I beni che sono il bene di tutti

"Cultural Heritage. Scenarios 2015-2017" propone cinquanta interventi che vedono protagonista indiscussa la questione dell’eredità culturale materiale e immateriale in Europa
scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

Quanto vale il servizio da tè in argento ricevuto da zia Caterina venti anni orsono? E quanto vale poter servire il tè agli ospiti raccontando della zia Caterina? Quanto vale Palazzo Ducale a Venezia? Più o meno quanto l’abilità di creare una forcola? Si può conteggiare il valore di insegnare la creazione di una gondola?

Tanto questi beni tangibili quanto queste esperienze intangibili hanno un valore oggettivo e soggettivo, molto personale, e se legati a emozioni particolari diventano inestimabili.

Su un argomento così vasto e complesso è stato pubblicato, attesissimo, un volume: “Cultural Heritage”, Eredità culturale, che impregna di significato le storie di vita dalle origini fino ad oggi.

Spiega Simona Pinton, curatrice del libro con Lauso Zagato:

Il volume dà voce ad affascinanti studi sui diversi profili del patrimonio culturale, tangibile e intangibile in una prospettiva internazionale e interdisciplinare. Eppure, come dimostra il costante riferimento alla Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale, per la società, le prassi, i saperi e le tradizioni, anche collettive, siano esse nidificate o meno nell’humus di Venezia e della Regione Veneto, offrono un sapore già marcatamente europeo. Non per nulla è stato inserito nella collana “Sapere l’Europa, sapere d’Europa”, che esprime il desiderio di indagare le sfaccettature del processo di integrazione europea, non ignorandone i risvolti più burocratici e discutibili, ma sapendo guardare al di là di essi, nella logica di dare spazio anche ai sentimenti e all’immaginazione nell’interesse comune volto alla salvaguardia del patrimonio culturale proprio e altrui.

Nelle parole di Luisella Pavan-Woolfe, direttrice del Council of Europe di Venezia, “Cultural Heritage”

è un testo strategicamente pratico che definisce come l’eredità può oggi diventare una risorsa grazie a tre motivi chiave: la coesione sociale, lo sviluppo economico, e lo sviluppo cognitivo attraverso l’apprendimento durante la nostra intera esistenza. Ci sono inoltre esempi sul fare, ognuno per il proprio Paese, che danno sostanza alla gestione europea attuale del patrimonio culturale.

Lauso Zagato ricorda che

questo libro nasce grazie a una necessità sorta durante l’organizzazione del convegno nel novembre 2015 con lo stesso titolo: “Cultural Heritage”. Ci fu una call a cui risposero tanti interventi interessanti, troppi per inserirli in una sola giornata di discussione; pensammo dunque a un volume che li comprendesse tutti.

“Cultural Heritage. Scenarios 2015-2017”, edito da Edizioni Ca’ Foscari Digital Publishing, propone ben cinquanta interventi che vedono protagonista indiscussa la questione dell’eredità culturale materiale e immateriale in Europa, con riflessioni mirate o esempi che vanno dalla questione locale, quasi intima, della tradizionale saga dei carraresi in Molise, passando attraverso il nodo dei beni confiscati in periodo fascista e della loro restituzione, o sul che fare e quali leggi provvedano alla salvaguardia del bene rispetto al terrorismo o nei casi di conflitto – crimini di guerra e crimini contro l’umanità -, o di catastrofi naturali. 

Quattro parti distinte e che si accavallano:

1. Il patrimonio culturale brucia: con interventi su “normativa internazionale e in relazione alla distruzione intenzionale”, ma anche proposte di preservazione, ed esempi di emergenza in Yemen, o case study in Messico, e un intervento dal titolo “memoria dell’effimero” per toccare con mano l’intangibile.

2. Il patrimonio culturale ispira – che si apre con un intervento del noto antropologo brasiliano Antonio Arantes – per poi dividersi in due sotto categorie: “Patrimonializzazione e Comunità” e “Culture diritti, identità”: con argomentazioni sugli elementi della Convenzione di Faro e il diritto al patrimonio come diritto umano.

Spiega Luigi Vero Tarca, direttore di Cestudir:

È sempre più chiaro che l’individuo esiste come persona solo come appartenente a una cultura, cosicché la semplice sopravvivenza dei singoli individui di una stirpe non garantisce a quella stirpe il diritto di esistere.

3. Il patrimonio culturale condensa è dedicato alle Scuole Grandi di Venezia, la Scuola Dalmata e l’Associazione Chorus, quest’ultimo

un modello all’avanguardia con la realizzazione di una rete iniziata con Donaldo Marangoni per salvare le chiese che rischiavano la chiusura già negli anni Novanta. In Europa si contano fino a 600mila edifici storici in gran parte di valore storico religioso, mentre solo in Italia sono 85mila le chiese di valore storico religioso

spiega Rita Sartori, tra le relatrici del volume.

Maria Laura Picchio Forlati spiega la piccola grande realtà delle Scuole storiche di Venezia come San Rocco e ricorda come siano

i privati che si fanno carico d’interessi generali che gestiscono il patrimonio culturale identitario e che a titolo gratuito lavorano a tempo pieno.

La terza parte contiene inoltre una riflessione sull’Eredità culturale al confine tra Italia e Slovenia, e una sull’Africa quale icona della coscienza coloniale italiana, oltre all’esempio dell’Ecomuseo della Pastorizia, e un case study in Canada.

4. Il patrimonio parla alle mani e al cuore o muore

Questa parte segue un excursus tra le tradizioni, i beni, i saperi, raccontando possibilità, metodi e strumenti per renderli “partecipati” alla comunità. 

Lauso Zagato e Simona Pinton

Sfogliando e leggendo le circa mille pagine del volume si parte da Venezia e via acqua o via terra (il problema della Laguna, il futuro dell’Arsenale, le botteghe artigiane che stanno scomparendo), si attraversano i confini italiani ed europei, ognuno disseminato di esempi, di legislazione superata, abusata o troppo indefinita quando attuata; di storia che si interseca con la geografia, le testimonianze di vita personale, i casi di intangibilità che sono divenuti patrimonio dell’umanità, e i flussi migratori di eredità culturale collegandosi ad altri nuovi casi, a nuove storie, uguali nella preziosità diverse nel racconto.

Un esempio? La laguna di Venezia.

Dobbiamo impegnarci per ristrutturare il ruolo della laguna come mediatore, accentratore di relazioni sociali.  A questo fine due capisaldi – Il Comitato per l’Ecomuseo della Laguna e quello per la Salvaguardia di Venezia dell’Unesco – sono impegnati per rafforzare le fila tra le varie istituzioni, associazioni e cittadinanza che circondano la laguna, anche con attività quali il Festival in  Laguna, sostenuto dalla Commissione europea,

ricorda Francesco Calzolaio di Venti di Cultura.

E solo attraversando qualche centinaia di pagine del testo si raggiunge la problematica spinosa e irrisolta delle comunità indigene degli Indiani d’America.

Tra le innumerevoli questioni il volume tenta di rispondere a più voci alla domanda su che futuro potremmo vivere con la distruzione del patrimonio intangibile in caso di conflitto o cataclismi naturali, senza tralasciare i territori occupati, che siano tali a causa di conflitti economici, politici o religiosi. Qui sono presentati due filoni scientifico-disciplinari principali: una visione antropologica e una giuridica a cui si aggiungono riflessioni provenienti dal settore economico e da quello filosofico.

Intanto nella dichiarazione Unesco del 2003, art VII si afferma che

Gli Stati dovrebbero prendere tutte le misure necessarie in accordo con il diritto internazionale, per stabilire una giurisdizione globale con sanzioni per coloro che commettono o ordinano di commettere atti di distruzione  di patrimonio culturale  di grande rilevanza per l’umanità, che sia  oppure no incluso nella lista del patrimonio da difendere Unesco o di altra organizzazione internazionale.

Spiega Gabriella Venturini, dell’Università di Milano:

recentemente il mondo è rimasto profondamente scioccato dalla distruzione dell’eredità culturale in Siria. Durante i conflitti la fortificazione nella città di Hatra con duemila anni di storia, il sito archeologico di Nimrud e la città di Palmira, da sempre gioiello tra i più preziosi della nostra eredità, sono stati costantemente sotto il mirino dello Stato islamico per un piano a lungo termine di ‘pulizia culturale’ ma anche con lo scopo pratico di rafforzare gli sforzi per evitare gli illeciti traffici di beni culturali. 

È importante sottolineare la natura unitaria di eredità culturale tangibile e intangibile perché conosciamo bene i rischi nel caso di parcellizzazione di questi concetti il razzismo sofisticato a discapito dell’intangibile. In questo contesto la Convenzione di Faro è più che preziosa,

dichiara Zagato.

La convenzione di Faro consegna ai cittadini, singolarmente e insieme, un posto importante nel governo e nella gestione del patrimonio culturale sulla scia dei Diritti dell’Umanità di fatto essa raccomanda il rispetto delle diverse interpretazioni del patrimonio culturale; e la distruzione del ponte di Mostar è stato elemento detonatore nella convenzione come appunto patrimonio comune d’Europa,

insiste Prosper Wanner, della Coopérative Hotel du Nord di Marsiglia -,

Senza dimenticare, aggiunge Zagato, che

uno dei maggiori ostacoli da superare sottolineato dalla Convenzione di Faro è di mutare la visione dell’eredità comune come un insieme di beni da proteggere in un qualcosa di universale e trasversale. Questo era appunto lo scopo nel loro utilizzo in passato e nel nostro presente e resta l’auspicio di rinnovamento in tal senso nel loro futuro. Un’eredità viva è un’eredità mutevole.

Detto ciò, la ratifica della Convenzione di Faro in Italia sarebbe un passo importantissimo che potrebbe mettere una base, stabilire uno zoccolo duro, un rapporto irreversibile tra vecchia e nuova Europa. Finora, infatti è stata ratificata da Paesi giovani nel loro ingresso in Europa. Ed è inutile nascondere che la Brexit avrà effetti nefasti sul patrimonio culturale: già la decisione di abrogare la direttiva 60/2014 sulla restituzione del patrimonio culturale è fonte di legittima preoccupazione – ove si pensi che la Gran Bretagna non è mai stata parte alla Convenzione Unidroit (sui beni culturali rubati o illecitamente esportati concerne il ritorno internazionale dei beni culturali rubati o illecitamente esportati) – su quale sarà la disciplina del patrimonio culturale in un Paese ormai slegato dalle normative in vigore nel resto d’Europa.

Il volume chiude e torna su Venezia, anche luogo d’origine dello studio, con un’intervista a Saverio Pastor, artista di forcole e remi, e Alessandro Ervas, fabbro artigiano da generazioni.

Bisogna usare un termine forte, ma purtroppo adeguato alla situazione : la sterilizzazione culturale della città è nella sparizione del patrimonio materiale e nella disgregazione del patrimonio dei saperi legati alle forme di produzione,

sottolinea Ervas.

La memoria storica, rimarca Pastor,

è il più importante valore posseduto dalla comunità patrimoniale: in una città come Venezia, se non ricordiamo le nostre radici, se non ricordiamo di essere nati dall’acqua, con l’acqua e per l’acqua, perdiamo qualunque nostra specificità, la nostra identità e quella di Venezia.

L’eredità culturale, osserva Silvia Zabeo, dell’Università Ca’ Foscari,

ha solo il compito di farci capire il nostro passato, ma è anche la base che ci aiuta a costruire l’Europa del futuro – dice Silvia Zabeo, dell’Università Ca’ Foscari – e il 2019 sarà l’anno per presentare la ricchezza dell’eredità culturale europea mettendo in luce i suoi numerosi benefici economici e sociali. 

Vale la pena soffermarsi su “l’istante storico” – espresso da Cesare Brandi, critico d’arte -:

L’autenticità di un oggetto dipende dall’uso e dalla storia che conformano la sua identità; un museo di oggetti non ha senso e un oggetto in sé non ha valore folkloristico, né materiale né estetico, ma la differenza è data propriamente dal suo utilizzo.

Anche questo volume può essere parte dell’immenso e prezioso patrimonio culturale che abbiamo in eredità. Dipende dall’utilizzo che ne facciamo.

Clicca qui per scaricare gratuitamente “Cultural Heritage. Scenarios 2015-2017” 
Per ordinarlo in forma cartacea (per un numero consistente di copie):  scrivere ai curatori: lzagato@unive.it / pinton@unive.it

I beni che sono il bene di tutti ultima modifica: 2019-02-28T15:08:06+01:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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