Tre ore in piedi. Viaggio istruttivo nel mondo d’oggi

Una piccola, minima vicenda su un bus di linea tra Montevideo e Colonia propone un tema di crescente rilievo nel nostro tempo in cui la necessità di trasporto resta prevalente, malgrado i progressi della comunicazione a distanza
scritto da GIULIANO SEGRE

[COLONIA DEL SACRAMENTO, URUGUAY]

Se ne parla da tempo. Nella rincorsa al risparmio nel mondo sviluppato in questa fase economica si potrebbe ridurre il prezzo del biglietto aereo facendo viaggiare in piedi una sezione dei viaggiatori.

Michael O’Leary, padre-padrone di Ryanair ci ha già pensato. Si sono visti anche alcuni progetti – anche italiani – che prevedono una specie di balaustra alla quale allacciare la cintura di sicurezza ovvero un sedile quasi verticale che farebbe assomigliare questi risparmiatori estremi a cavalieri senza cavallo. Ryanair poi non ha proseguito nel suo progetto, ma non è detto: la crisi persistente promuove mostri.

La base del ragionamento era articolata: per molti mezzi di trasporto collettivo non è necessaria la dotazione di sedili. Tram, filovie, autobus urbani offrono alcuni posti a sedere, ma la maggioranza dello spazio disponibile è libera per passeggeri eretti. Altri mezzi rovesciano questa specifica modalità di trasporto, ma consentono comunque la presenza di passeggeri in piedi per alcune tratte intermedie. Per altri infine non se ne parla proprio: tutti i passeggeri hanno un sedile prenotato, con tanto di numero evidenziato: oltre agli aerei, i treni veloci e i pullman a lunga percorrenza. Almeno in paesi in fascia alta di reddito procapite: India e Bangladesh non fanno storia in questo ambito e altrove è possibile che qualche sovraccarico si determini in emergenza.

Ma la terra è grande e quando meno te la aspetti incontri esperienze inattese. In un paese di alta civiltà e di storia recente assai diversa da tutti i suoi confratelli sudamericani capita di imbattersi in una vicenda – per quanto piccola – inattesa: il viaggio in piedi per un percorso di più di tre ore dalla partenza dalla capitale Montevideo e arrivo in una interessantissima cittadina del nord dell’Uruguay, Colonia del Sacramento, per alcuni aspetti intonsa rispetto alla sua edificazione fine Settecento. Esperienza non vissuta da chi scrive che stava comodo nella sua poltrona “first class”, ma poi ripetuta da altri “utenti” per percorsi parziali, ma altrettanto impegnativi, di modo che poi per tutto il viaggio siamo rimasti seduti all’altezza delle cinture di questi co-viaggiatori.

Dunque si trattava di normale amministrazione con una apocrifa seconda classe chiaramente non definita, ma certamente nota a chi la utilizza, pagando un “derecho de embarque” di evidente utilità economica, ma con pari sovraccarico del mezzo di trasporto e aumento della rischiosità.

Una piccola, minima vicenda di viaggio, che apre però un tema di una sicura importanza: la necessità di trasporto è comunque restata prevalente nel mondo, malgrado i progressi della comunicazione a distanza, e le strutture di trasporto non riescono a seguire la domanda fornendo un’offerta coerente. La storica distinzione fra trasferimento breve e viaggio lungo va complicandosi e neppure la diversità dei mezzi di trasporto fornisce la giusta risposta per le esigenze di massa, costruendo forzature che talvolta si scaricano fisicamente sui mezzi, ma anche sui supporti dei medesimi, che sovente sono ponti.

Tre ore in piedi. Viaggio istruttivo nel mondo d’oggi ultima modifica: 2019-02-09T18:32:56+00:00 da GIULIANO SEGRE

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