“Venezia non deve morire”

L’appello al Consiglio d’Europa sarà al centro della conferenza stampa che terrà martedì 12 marzo a Strasburgo l'eurodeputata Cécile Kyenge, autrice di un'interrogazione focalizzata sui temi cruciali per la vita della città dei dogi
scritto da GIOVANNI ANDREA MARTINI

Also available in English

“Venezia non deve morire” è il titolo della conferenza stampa che si terrà martedì 12 marzo alle ore 16 a Strasburgo nella sede del Consiglio d’Europa, e vuole anticipare, con cristallina chiarezza, che si parlerà della città e dei suoi problemi e delle cause del dissolvimento di una qualità del vivere che veniva invidiato in tutto il mondo.

Il grido d’allarme che, a livello nazionale e internazionale, la Municipalità di Venezia ha lanciato in questi tre anni per il progressivo aggravarsi della situazione per quanto riguarda la qualità della vita in città ha trovato ascolto presso il Consiglio d’Europa. È stata Cécile Kyenge a comprendere quanto fondate fossero le criticità che la Municipalità in tante occasioni, assieme a tante realtà del territorio, ha denunciato.

La conferenza stampa prende spunto dall’interrogazione che, presentata dall’onorevole Cécile Kyenge, verte su due temi relativi alla vita di Venezia:

  1. un canale come il Canale dei Petroli che, senza le regolamentari procedure, viene arginato in modo tale da spezzare in due il bacino lagunare, compromettendone l’equilibrio; 
  2. un inquinamento che, in una città che dovrebbe essere green per eccellenza, subisce, assieme ai suoi abitanti, l’attacco di un inquinamento superiore a zone ad alto traffico automobilistico.

Nella conferenza stampa, assieme all’onorevole Kyenge, indicheremo non solo i problemi, ma anche alcune linee di percorso per soluzioni e per prospettive a breve e media scadenza.

Cécile Kyenge illustra il funzionamento del parlamento europeo agli studenti del Liceo ginnasio statale Giorgione di Castelfranco Veneto

La Municipalità di Venezia era stata individuata già dall’Organizzazione mondiale del turismo come l’interlocutore più affidabile per comprendere e far conoscere le problematiche legate alla insostenibile pressione turistica e, a Seul, nel settembre scorso, durante il Congresso che verteva sul tema dell’iperturismo urbano, avevo, non solo simbolicamente, messo a disposizione dei rappresentanti del WTO il mio ufficio a Venezia perché constatassero di persona la sofferenza della città.

E così dalla Corea, da Amsterdam, da Barcellona, da Parigi, tra novembre e dicembre, gli ospiti sono arrivati e hanno constatato che, ad esempio, i tornelli non avevano nemmeno sfiorato il problema del sovraffollamento e che la vita cittadina è profondamente segnata da un turismo fuori controllo.

Può una città come Venezia che non ha auto essere più inquinata di una trafficata tangenziale?

Può una città che ha in trent’anni dimezzato i suoi abitanti non avere spazi di residenza per nuovi abitanti?

Può una città che ha sempre vissuto di artigianato, negozi di vicinato, terziario non avere più lavoro per i residenti?

Può una città permettersi di ricevere nelle strette calli fiumi di turisti che impediscono di passeggiare e di prendere i mezzi di trasporto? Può una città vivere e far vivere i propri abitanti solo con negozi di souvenir e chincaglieria?

Può una città che vive all’interno del delicato equilibrio con l’ambiente che la accoglie, vedere la laguna attaccata da opere e da scelte che ne mettono in pericolo la sopravvivenza?

Può un delicato sistema di canali lagunari e di canali cittadini ricevere dei grattaceli galleggianti?

Cécile Kyenge in una recente visita a Treviso con Antonio Calò

Queste le domande che si sono posti gli ospiti dell’Organizzazione mondiale del turismo: le stesse che ci poniamo noi quotidianamente.

E la domanda ricorrente: come mai l’amministrazione non interviene su questi temi che riguardano la vita dei cittadini?

Un solo esempio per tutti: il traffico acqueo e i tremila passaggi al giorno di taxi, barche da trasporto, barche da lavoro minano, giorno dopo giorno, la vita dei residenti che vivono sul Rio Novo, uno dei canali della città che immette nel Canal Grande. Inquinamento dell’aria e acustico fuori controllo.

Gli abitanti che vivono in zona devono tener chiuse le finestre e insonorizzare le pareti. Perché si è giunti a tanto? E perché nulla si fa per affrontare il problema? È questa la Venezia che tanti non vedono e non conoscono. Ed è la Venezia che, in maggior quantità, ospita gli abitanti. 

E la situazione di Mestre non è certo migliore: negli ultimi mesi abbiamo visto nascere e crescere mega alberghi e mega ostelli. Anche Mestre sta così seguendo il destino di Venezia. Anche a Mestre proliferano i b&b, impoverendo i luoghi dell’abitare e del vivere. A Mestre non si trova più un appartamento in affitto, se non per turisti.

L’arricchimento di pochi mina profondamente le condizioni di vita dei tanti e li costringe a scelte sempre più lontane dal Comune di Venezia.

L’allontanamento di residenti da Mestre e da Marghera è un dato oggettivo. Ma tutto questo si può modificare e addirittura invertire. Una sana politica della casa, un’offerta di “nuovo” lavoro legato alle nuove tecnologie, un’attenzione attiva e stringente sulla degenerazione delle attività commerciali, una vita nuova ai servizi rivolti al cittadino, la salvaguardia dell’ambiente possono essere messi in atto: su questo si impernierà l’ambito propositivo e progettuale della conferenza stampa di Strasburgo che non mancherà di proporre vie fortemente innovative, perché “Venezia non deve morire”.

Versione inglese a cura di Paul M. Rosenberg, Campaign For A Living Venice

“Venezia non deve morire” ultima modifica: 2019-03-07T11:35:57+01:00 da GIOVANNI ANDREA MARTINI

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento