Telecomando io

Un'idea autoritaria e retrograda della tv pubblica produce l'aberrazione di voler catalogare i generi attraverso un canale televisivo al maschile e uno al femminile.
scritto da ANTON EMILIO KROGH

Sono nato in pieno boom economico, in quel periodo passato alla storia come “i favolosi anni Sessanta” e sono cresciuto con il messaggio, tramandatoci attraverso media, libri, dibattiti e altro, che “mamma Rai” avesse con le sue trasmissioni, partite nel 1954, contribuito all’alfabetizzazione del nostro paese. Del resto il programma “Non è mai troppo tardi” andato in onda dal 1960 al 1968 è stato l’antesignano dei tutorial di oggi, finalizzato espressamente a insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che non ne erano ancora in grado nonostante avessero superato l’età scolare. Ma già nel 1958 un altro programma, “Telescuola”, andato in onda fino al 1966, era diretto a tutti i ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie per consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria. 

Alberto Manzi conduce “Non è mai troppo tardi”


È sotto gli occhi di tutti come questa funzione educativa della televisione pubblica si sia persa nei decenni successivi e come anzi, a parte rare perle, da ormai una ventina d’anni si sia ingranata la retromarcia con programmi altamente diseducativi, reality e trasmissioni dove il trash e la mancanza assoluta di talento e creatività la fanno da padroni.

Ma tutto questo è nulla in confronto alla notizia circolata in questi giorni di una possibile creazione di due canali televisivi a contenuti tematici al maschile e al femminile, notizia che se venisse confermata rappresenterebbe l’esatto contrario di quel processo evolutivo a cui si era ispirata la Rai all’inizio della sua gloriosa storia. 


Decenni di lotte per ottenere diritti da parte delle donne e per integrare il genere maschile e femminile tra loro, decenni di battaglie per il riconoscimento dei diritti delle minoranze polverizzati da un telecomando. 


Letta la notizia mi sono interrogato su quali potessero essere i programmi a tematica esclusivamente maschile e quelli a tematica femminile. La prima cosa che viene in mente è lo sport, in particolare il calcio, ma ovviamente subito realizzi che nel 2019 tutte le discipline sportive sono da decenni appannaggio di entrambi i sessi e che anche il pallone, seppure in misura minore, interessa molto spesso anche le donne.


Un programma di taglia e cuci forse, nel senso di truce pettegolezzo solo per donne, rifacendoci alla preistorica concezione che le stesse possano essere dedite preferibilmente a tale attività? Ma anche per questo ho realizzato che a parte la presenza di D’Urso e affini e pertanto l’assoluta copertura del target, l’argomento solletica da sempre anche gli uomini, quindi ancora nessuna “esclusività”. 


Un canale di tutorial? Per le femminucce come truccarsi meglio o cucinare, e per i maschietti come perfezionare il loro corpo con body building personalizzato o imparare l’arte della serenata per la propria amata? Ma poi realizzi che a parte programmi come “Detto Fatto” e affini, con copertura anche in questo caso del target interessato, gli uomini spesso amano cucinare più delle donne e probabilmente vorrebbero approfondire più che l’arte della serenata quella delle sopracciglia ad ali di gabbiano, tanto in voga tra i giovani maschi eterosessuali, con l’alto rischio quindi di strappare violentemente il telecomando dalle mani delle compagne per “infiltrarsi” nel loro canale. E ancora, realizzi che le palestre sono piene di donne fisicatissime che alzano pesi come e più dei loro amici maschietti, e che se qualcuno fa loro la serenata lo lasciano alla prima strofa, identificandosi troppo nella propria bisnonna. 


Insomma, di specifiche categorie non sono proprio riuscito a trovarne. Ho invece colto subito l’aberrazione di poter catalogare i generi maschile e femminile attraverso un canale televisivo all’alba del 2020. In un momento storico, tra l’altro, nel quale l’incredibile recrudescenza della violenza maschile, sotto i nostri occhi tutti i giorni con episodi praticamente quotidiani di maltrattamenti e femminicidi, trova le sue radici soprattutto nel pensiero retrogrado, ancora vivo in molte fasce della popolazione, secondo cui la donna è subalterna al maschio e in qualche modo deve subirne la volontà e le decisioni. Una società, quindi, ancora profondamente maschilista e malata, che andrebbe educata attraverso l’integrazione di tutte le identità e non con una separazione delle stesse, addirittura istituzionalizzata dalla televisione pubblica. 


E per concludere, tra il serio e il faceto, per ridere e non piangere, mi chiedo: per la numerosissima comunità Lgtb e le famiglie arcobaleno i dirigenti Rai come intendono regolarsi? Telecomando a intermittenza cinque minuti sul canale femminile e altri cinque su quello maschile? Pensa che mal di testa e che confusione! Attendiamo delucidazioni in merito.

Telecomando io ultima modifica: 2019-04-23T18:18:05+02:00 da ANTON EMILIO KROGH

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