La vita non può essere un eterno nascondino

Al “Grande fratello” Cristian Imparato rivela di essere gay, precisando però che per lui farlo “non è un’esigenza”. Infatti è una necessità.
scritto da ANTON EMILIO KROGH

Ancora una volta mio malgrado devo partire dal Grande Fratello. Uno dei concorrenti, tale Cristian Imparato, sconosciuto ai più e a me sicuramente, dichiara di essere gay precisando però testualmente che “il coming out per lui non è un’esigenza. È come se tu dicessi in tv ‘io sono etero’”. E così la notizia rimbalza sui social e anche sul mio profilo Facebook condivisa da qualche amico distratto. 

Non è la prima volta che accade, mi sembra che anche Mahmood, l’ultimo vincitore di Sanremo, tra le righe abbia affermato lo stesso concetto, così come altri vip o pseudo tali, e allora qualche riflessione sorge spontanea.

Hai ragione, caro Cristian: non è un’esigenza, è una necessità.

Implicitamente lo riconosci anche tu, nel dichiararti e nel fare quella puntualizzazione.

La necessità del “dichiararsi” è la diretta conseguenza del “nascondersi” per una vita intera. Un eterosessuale non avrà, né sentirà mai la necessità di dire “io sono eterosessuale” perché la sua sessualità non ha mai dovuto nasconderla a nessuno.

Non ha dovuto nasconderla nell’infanzia prima e nell’adolescenza poi, quando la vita inviava i primi input dai quali percepivi che forse non era tutto bianco o nero come ti avevano voluto far credere.

Non ha dovuta nasconderla al compagno di banco, all’amica di giochi o delle prime uscite, non l’ha dovuta nascondere sul campo di calcetto, alle prime feste danzanti e in discoteca.

Non l’ha dovuta nascondere ai genitori, ai fratelli, alle sorelle, alle zie, ai nonni, ma anche ai vicini di casa, ai professori, alla portinaia e a scuola. E poi è cresciuto e non ha dovuto nasconderla al datore di lavoro, ai colleghi d’ufficio, a chi con un risolino beffardo chiamava “frocio” quello della stanza accanto, e tutti giù a ridere con battute da caserma.

In poche parole, caro Cristian, non ha dovuto nascondere la sua “vita” agli occhi di un mondo che l’avrebbe considerato sbagliato, inadeguato, in molti casi malato o comunque un essere di cui vergognarsi o dal quale stare lontani.

Ecco perché un eterosessuale non dirà mai in tv “io sono eterosessuale”! E non lo dirà neanche al bar, a una riunione d’amici, a una festa e in discoteca sotto l’effetto di una colossale sbronza o di droghe di qualsiasi natura!

La sessualità di un eterosessuale vive libera fin dai primi gattonamenti sul pavimento, nel caso nascessero già lì i primi istinti, mentre per un omosessuale è una lunga “prigionia”.

Ecco perché, caro Cristian, dichiararsi non è solo un’esigenza ma una necessità e ha un grande valore in quanto immensa conquista di libertà. La vita non può essere un eterno “nascondino”.

La vita non può essere un eterno nascondino ultima modifica: 2019-04-11T13:38:29+01:00 da ANTON EMILIO KROGH

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