La guerra santa dei suprematisti bianchi

Il proliferare dei gruppi dichiaratamente razzisti e xenofobi e la catena di atti criminali contro minoranze religiose ed etniche non sono un fenomeno solo americano. E oltre che di “crimini d’odio” si tratta di vero e proprio terrorismo.
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

Una strana dimenticanza s’aggira per il mondo della comunicazione e della politica occidentali. Un’anomalia semantica che prova a mascherare un imbarazzo inquietante, una reticenza pelosa, riassumibile così: se non è “islamico” non è terrorismo. Può essere “atto criminale”, “gesto folle”, partorito da una mente malata, ma guai a usare la parola terrorismo o terrorista. Donald Trump l’ha definito “un crimine d’odio”. Ma le parole che il presidente statunitense non riesce a pronunciare sono due “suprematismo bianco”.

Di questo universo impastato di odio antisemita, faceva parte John Earnest, il diciannovenne autore dell’attacco alla sinagoga di Poway, nella contea di San Diego, California, che ha provocato un morto e tre feriti. Come i suoi “eroi” anche Earnest ha postato prima dell’attacco il suo “manifesto”. Il killer l’ha riempito con copia/incolla, tesi a volte a posticce, parla di “rivoluzione”. In questo ha emulato Breton Tarrant, lo stragista della Nuova Zelanda diventato suo ispiratore e modello. Nelle lunghe pagine cita anche Robert Bower, l’assassino responsabile del massacro alla sinagoga di Pittsburg avvenuta esattamente sei mesi fa.

Il manifesto di Earnest è zeppo di dichiarazioni d’odio contro ebrei, musulmani, africano-americani, ispanici, immigrati e femministe, così come altri gruppi e minoranze.

Ogni ebreo è responsabile del genocidio meticolosamente pianificato della razza europea,

delira il diciannovenne terrorista.

Earnest ripropone anche la teoria, molto popolare negli ambienti di estrema destra americani, del “complotto giudaico”, e cioè del piano pilotato dagli ebrei di “sostituire” americani bianchi con immigrati provenienti da altri Paesi.

Nel documento, scrive il Washington Post, Earnest rivendica di aver dato fuoco un mese fa a una moschea nella località californiana di Escondido, a poche miglia dalla sinagoga in cui è avvenuta la sparatoria. Gli estremisti del “white power” si passano il testimone, indicano a chi li vuole seguire cosa fare. Gli attentatori suprematisti amano l’esibizione mediatica, agiscono rivolgendosi sempre a un’audience a un pubblico che credono ricettivo alle loro idee, hanno sempre contatti con gruppi più o meno radicali. Le loro idee, le loro parole d’ordine, non sono estranee alle destre sovraniste in crescita in tutto il globo.

Il mondo degli Earnest, dei Tarrant, dei Bower, è il mondo dei “suprematisti bianchi”, che possono contare su oltre 1022 siti che fanno riferimento a idee e pratiche razziste, che indottrinano e addestrano in rete gli affiliati e chi, anche se “cane sciolto”, vuole farsi giustizia da sé: aprendo il fuoco contro un centro in cui si pratica l’aborto, aggredendo persone di colore, e aprendo la caccia all’“islamico”. Gruppi che hanno come centro propulsivo gli Stati Uniti. I suprematisti bianchi sono cresciuti di numero dopo le presidenziali del 2016. Alcuni appartengono al gruppo Vanguard America, usano slogan razzisti, iconografie connesse a simboli del passato e ora sulla loro divisa, polo bianca e pantaloni khaki, molti hanno aggiunto il cappellino rosso con la scritta “Make America Great Again”, motto della campagna elettorale di Trump.

Un’immagine che ha creato imbarazzo per la Casa Bianca.

Attualmente sono 1124 gruppi razzisti che sostengono idee come la supremazia bianca basata sulla teorica superiorità di questa razza su africano-americani, ispanici, arabi o ebrei. Queste credenze, basate sull’odio, hanno fondamenta politiche e sociali che a volte partono da una base religiosa spesso legata al cristianesimo fondamentalista. Nel 2017, secondo i dati americani, il sessanta-settanta per cento degli omicidi di stampo politico, ideologico o religioso sono stati messi in atto da suprematisti bianchi o da gruppi di estrema destra, neonazisti. E sono largamente superiori a quelli commessi dagli estremisti islamici.

È stato stimato che un numero tra le 150mila e le 200mila persone s’iscrivono a pubblicazioni razziste, partecipano alle loro marce e manifestazioni e donano denaro. Circa 150 programmi radiofonici e televisivi indipendenti sono trasmessi settimanalmente e raggiungono centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Saint Tarrant, il nuovo cavaliere crociato che “pulisce il mondo dalla feccia musulmana”. Ma anche James Mason, un membro del partito neonazista americano che idolatrava Hitler e Charles Manson, ispiratore del gruppo Atomwaffen, sospettato di diversi omicidi. O ancora il norvegese Andres Breivik, autore della strage di Utoya, o lo youtuber da 53 milioni di follower PewDiePie, accusato di antisemitismo.

Sono questi gli eroi dei lupi solitari di destra che si radicalizzano in rete, nei canali come 8chan trovano manifesti preconfezionati per motivare le loro azioni e sul Deep Web comprano armi, abbigliamento militare per entrare in azione, magari utilizzando Bitcoin per evitare di essere rintracciati o per finanziare le loro ricerche “sul campo”.

Il nemico sono gli “infedeli”, i musulmani, gli ebrei, i gay, le donne. I target: le moschee, le sinagoghe, i luoghi di ritrovo di chi invece vive liberamente la sua vita. All’interno del movimento bianco suprematista, i gruppi neonazisti hanno registrato la crescita maggiore, aumentando del 22 per cento. I gruppi anti-musulmani sono saliti per un terzo anno consecutivo.

In South Carolina, ad esempio, secondo il Southern Poverty Law Center, operano almeno 19 “hate groups”, cioè i gruppi che fanno dell’odio la propria cifra. Tra quelli che operano attivamente sono compresi: neonazisti, miliziani del Ku Klux Klan, nazionalisti bianchi, neoconfederati, teste rasate di taglio razzista, vigilanti frontalieri. I gruppi neonazi nel 2008 erano 159, otto anni dopo sono saliti a 1384. Tra i più attivi: American Front, American Guard, Hammerskins, National Alliance, National Socialist American Labor Party, National Socialist Vanguard, Nsdap/Ao, White Aryan resistance.

Il suprematismo bianco Usa corre anche sul web. Un recente studio del Simon Wiesenthal Center ha identificato più di dodicimila gruppi di odio xenofobo e antisemita sul web. La League of the South sul proprio sito avverte: “Se ci chiamerete razzisti, la nostra risposta sarà: e allora?”. L’amministrazione Trump ha tagliato i fondi per dieci milioni di dollari a diversi gruppi che combattono l’estremismo di destra negli Stati Uniti per un programma mirato alla de-radicalizzazione dei neonazisti.

Dagli Stati Uniti, il fenomeno dei gruppi anti-islamici, che sempre più prendono il connotato militante di gruppi anti-migranti, s’è esteso nel vecchio continente, in particolare nel Nord ed Est Europa.

Un esempio sono i Soldati di Odino”, un gruppo di estremisti di destra che pattuglia le strade della Finlandia con l’obiettivo di “proteggere gli abitanti del posto dagli immigrati”: una pratica che si sta iniziando a diffondere in altre nazioni scandinave e baltiche, suscitando preoccupazione nelle autorità. Questi autoproclamati “patrioti”, che prendono il proprio nome dal re degli dei della mitologia nordica, aspirano a diventare “gli occhi e le orecchie” dei poliziotti, i quali – secondo loro – farebbero oggi sempre più fatica a portare a termine i compiti loro assegnati.

Dal Nord-Est al cuore dell’Europa: Gran Bretagna e Germania. Nel Regno Unito, l’estrema destra (suprematista, razzista, isolazionista, anti-migranti) fa proseliti e ha un seguito crescente. Materiale estremista è disponibile ovunque in rete. Un gruppo come National Action, quello che è nato per “celebrare” la morte della deputata laburista Jo Cox, conta su un centinaio di militanti, ma i suoi video su YouTube hanno quasi 2800 adepti. Proclamano una “White Jihad”, una guerra santa bianca, che significa rendere omogenea e aderente “ai valori tradizionali inglesi” questa terra che oggi invece ospita persone provenienti da ogni angolo del mondo ed è un crogiolo di culture. “I rifugiati non sono i benvenuti” si legge in uno dei loro proclami che va di pari passo alla proclamazione che “Hitler aveva ragione, i rifugiati devono tornare a casa”.

Thomas Mair, 54 anni, l’assassino (16 luglio 2016) di Cox, era legato al gruppo suprematista bianco Springbok Club, visceralmente ostile all’Europa e simpatizzante del vecchio apartheid sudafricano. Le prove emerse al processo, conclusosi con la condanna all’ergastolo dell’assassino della quarantunenne deputata laburista, hanno dimostrato che Mair ha ucciso Jo Cox sulla spinta di un’ideologia neonazista, razzista e suprematista bianca. La polizia aveva trovato nella sua abitazione simboli e libri sul Terzo Reich, sul Sudafrica dell’apartheid e su movimenti razzisti di altri Paesi. 

Prima di Mair, ad entrare in azione (nel 2013) era stato Pavlo Lapshin, neonazista ucraino trapiantato a Birmingham, che uccise un’anziano musulmano e si preparava a piazzare esplosivi in varie moschee. Lapshin era un suprematista, così come David Copeland, l’uomo che ha ucciso tre persone in una serie di attacchi dinamitardi e voleva dare inizio ad una guerra civile nel Paese. Un altro dinamitardo – Ryan McGee – era un estimatore del Ku Klux Klan. McGee è stato fermato in tempo per evitare una strage. Come Ian Forman, che stava pianificando di attaccare una moschea, e passava ore nella sua camera da letto indossando cimeli nazisti e postando messaggi razzisti sul web. 

Il ministero dell’interno britannico ha dichiaro fuori legge un gruppo dell’ultradestra inglese denominato “National Action”, accusato di progettare e istigare atti di violenza razzisti. Dal Regno Unito alla Germania. Qui è nato il movimento “Pegida” i “patrioti europei contro l’islamizzazione dei paesi occidentali” (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes), movimento che sta catalizzando l’attenzione di tutti i discorsi riguardanti l’islamismo e l’anti-islamismo in Germania.

Nel febbraio 2015, “Pegida” ha reintegrato nel suo comitato di direzione il leader del gruppo Lutz Bachmann, che si era dimesso il 21 gennaio dello stesso anno dopo che il giornale tedesco Bild aveva pubblicato una sua foto in cui mostrava un taglio di capelli e di baffi che ricordava quello di Hitler.

Gli estremisti di destra – si legge nel rapporto – hanno scoperto come condurre la loro guerra via Intemet, come usare la “elecronic warfare”.

Simili tattiche hanno indotto le autorità di alcuni Stati a mettere in guardia contro le derive terroristiche dello spettro dell’estrema destra. In più, la potenziale violenza è coltivata dai peggior tipi di giochi elettronici, diventati arma politica vera e propria utilizzata abilmente dai neo-nazi. Questi siti hanno un pubblico fedele e ampio, costituito non di semplici curiosi, ma di persone che sull’odio hanno costruito il proprio rapporto col mondo e usano Internet per ritrovarsi, scambiarsi informazioni, infiammarsi reciprocamente, creare steccati, alzare barriere, scavare fossati. E assaltare moschee. È l’internazionale del separatismo. Internazionale del terrore bianco. 

La guerra santa dei suprematisti bianchi ultima modifica: 2019-04-30T17:16:30+02:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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4 commenti

La Rassegna Stampa del CRS - CRS - Centro per la Riforma dello Stato 1 Maggio 2019 a 9:59

[…] Umberto De Giovannangeli, “La guerra santa dei suprematisti bianchi”, Ytali, 30 aprile […]

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Michele Sequenzia 1 Maggio 2019 a 10:56

Molto interessante, stimolante leggere Umberto De Giovannangeli, ci aiuta a ragionare, capire, metterci in guardia, mentre, ancora oggi, interi popoli sono trascinati uno contro l’altro in nome del Dio dell’Odio. Poco o nulla per migliorare la nostra vita, studiare e ristudiare, sforzarsi con ogni mezzo mirando ad una libera umana comprensione e rispetto.
Invece di unirsi, comprendersi , aiutarsi, i popoli sono oggi uno contro l’altro,.divisi su tutto. Imperversano le peggiori passioni. I libri di storia continuerano a farci leggere le continue crisi , le battaglie, le ipocrisie, le paci , far vedere i Campi di Sterminio, le desolazioni, i pianti e le disperazioni, come le nuove guerre tra i popoli. Una carneficina tutta in nome di Dio , o del Leader Massimo, che ogni Popolo interpreta a seconda delle proprie mire, lo si invoca a protezione propria, delle proprie ignobili perversioni.
Michele Sequenzia-Torino

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Tiziano Gomiero 2 Maggio 2019 a 13:40

@ Michele Sequanzia, non ci sono “i popoli”, all’interno delle comunità umane c’è una lotta continua tra gruppi di interesse che cercano di controllare e appropriarsi delle risorse e del potere, la pace sociale, quando c’è, è sempre effimera e a rischio. Vede l’Italia quante volte è stata vicina al ritorno al regime (il piano di rinascita democratica è vivo e vegeto, vedere la lista di successi conseguiti)

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Tiziano Gomiero 2 Maggio 2019 a 13:29

Una interessante panoramica sul chi sono e che pensano. Sarebbe altrettanto interessante, e importante, capire perchè.

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