Un Salone splendidamente illuminato

La kermesse milanese dell’arredamento s’è appena conclusa. ytali l’ha visitato prediligendo solo alcune luci, rispetto alla miriade di proposte possibili.
scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

[MILANO]

Salone del Mobile, l’unica kermesse milanese che coinvolge il mondo intero senza distinzioni di ruoli, è finita la sera del 16 aprile, domenica delle Palme. Una settimana intera con il numero dei visitatori che ha raggiunto quasi quota 400mila da 181 paesi, e un fuorisalone con oltre duemila location disseminate in ogni singolo quartiere della città, e anche più in là, circa 1500 eventi con professionisti e curiosi del settore e anche no, rendendo Milano una festa con la pioggia o col sole, a ventidue gradi come a sette.

Visti i numeri è umanamente impossibile non ubriacarsi di installazioni, arredi, oggetti, sensazioni, atmosfere, strette di mano, domande, applicazioni, brochure, foto, commenti, saluti, scambi, acquisti… e quindi questo articolo non può non essere che parziale, anzi parzialissimo, perché si concentra solo sulle luci, quelle poche, rispetto alla miriade di proposte possibili, che hanno illuminato il mio percorso.

A cominciare da Flos che al Salone del Mobile ha reso omaggio a tutti coloro che hanno collaborato da sempre con il marchio: i designer riproposti a fumetto e con il tocco della mano le varie parti illuminate di ogni singola lampada si assemblano quasi per magia. Un’idea elegantemente geniale da vedere più che da spiegare.

Flos

Proseguendo Fuorisalone è apparsa Lotus (Mason Editions), di Serena Confalonieri, lampada da tavolo, un fiore nell’atto di schiudersi e con gambi e petali in diverse varianti.

Tra gli olandesi, Japthpropone Mimas di Belli:

Siamo affascinati da come la luce interagisce con la materia, che ha ispirato questo lavoro.

Un semplice anello di vetro di luce bianca sostenuto da un filo e un bottone neri. E Tray di Hutten; un disco orizzontale di luce opaca dalla cornice di legno e tre fili sottilissimi che lo sostengono all’altezza preferita.

Gli spagnoli propongono “Le Vita”, realizzata da Nahtrang: sinuosità ed eleganza nella linea di metallo dorato che si curva per dare spazio a una sfera di vetro bianco opaco.

Si fa un salto fino in Canada e da Vancouver arriva Matthew McCormick con la nuova “Cascade” in un percorso di luci proposto a Milano già da qualche anno: ispirata alla precedente “Dawn” che invece irraggiava in tutte le direzioni a cerchio, questa è davvero una cascata di piccoli tubi di vetro che precipitano la luce a diverse altezze, secondo la propria volontà e lo spazio a disposizione.

E in un “Soffio” (Giobato&Coombes) si ritorna in Italia, in Veneto, con la lampada da parete, pavimento, soffitto, che – base in marmo o metallo – svetta o si tende rendendo leggiadra qualsiasi luce.

È invece marmo luminoso, Victoria, piccola quanto sostanziosa la lampada di Bethan Gray, intitolata al Victoria and Albert Museum.

Atmosfera d’altri tempi, di nuovo, con il design di Marre Moerel con una candela accesa: un’installazione d’arte dove il punto luce corre sul filo mentre il cuore fa sentire il proprio battito.

Sembrano meduse le incantevoli “Seed light” di Vezzini&Chen che invece si sono ispirati ai semi per questo progetto ma ugualmente, essendo appassionati sub, portano in superficie le atmosfere delle profondità marine e nel vetro restano imprigionate lamelle fluorescenti che danno l’illusione di un movimento a onde.

Salendo delle scale buie, trovo una bugia a carica solare: tre ore di sole sessanta ore di luce, tre d’intensità di illuminazione. Con le fattezze della classica candela, il piattino contiene minuscoli e potenti pannelli solari. La designer Annet Van Egmond ci ha messo tre anni per rendere il prodotto originale nella sua tradizionalità. E basta soffiarci sopra per tornare nel buio.

“Moon” di Davide Groppi

Ma se si va ancora più su e si guarda il cielo, Davide Groppi incanta con i trent’anni di “moon” che sembra proprio presa fra le stelle e appoggiata in un angolo di casa. E se magari la luna la si incatena con “ChainDelier”, tra le novità di quest’anno?

È un gioco di parole tra catena e candeliere – spiega –. Cercavo un lampadario, semplice, ma con grande personalità, quasi un gioiello. Una grande catena dorata si flette sotto il proprio peso, disegna una parabola perfetta e alimenta la maglia di luce nel punto inferiore.

Una catena che può essere composta a piacere, proiettando la luce verso l’alto o verso il basso, inserendo più elementi, più anelli, in una vertigine di combinazioni luminose.

“ChainDelier”

E se si sale ancora, s’arriva fino a una stella luminosa a cui è reso il giusto omaggio: Marcel Wanders di Moooi rende un tributo ad Alessandro Mendini – scomparso a febbraio di quest’anno – in una sequenza d’immagini di un’epoca che ha ribaltato il concetto di design. E questa volta il cuore smette di battere per un momento, prima di dare il via ai ricordi della mente, e un’altra luce si accende.

Un Salone splendidamente illuminato ultima modifica: 2019-04-16T17:59:44+01:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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