Gazebo democratici

Nella situazione attuale, in cui il Pd si sta faticosamente riprendendo da uno choc devastante e in cui il panorama politico è tale da mettere a rischio principi essenziali della nostra democrazia costituzionale, l’elezione primaria del segretario può essere una benefica iniezione di nuove energie
scritto da ADRIANA VIGNERI

Recentemente si è riaccesa la polemica contro le elezioni primarie. Ha iniziato Piero Ignazi sulla rivista il Mulino, nello scorso dicembre; si è espresso Massimo D’Alema nel corso di un dibattito; ne ha scritto Fabrizio Cicchitto su Libero. Se non si denigrano le primarie in sé, si parla male delle primarie del Pd di domenica 3 marzo.

Negli argomenti utilizzati non è facile distinguere la polemica contro le elezioni primarie come tipo di strumento – che accentua i caratteri democratici o invece quelli oligarchici interni – da quella indirizzata contro le tante manchevolezze di cui può essere accusato in questa fase il Pd.

Vi è nelle critiche un argomento comune: no alle primarie come stampella, alternativa, scappatoia, scorciatoia, per un partito che non funziona, che non discute delle questioni veramente importanti di cui dovrebbe discutere.

Fabrizio Cicchitto rileva che non vi è stato nella sede propria, la direzione del partito, un serio dibattito sulle posizioni politico programmatiche dei singoli candidati

ma tutta questa confusione del congresso del Pd mette alla radice in discussione il metodo stesso delle primarie”, dato che queste ultime impedirebbero una discussione politica approfondita.

“Avessimo fatto le primarie” – dice D’Alema – “si sarebbero confrontati Amendola ed Ingrao. Non le avrebbe mai vinte Berlinguer”. Che è stato un ottimo segretario, conclusione sottintesa.

Piero Ignazi le considera un metodo che accentua il carattere oligarchico e leaderistico di un partito, a scapito della sua struttura portante, che è costituita dalle strutture intermedie.

La polemica è particolarmente diretta a criticare le primarie per le cariche interne ad un partito, come per il segretario; le primarie per le cariche pubbliche elettive sono più facilmente difendibili.

La crisi dei partiti politici del ‘900 è comune a tutta l’Europa. Le funzioni che sono state svolte dai partiti in passato, e non solo da quelli di sinistra, sono venute meno da tempo, e il problema del loro grado di democrazia interna vi è sempre stato, e non ha precluso lo svolgimento di quelle funzioni.

Non significa che abbia necessariamente torto chi pensa che le primarie accentuino il rischio oligarchico all’interno di un partito, con conseguente ininfluenza delle strutture intermedie, “vera spina dorsale del partito per il loro ruolo di stanza di compensazione e di aggregazione delle domande dal basso”.

Peraltro le votazioni primarie non sono la causa ma l’effetto della decadenza delle strutture partitiche.

Nel caso del Pd la questione è se si vuole anche più complessa. Le primarie del Pd non sono le primarie degli iscritti, sono le primarie degli elettori, iscritti e non. È un dato statutario fondamentale. Nella parte dei Principi dello Statuto si dice chiaramente che il Partito democratico è un partito federale “costituito da elettori ed iscritti”.

Il ruolo degli elettori è:
• partecipare alle decisioni fondamentali di indirizzo politico
• partecipare all’elezione delle cariche più importanti
• partecipare alla scelta delle candidature.

Quindi soggetti della vita democratica interna sono sia gli iscritti, sia gli elettori. È diritto degli elettori concorrere all’elezione diretta del segretario. Se non ci fosse questo ruolo costitutivo degli elettori, le primarie su indirizzo politico e segretario non avrebbero ragion d’essere. Quindi la polemica indirizzata a criticare la mancanza di democrazia interna e di partecipazione alla formazione dell’indirizzo politico attraverso gli organismi di partito non coglie il punto, se non demolisce in radice l’idea che un partito possa essere “costituito” da iscritti ed elettori, che diventano “organismi di partito”. Se non la considera indissolubilmente collegata ad un sistema maggioritario. Se non la demolisce per altre ragioni.

In generale, il ricorso alla formula adottata dal Pd – elettori ed iscritti – mi pare un modo per ovviare alla forte riduzione del numero degli iscritti, che è vicenda generalizzata. Non credo abbia molto senso schierarsi per principio pro o contro le elezioni primarie aperte di un partito politico. Molto dipende dalla fase politica interna ed esterna in cui ci si trova.

Nella situazione attuale, in cui il Pd si sta faticosamente riprendendo da uno choc devastante; in cui il panorama politico è tale da mettere a rischio principi essenziali della nostra democrazia costituzionale; l’elezione primaria del segretario può essere una benefica iniezione di nuove energie.

Più specificamente ancora, poiché le primarie si svolgono in un periodo in cui dovremmo dedicarci alla campagna elettorale per le elezioni europee, dovremmo decidere come presentarci, c’è solo da auspicare una vasta partecipazione e un effetto positivo, nel senso che le primarie producano effettivamente un segretario con la dovuta maggioranza, e mettano un punto fermo a questa fase della vita del Pd.

Gazebo democratici ultima modifica: 2019-03-02T13:57:40+02:00 da ADRIANA VIGNERI

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