Cesareo. Ne parlino le donne

“Il parto per via chirurgica è finito nel mirino perché è troppo frequente, specie nel nostro Sud. Ma non va demonizzato in quanto tale”.
scritto da MARIA LUISA SEMI


Leggo su ytali un documentato e corretto articolo sui parti cesarei. Corretto, veramente fino a un certo punto, perché definire il cesareo una “micidiale e insana pratica” o un “fenomeno indegno” mi sembra eccessivo. È scritto in realtà con un taglio obbiettivo, ma pur sempre da un uomo. 

Riandando alla preistoria – ma non tanto – un tempo le donne partorivano in casa. L’assistenza era data da una ostetrica, se non talvolta da una brava praticona. L’intervento eventuale di un medico significava che il parto presentava autentici problemi, ma spesso il medico stesso non prevedeva un ricovero ospedaliero; si usava il forcipe, il cucciolo bene o male nasceva e la madre, circondata spesso da parenti affettuose, pian piano si riprendeva.

Scrivo “si riprendeva” in quanto anche oggi il parto non è un momento facile per una donna. Prescindendo dai dolori fisici, talvolta di lunga durata – forse troppa – c’era e c’è tuttora uno stato di ansia: come nascerà il piccolo, sarà sano, non gli mancherà nulla? 

Oggi i mesi di attesa sono molto medicalizzati; allora si presumeva, ma non con esattezza, la data del parto, si vivevano quei mesi come forse una pesante normalità. Oggi appunto la futura madre è sottoposta, giustamente, a numerosi e periodici esami che rivelano non solo eventuali malanni a madre e figlio, ma anche il sesso del nascituro. 

Il parto di Giulio Cesare in una xilografia del 1506

Vi è una tendenza sotterranea a indurre la donna a partorire ancora in casa, ma nella generalità si ricorre – visto che anche la data della nascita è programmata – a un ricovero ospedaliero. E quindi, come far nascere il cucciolo ?

Esistono donne fortunate che in poche ore e con non molta sofferenza riescono con gioia a vedere immediatamente il proprio figlio o figlia. Ma non tutte, anzi poche. E in tal caso serenamente e quasi con amicizia sono assistite da personale medico e paramedico, che – sarò cattiva – non hanno la seccatura di dover essere presenti per ore a donne che ovviamente si lamentano, spesso strillano, spesso veramente soffrono. 

Come allora evitare la sofferenza? Esiste, certo, l’anestesia epidurale, che anche se non del tutto allevia i dolori. Ma in alcuni o molti ospedali l’anestesista addetto non è disponibile sempre, ad esempio la notte. Visto poi che il nascituro non decide a che ora far visita al mondo, e anzi spesso opta per la notte, la madre che può fare? Nulla, soffrire e niente altro. 

Si parla, molto e molto male dell’intervento chirurgico, il parto cesareo. E vediamo come in alcuni paesi, o addirittura in certe zone di un medesimo paese, il cesareo viene utilizzato anche quando non sarebbe necessario. 

Ovvio che in casi specifici l’intervento è quasi obbligatorio, per poter salvare la vita di madre e figlio. Ho letto di recente un bellissimo libro scritto da Dacia Maraini relativo alla sua esperienza: il bimbo nacque morto. Ho partecipato alla sua situazione visto che una analoga la subii anch’io, per fortuna con esito favorevole. 

Parto cesareo eseguito da guaritori a Kahura, Uganda

Non sono del tutto sfavorevole al cesareo. Mettiamoci nei panni di una donna che, senza assistenza, o forse considerata una seccatrice, soffre, soffre veramente. Dopo dieci, quindici o anche venti ore di travaglio, non ha il sacrosanto diritto di chiedere l’intervento? Vero che, soprattutto nel settore privato, come spesso succede, prevale il profitto. E quindi una donna non sufficientemente istruita e con la prospettiva di un pericolo a se stessa e al nascituro decide – mal consigliata – di optare per il cesareo, che comunque è sempre un intervento chirurgico, anche se oggi le conseguenze non sono drammatiche. 

Quindi il profitto, ma non solo; penso che forse un’adeguata preparazione al parto, un’assistenza medica o paramedica anche umanamente di buon livello, potrebbe evitare che per ignoranza o per profitto la madre debba scegliere l’intervento. 

Soprattutto nel nostro Sud – lo dimostrano serie statistiche – il cesareo è frequente. Soprattutto nel Nord e ancora più nel Nord dell’Europa è molto meno frequente. Tuttavia, e non ne sono al corrente, come in Norvegia, ad esempio la donna viene accompagnata alla nascita di un figlio? Si tratta, è vero, di un evento naturale, naturale per tutti i mammiferi, e non so quanto una mucca soffra nel mettere al mondo un vitello. 

So con certezza quanto possa soffrire una donna, quante incertezze possa avere, in definitiva quanta paura. 

Il reparto ostetricia dell’ospedale parigino hotel de Dieu, intorno al 1500

Quindi non demonizziamo il cesareo in quanto tale, non è una “micidiale e insana pratica”; insana poi perché?

Concludendo, oggi vi è una tendenza alla mistica della maternità: si legge che l’amore materno per un figlio che si è visto nascere è più intenso dell’amore per un figlio nato col cesareo, che per forza di cose viene “conosciuto” al risveglio dall’anestesia. Ma allora, un figlio adottato – quando anche non è un neonato – non è amato come un figlio nato per vie naturali? Inaccettabile.

Nell’immagine d’apertura la nascita di Esculapio estratto dal ventre di Coronide dal padre Apollo. Xilografia da Re Medica di Alessandro Benedetti, 1549

Cesareo. Ne parlino le donne ultima modifica: 2019-04-03T19:16:48+01:00 da MARIA LUISA SEMI

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