Fosse stato un atto di terrorismo

Nel corso di uno speciale tv sul rogo di Notre-Dame è stato chiesto a un autorevole ecclesiastico “monsignore, i cristiani sono sotto attacco?” Effettivamente sarebbe stato bello, per noi, ma non era vero...
scritto da RICCARDO CRISTIANO

È noto che la cattedrale parigina di Notre-Dame necessitava di cure, di restauri, da tantissimo tempo. È anche noto che i fondi per queste cure, per questi restauri, da tantissimo tempo non si trovavano, o scarseggiavano. I lavori di mantenimento del tetto, a rischio di crollo, evidentemente hanno avuto dei sistemi di sorveglianza e vigilanza insufficienti. Essendo un legno antichissimo e molto secco bastava poco per causare quel che è poi accaduto. Sta tutta qui la questione di Notre-Dame, in un incendio “involontario”?

Da un certo punto di vista sì, ma da un altro no. Il fatto che quel legno fosse “legno intrecciato” non ci dice che in quel tetto c’era una promessa, una promessa cittadina, nella quale è impossibile vivere da soli, come può accadere nelle valli, ma si sceglie di vivere intrecciati, insieme?

Dunque dobbiamo capire, e non possiamo che farlo partendo dalla comprensione di cosa conta per noi: quando comincia la giornata dobbiamo fare delle scelte che hanno a che fare cosa conta per noi: compro il giornale o risparmio? Posso andare a consumare un caffè al bar? Posso permettermi di prendere l’auto o vado con l’autobus? Ecco, perché un Paese come la Francia aveva difficoltà a prendersi cura di Notre-Dame?

Scrivo da Roma e so benissimo che anche qui non abbiamo i soldi per prenderci cura di tantissimi monumenti. I soldi, privati, non pubblici, invece ci sono per procedere nell’opera di edificazione all’interno delle nostre città della nuova metropoli globale. È un’intuizione geniale dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, Jorge Mario Bergoglio. Una globalizzazione mal concepita e mal digerita vuole uniformarci in clienti di nuova metropoli globale del consumo e del divertimento, della spesa: il termine negozio peraltro non ha più senso, non solo perché lì non si negozia più, ma perché non ci si va proprio, o si compra nei grandi centri commerciali o su Amazon.

S’acquista in grandi magazzini che sono in tutto il mondo gli stessi, in shopping center che vendono ovunque gli stessi prodotti, tra squilli telefonici, pantaloni strappati e marchi che sono ovunque gli stessi, tra dispensatori di cibo di rapido consumo che è ovunque lo stesso. Questa nuova metropoli, osservò il cardinale Bergoglio, ha il monopolio del divertimento, dello svago, lasciando all’altra, alla città locale, il monopolio di droga, immondizie, solitudini urbane. Questa metropoli globale che cresce dentro le vecchie città è ovunque uguale a se stessa, quando vi entriamo siamo tutti fruitori e consumatori, uguali solo in questo. 

Questa idea di “libertà consumista” Pier Paolo Pasolini già la vedeva nella Bologna comunista e consumista, quindi individualista, un “individuo” ci ricorda l’individuo della globalizzazione di Bergoglio, un singolo punto di una sfera, dove tutti i punti sono uguali, perché tutti ugualmente distanti dal centro. A cosa serve in questa nuova idea di agglomerato urbano Notre-Dame? Può servire ad attrarre turisti, a divenire essa stessa cioè luogo di consumo e di svago, ma ad un costo contenuto, perché non è il passato a contare in questa nuovo agglomerato di popolazione fruitrice. L’obiettivo decisivo per i padroni di questi agglomerati è di renderci tutti ugualmente fruitori, ovunque.

Non è un sogno molto diverso da quello di certi gruppi dell’estremismo islamista che senza la minima idea di cosa abbia fatto in vita sua Maometto sognano anch’essi. E cosa sognano? Sognano un mondo senza passato, dove si fa tabula rasa della storia per costruire l’uomo nuovo, vestito di bianco, come i pii antenati, con la barba lunga, come i pii antenati, devoto, come i pii antenati. Ecco perché distruggono i Buddha in Afghanistan o i templi di Palmira (una finzione certo, quei beni archeologici li avranno certamente commercializzati, come avrà fatto Assad, ma con le immagini della finta distruzione, distruzione di copie, hanno veicolato questo messaggio).

Il loro sogno è questo: un mondo di uguali, di uomini “tabularasizzati” in un mare uniformante. Presi dalla paura dell’uniformazione globalista e dell’uniformazione islamista anche noi abbiamo reagito, ma scegliendo un’altra uniformazione, quella tribale. Tornare all’epoca delle grandi tribù, cacciando l’altro dalle nostre terre, per rinchiuderci nell’Italia degli italiani, o nella Francia dei francesi.

Rimbaud vi fa cenno nel suo capolavoro, “Una stagione all’inferno”, scrivendo:

Dei miei antenati, i Galli, ho l’occhio biancazzurro, il cervello stretto, e l’inefficienza nella lotta. Il mio modo di vestire mi appare barbaro quanto il loro. Però non mi spalmo di burro i capelli.

Ma vogliamo essere lasciati da soli, immergersi nella nostra solitudine che ci preserva dai due grandi pericoli. E per farlo ci diciamo che siamo tutti uguali, noi… “il popolo”, che ha un solo volere e un solo vedere. Ma non si può farlo espellendo dalle nostre città gli shopping center, i grandi mall, no, questo è impossibile, perché il nostro universo valoriale e politico rimane consumista e individualista, come quello di chi ha scelto la via islamista a Riyadh, ma distruggendo antiche vestigia islamiche per costruirci fast food o alberghi di grandi catene. E noi, come possiamo restituire l’Italia agli italiani senza rifare le vecchie botteghe italiane, ma conservando Amazon o Ikea? Cacciando gli immigrati, cacciando i rom, e restando qui solo noi, italiani illusi di essere uguali, di essere tutti ugualmente italiani, il “popolo” che si riconosce nelle parole del leader. 

Ecco perché nelle ore successive al rogo di Notre-Dame molti hanno sognato, desiderato, sperato che i terroristi ci salvassero. Prendere atto che la nostra incuria aveva appiccato l’incendio di Notre-Dame era troppo difficile. Serviva un soccorso, un salvatore. E il salvatore vero, quello che ci avrebbe consentito di salvare la nostra anima erano loro, i terroristi. Per questo nelle ore stesse del rogo nel corso di un importante speciale televisivo su quanto stava accadendo a Parigi è stato chiesto a un autorevole ecclesiastico “monsignore, i cristiani sono sotto attacco?” Effettivamente sarebbe stato bello, per noi, ma non era vero, tutto qui. 

A pensarci bene tutti e tre questi isolazionismi, quello consumista, quello sovranista e quello “islamista” hanno paura del passato, della città e quindi del vivere insieme. Sono tre facce della stessa medaglia, quella che ha portato al rogo di Notre-Dame. Ma la mano decisiva è stata la nostra, perché anche qui non serve il passato. Qui in Italia peraltro è fatto da etruschi, romani, greci, arabi, normanni, austriaci, francesi, mentre noi vogliamo restare da soli. Il rischio che sia cominciato il naufragio della nostra civiltà, come dice di temere Amin Maalouf nel suo ultimo scritto, appare concreto. 

 

Le immagini sono tratte dall’account twitter di Iman Sabbah @isabbah

Fosse stato un atto di terrorismo ultima modifica: 2019-04-17T17:04:05+02:00 da RICCARDO CRISTIANO

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