzionali. Il professor Leifert sostiene che tale differenza equivale a mangiare tra una e due porzioni in più di alimenti convenzionali. Il lavoro di Leifert e colleghi è stato pubblicato in una delle più importanti riviste scientifiche del settore nutrizione, il British Journal of Nutrition (il lavoro è liberamente accessibile al sito della rivista).

Come dicevo, non perdiamoci in questi dettagli insignificanti. L’arte è ciò che ci deve rapire. La fierezza nella dizione, lo slancio interpretativo, l’emanazione del verbo, la grande artista.

Ma sappiamo che Elena può fare di più. E infatti pochi secondi dopo, eccola rivelarci, col dramma nel cuore, la dura e crudele verità:

il biologico è una procedura con un sacco di deroghe, che dice di non usare pesticidi o fitofarmaci, in realtà li usa in deroga… poi c’è questa idea che faccia bene all’ambiente.

Brava, applausi a scena aperta! Un colpo di genio. “Cos’è il Genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione”, dice il Melandri in “Amici miei atto secondo”. La mia più totale ammirazione, Elena sei un mito!

Magari si dovrebbe anche precisare che, se un agricoltore biologico usa pesticidi non autorizzati (come sottilmente ci lascia intendere Cattaneo) per qualsivoglia ragione, poi per almeno due anni non può più vendere i prodotti come biologici. Cioè, in nessun caso si possono vendere prodotti trattati con pesticidi di sintesi come biologici, è un reato. Credo che questo lo sappia benissimo anche Cattaneo, non può essere così sprovveduta, ma forse mi sbaglio.

Di nuovo, non perdiamoci sui dettagli. Ammiriamo invece il pelo sullo stomaco della professoressa, che davanti a milioni di persone riesce a cimentarsi in una impresa recitativa che solo in pochi, in genere di scuola politica, riescono a praticare con tale disinvoltura, “come se fosse antani” (cit. Conte Mascetti).

Per certi versi la professoressa mi ricorda un po’ il rapporto con l’arte di un Nerone. Quel senso di onnipotenza che rende il potente un essere farsesco, e allo stesso tempo compiaciuto di sé stesso e della sua interpretazione.

Perché tutto ciò? Da alcuni anni stiamo assistendo a una vera e propria campagna mediatica diffamatoria contro l’agricoltura biologica. Una campagna che nell’ultimo anno ha raggiunto livelli scandalosi. Forse, come ipotizza qualcuno, l’espansione del mercato bio inizia a dare fastidio. Bisogna quindi ridimensionarlo, magari screditandolo presso i consumatori, con qualsiasi mezzo.

Dai dati ISMEA, nel 2016, erano certificati bio 1,8 milioni di ettari di superficie agricola, il quindici per cento della superficie agricola utilizzata (circa 12,5 milioni di ettari). Al 2017, nel settore lavoravano più di 70.000 operatori, molti dei quali giovani. Tra il 2016 e il 2017 il consumo di prodotti biologici è aumentato per tutti i tipi di prodotti tra il dieci e il venti percento, il consumo di vino biologico è cresciuto del cento per cento, dunque raddoppiato in un anno! Il biologico fa il 3,5 percento del totale delle vendite alimentari, cioè sui 5,5 miliardi di euro (nel 2017 le vendite alimentari sono state di 160 miliardi di euro): cinque volte il valore del 2000, con una domanda che supera l’offerta, per cui un mercato in espansione. Il biologico vale il cinque per cento dell’export agroalimentare italiano, circa due miliardi di euro.

Un tale trend potrebbe, per esempio, rendere sempre più difficile fare lobby per portare la politica all’apertura sulla coltivazione degli Ogm. E potrebbe essere urgente screditare l’agricoltura biologica prima che si espanda ulteriormente.

Concludo concordando con Cattaneo sull’unica cosa sensata che ho ascoltato in questa intervista, il fatto che gli studenti devono potersi iscrivere liberamente all’università. La selezione si faccia agli esami, sulle materie di studio, come un tempo, non mediante test d’ingresso a volte fatti a vanvera. Se Cattaneo si occupasse di cose serie… ma temo che oramai la passione per l’arte abbia preso il sopravvento. Prima o poi sarà doveroso insignirla anche di un premio alla carriera.

Elena Cattaneo. L’arte di comunicare scomunicando ultima modifica: 2019-02-08T17:46:17+00:00 da TIZIANO GOMIERO

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1 commento

Filippo 12 Febbraio 2019 a 15:36

Donna con la coscienza sporca. Ma arriverà al giustizia anche per lei.

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