Pena di morte. La sfida del governatore Newson

Un mese fa ha annunciato la moratoria delle condanne capitali in tutta la California. E adesso, come un militante, è impegnato in tour negli stati orientali perché altri seguano l'esempio.
scritto da MARCO CINQUE

Negli Stati Uniti la pena di morte è un tema che i politici maneggiano con gran cautela e, quando non sono forcaioli convinti, generalmente preferiscono tacere o defilarsi non prendendo una chiara posizione abolizionista. 

Lo testimonia l’ex presidente democratico Obama. Nel corso di tutto il suo doppio mandato, non ha mai preso posizioni ferme e soprattutto concrete contro il ricorso al boia, limitandosi ad affermare genericamente:

Uccidere il condannato non rappresenta un deterrente contro il crimine.

Ci sono invece democratici che si sono fermamente schierati a favore della pena capitale. Per esempio Bill Clinton. Quand’era ancora governatore dell’Arkansas interruppe la campagna elettorale per le presidenziali per firmare l’esecuzione di un minorato mentale. Clinton, durante il primo mandato, fece anche di peggio, varando la legge Antiterrorism and Effective Death Penalty Act nel 1996. La legge aumentò il numero dei reati punibili con la pena di morte facendoli salire d’un sol colpo, da due a una sessantina.

I giudici, che negli Stati Uniti sono eletti, come i politici, pensano bene prima di emettere sentenze alternative, pesantemente condizionati come sono dagli umori di un elettorato tradizionalmente molto ben disposto verso la vendetta di stato.

Anche se i repubblicani sono storicamente molto più propensi verso la pena capitale, i democratici non ne sono alieni. È un tema controverso che va letto prima ancora che con le lenti della politica con quelle di una cultura ancora forte e diffusa. Una cultura figlia di quel Vecchio Testamento che predica l’occhio per occhio. Una concezione vendicativa della giustizia in palese contrasto col quinto comandamento – non uccidere – ma anche con l‘ottavo emendamento della Costituzione americana la dove s’afferma che

lo Stato non infliggerà punizioni crudeli e inusuali.

Fortunatamente negli Stati Uniti sono presenti anche rappresentanti delle istituzioni che rinunciano alle ambiguità cerchiobottiste e prendono posizioni chiare e decise in merito, come l’attuale governatore della California Gavin Newsom.

Lo scorso 13 marzo, Newson ha annunciato la moratoria delle condanne capitali in tutta la California, fermando così le esecuzioni previste nel braccio della morte di San Quintino, il più affollato degli Stati Uniti, con più di settecento dead men walking stipati in minuscole celle fatiscenti.

La coraggiosa decisione di Newsom è motivata da questioni economiche
– un caso di pena di morte costa molto più di un caso di ergastolo senza sconti di pena – e da motivi etici e morali, viste le ricorrenti discriminazioni razziali e le condanne a morte di persone innocenti. Sostiene Newsom:

So che la gente pensa che ci voglia l’occhio per occhio ma noi non stupriamo uno stupratore. Penso che se qualcuno uccide, noi non dobbiamo ucciderlo. Noi siamo migliori. Non posso firmare ordini di esecuzione per centinaia e centinaia di esseri umani sapendo, e ribadisco sapendo, che tra di loro ci sono degli innocenti.

Ineffective, irreversible and immoral, ha definito la pena capitale

La reazione di Trump, via twitter, non s’è fatta attendere. Scritta con le parole e i toni che gli sono congeniali.

Sfidando gli elettori, il governatore della California bloccherà le esecuzioni di 737 assassini a sangue freddo. Gli amici e i familiari delle sempre dimenticate vittime del crimine non sono entusiasti della notizia, come non lo sono io!

Nel 2016 un referendum popolare aveva deciso di strettissima misura il mantenimento della pena di morte e, checché ne dica Trump, le cose oggi in California sembrano cambiate. Un’indagine d’opinione svolta dal PPIC (Public Policy Institute of California) effettuata tra il 10 e il 19 marzo scorso, ha rilevato che il 62 per cento dei californiani preferisce l’ergastolo alla pena capitale, mentre il 31 per cento rimane favorevole alla pena di morte in accordo con le opinioni di Trump.

Newsom ha incontrato i familiari delle vittime dei crimini ed è stato disponibile ad ascoltare le diverse opinioni riguardo alla pena di morte, chiarendo tuttavia che la sua decisione è frutto della propria coscienza e rimarcando che

tre quarti delle nazioni del mondo sono più sagge di noi e hanno abolito la pena di morte. È tempo che la California si unisca alla schiera abolizionista.

Più che il governatore di uno stato importante, Newsom sembra un attivista, non solo nella sua California. Subito dopo l’annuncio della moratoria è partito per la costa orientale degli Stati Uniti, per una serie di incontri pubblici e interviste a giornali e televisioni nazionali.

Il portavoce Dan Newman ha fatto sapere che

Newson sta portando con forza questo argomento nel cuore e nella testa delle persone.

Ma cosa accadrà alla fine del mandato di questo battagliero governatore? Tutto tornerà come prima e riprenderanno le esecuzioni? Per impedire che i suoi successori non riprendano tranquillamente ad uccidere legalmente, magari con gli interessi, Newsom ha fatto smantellare la stanza delle esecuzioni del carcere di San Quintino, rottamando sia il lettino delle iniezioni letali sia le sediacce della vecchia camera a gas.

Senza gli strumenti di morte, per i boia sarà molto difficile svolgere il loro lavoro e dovranno finalmente trovarsi un’occupazione più degna e più umana.

Pena di morte. La sfida del governatore Newson ultima modifica: 2019-04-17T22:07:02+01:00 da MARCO CINQUE

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