Poeti a Roma. Scatti che ci restituiscono un’epoca felice

Una mostra fotografica, a cura di Giuseppe Garrera e Igor Patruno, racconta la capitale, tra gli anni ’60 e ’70, quando poeti e scrittori costituirono una sorta di comunità d’amicizia e di condivisione d'idee.
scritto da MARIO GAZZERI

La “Roma Felix” degli anni Sessanta, rivive oggi in una struggente mostra fotografica allestita nei locali dell’ardito e granitico palazzo della ex Gil (Gioventù Italiana del Littorio) a due passi da Viale Trastevere, un tempo Viale del Re, e dai mercati di Porta Portese. Sono immagini dei poeti e degli scrittori che interpretavano e animavano l’eterea dimensione culturale che avvolgeva allora la Capitale e che si è andata poi man mano diradando dai giorni della morte violenta di Pasolini, nel novembre del 1975, fino all’oblio dei nostri tempi.

Oltre 250 fotografie di Moravia, Laura Betti, Giorgio Caproni, Pasolini e Dacia Maraini; e ancora Ungaretti, Montale, Guido Piovene, Sandro Penna ripresi da quegli stessi fotoreporter che avevano già immortalato Mastroianni e Fellini, Visconti e Alain Delon, Monica Vitti ed Antonioni in una Roma parzialmente inconsapevole del periodo d’oro che stava vivendo e della dolce vita che la percorreva scorrendo lenta come il suo fiume. Quella vita che si consumava tra Via Veneto, il Teatro Quirino e il Caffè Rosati, tra via Margutta e il Ninfeo di Villa Giulia dove ogni anno si decideva a chi sarebbe andato il Premio Strega voluto da Goffredo e Maria Bellonci.

Nella nostalgica rivisitazione di un’epoca felice, possiamo rivedere Sandro Penna in affettuoso colloquio col giovane pittore Salvatore Cidrillo o in una popolare pasticceria intento a scegliere una brioche sotto lo sguardo incuriosito della giovane commessa. Vediamo Pasolini giocare con un gruppo “ragazzi di borgata” sul set di “Accattone”, forse il suo film più bello e straziante. Scopriamo l’arcigno cipiglio del milanese Carlo Emilio Gadda, che già aveva ambientato nella capitolina e popolare via Merulana il suo romanzo più famoso, mentre legge un quotidiano da Rosati, mèta anche dei “seconda scuola romana”, da Mario Schifano a Tano Festa a Giosetta Fioroni, compagna di vita di Goffredo Parise. E quindi Guido Piovene che compare accanto a Pasolini, Moravia e Leonida Repaci, seduto sui gradini di un ponte (ma questa volta siamo a Venezia…).

Le fotografie esposte, frammenti di una cronaca lontana e incantata, non sembrano seguire una ordinata successione temporale, per cui ogni istantanea ci seduce con la sorpresa di un ricordo ritrovato e sempre attuale.

Ecco allora Eugenio Montale che nella casa di un editore romano ascolta attento, sigaretta tra le dita, Moravia e Pasolini mentre in fondo al salotto, su un divano, si intravedono Piovene e Ungaretti. Quest’ultimo ripreso in primo piano, in altri scatti, con tanto di colbacco calato fin quasi sul volto rugoso e gli occhi penetranti, forse ancora “sorpreso” dall’assegnazione, nel 1959, del premio Nobel per la letteratura al suo amico-rivale Salvatore Quasimodo. E poi il profilo asciutto ed elegante di Attilio Bertolucci e Moravia che, in riva al mare a Sabaudia, torna bambino e schizza d’acqua l’amica e compagna Dacia Maraini.

E infine le tragiche foto del corpo martoriato e irriconoscibile di Pasolini, trucidato sul litorale di Ostia e le istantanee del suo funerale. A reggere la bara, in primo piano tra gli altri, Bernardo Bertolucci e Ninetto Davoli. Un percorso nella Roma che fu, dove si imponevano più che altrove il cinema, la pittura, la lirica. E la poesia. Con Maria Callas che si incontrava con gli amici Zeffirelli e Pasolini per il quale accettò di interpretare una tragica Medea. Protagonisti di una stagione dorata che ci viene tramandata grazie alle istantanee di fotografi come Tazio Secchiaroli, Dario Bellini, Jerry Bauer ed Ezio Vitale e da ritrattisti e artisti dell’obiettivo come Elisabetta Catalano.

Si è parlato di Gadda e di Sandro Penna, ma forse in pochi sanno quanto scrisse il povero poeta perugino sull’aristocratico ingegnere e scrittore milanese. Una testimonianza della loro amicizia è riportata in uno dei pannelli che integrano il percorso della mostra. Scriveva Penna:

Io ho campato per anni a spese di Gadda […] “ecco un poeta nuovo” mi scrisse su una cartolina illustrata quando lesse il mio primo libro di poesie. Appena lo vidi gli chiesi dei soldi. Anzi, a volte gli telefonavo, gli davo un appuntamento, lui si aspettava che parlassimo di poesia. Invece tutto quello che gli dicevo era “prestami dei soldi!”.

POETI A ROMA Resi superbi dall’amicizia
WEGIL, largo Ascianghi 5, Trastevere

Telefono334/6841506 Orari di apertura: 10-19 tutti i giorni Ingresso libero

Poeti a Roma. Scatti che ci restituiscono un’epoca felice ultima modifica: 2019-04-01T19:57:05+02:00 da MARIO GAZZERI

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