Le lezioni di Carlo Scarpa

La Hoepli dà alle stampe "A lezione con Carlo Scarpa", di Franca Semi: un testo indispensabile sul grande architetto veneziano.
scritto da GUIDO PIETROPOLI

Possiedo una copia della prima edizione del libro “A lezione con Carlo Scarpa” con la dedica di Franca Semi; me la sono guadagnata perché ho sempre pungolato Franca perché desse alle stampe le lezioni del Professore. Poi nel 2010 il libro uscì finalmente e “nonostante tutto”. Non erano in molti a profetizzare il successo editoriale dell’opera e davvero pochi avrebbero giurato sulla seconda edizione. Questo spiega il “nonostante tutto” che vuol dire sia “nonostante le molte difficoltà e fatiche di Franca” sia, simmetricamente, l’ineluttabilità dell’evento. 

Carlo Scarpa è stato un personaggio divisivo non per volontà sua ma in ragione degli umori e delle emozioni che le sue architetture hanno suscitato: feroci avversari e appassionati compagni di viaggio, tradizionalisti e modernisti si sono incrociati sul suo cammino anche se, a quarant’anni dalla morte, tutti si proclamano suoi ferventi estimatori. 

Banca di Vicenza. Modanatura nella quale è inserita una metopa, elemento semisferico di bronzo dorato

Il dibattito sul moderno nei centri storici e più in generale sulle nostre città fu condotto da Scarpa attraverso le sue opere, senza scritti teorici o partecipazioni a simposi. I suoi edifici sono capisaldi dell’architettura moderna e Carlo Scarpa fu lungimirante perché si concentrò giorno dopo giorno sul suo mestiere senza disperdersi in questioni dialettiche. La sua opera appare di grande importanza nel panorama attuale, al contrario di quanto è avvenuto per molti suoi colleghi ora caduti nell’oblio. 

Carlo Scarpa trascorse metà della sua vita come docente allo Iuav; l’alternativa tra il realizzare l’architettura o il limitarsi all’insegnamento l’avrebbe posto di fronte a una scelta lacerante e irrisolvibile.   

Appare meritevole l’aver conservato e trascritto (meglio: tradotto) le sue lezioni perché attraverso esse è possibile attingere la freschezza della sua didattica e il rapporto raro che seppe instaurare con gli allievi. È lo stesso rapporto senza paludamenti e in forma discorsiva che egli intrattiene in questo libro, la cui seconda edizione è ampiamente giustificata dal desiderio di sedersi al suo fianco per sondare la sua complessa personalità, la sua umanità. 

Le lezioni degli anni accademici dal ’74 al ’76 si dipanano pagina dopo pagina; la leggerezza con la quale assumiamo un riferimento, una dichiarazione, un racconto è resa possibile dal faticoso lavoro di Franca Semi che ha riunito ciò che è sparso, ha ritrovato i riferimenti, le immagini a commento, non ha dato mai per scontata la conoscenza di fatti e persone lontane nel tempo. 

Quest’onda che ci porta via è frutto di un faticoso lavoro d’assimilazione e i lunghi anni trascorsi sono stati il giusto tempo per la corretta sedimentazione, la presa di distanza prospettica per la restituzione serena di quella temperie.

Ora noi possiamo incontrare Carlo Scarpa in qualsiasi pagina del libro, lo possiamo interrogare sul suo amore per il Giappone antico, su Frank Lloyd Wright, su Andrea Palladio… consapevoli che egli esporrà con passione ed eloquenza il suo punto di vista lasciandoci liberi di portare le nostre argomentazioni, d’essere d’accordo o meno con lui.

Palazzo Chiericati a Vicenza

Questo rapporto diretto e personale è la cifra che maggiormente desta stupore. Scarpa è un eterno studente innamorato dell’arte, della pittura e della scultura di tutte le epoche; attraverso i suoi filtri egli interpreta quella particolare società, quella città, quell’autore. Gli argomenti sono molteplici: la luce a Venezia e a Firenze, la letteratura, la poesia, la pittura antica e quella moderna, i musei e i loro allestimenti, la Vittoria di Samotracia, il paesaggio veneto… Ciascuno di questi topoi è riletto come visto per la prima volta, in sua compagnia vediamo cose che credevamo d’aver visto ma abbiamo solo guardato distrattamente in una ricerca bulimica d’immagini. 

Il libro raccoglie il pensiero maturo dell’architetto – due anni dopo morirà in Giappone – così gli edifici più amati sono depurati dall’ammirazione giovanile e si colorano di analisi dettagliate e giudizi difficilmente opponibili. Di alcune opere consacrate nel pantheon dell’architettura moderna egli evidenzia gli errori e lo stesso Frank Lloyd Wright che gli era apparso irraggiungibile viene ridimensionato dopo il viaggio negli USA; prende la distanze dal Guggenheim di NYC, dichiarando che:

non è un museo concreto, vero insomma; è un exploit generoso da parte della concezione spirituale altissima di Frank Lloyd Wright…

Il museo Guggenheim a New York di Frank Lloyd Wright

Passa a giudicare gli artigiani che sono i suoi prolungamenti necessari per realizzare l’architettura:

I migliori operai sono: i marmisti, i fabbri, già i falegnami sono meno bravi, meno moralmente a posto. I pittori sono la peggior genia che esista. 

E ricorda agli studenti:

Non dovete fare chissà che strane fantasie, nessuno ve lo chiede; anzi vi chiediamo solo una grande modestia di agire, purché si facciano annotazioni cognite, diremo così si conosca la cosa di cui si dispone, si sappia quello che si vuol fare…

Progetto di un nuovo organo per i Frari, Venezia

Solo ora apprendiamo l’idea progettuale di alcune opere non realizzate e il racconto dolente e non mai astioso espone i motivi di tanta fatica vanificata. Scarpa progetta il nuovo organo per i Frari: una macchina per i concerti alta 22 metri, che ruota e trasla dal transetto verso la navata. Racconta:

se si potesse fare così e farlo girare su sé stesso mentre io cammino sotto dalla parte dell’organista io sto costruendo una pala d’altare o un polittico… Vado dal soprintendente a spiegargli l’arcano e dice “Sì, mi pare giusto però devo domandare il responso a Roma”. Ed è un soprintendente! Se ha la coscienza di sé deve poter dire “è giusto” o “non è giusto”, ma quando dice “è giusto ma lo mando a Roma” che soprintendente è? 

Per ora solo i lettori italiani possono apprezzare queste lezioni ma, dato l’interesse mondiale per Carlo Scarpa, si impone l’edizione in inglese: buon lavoro Franca!

Le lezioni di Carlo Scarpa ultima modifica: 2019-04-04T19:17:08+02:00 da GUIDO PIETROPOLI

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1 commento

JoAnn Locktov 18 Maggio 2019 a 16:23

Yes, an English edition please!

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