Il “Nobel verde” a Curamil. E a chi se non a lui?

Il leader della comunità insediata nell’Araucanía e portavoce dell’Alianza Territorial Mapuche ha dedicato la sua vita a difendere i fiumi e i boschi della regione cilena in cui vive, e ad aiutare le comunità locali.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Alberto Curamil, leader della comunità insediata nell’Araucanía e portavoce dell’Alianza Territorial Mapuche, ha dedicato la sua vita a difendere i fiumi e i boschi della regione cilena in cui vive, e ad aiutare le comunità locali a recuperare le pratiche degli antenati, tutelando in primo luogo il linguaggio nativo conosciuto col nome di Mapudungún.

È originario di una regione in passato autonoma, successivamente invasa dall’esercito cileno che l’ha spartita tra proprietari privati, riducendola a essere una delle zone più derelitte del Cile, dove circa il trenta per cento della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Pure la dittatura di Augusto Pinochet ha lasciato una traccia letale in un territorio d’incredibile bellezza, a causa della privatizzazione dei fiumi all’inizio degli anni Ottanta, che ha colpito in particolar modo le comunità locali la cui sussistenza dipende dai corsi d’acqua, non a caso considerati sacri.  

In questo contesto di snaturamento di equilibri secolari, è venuto ad aggiungersi dal 2010, presidente Sebastián Piñera ora di nuovo in carica, un piano che prevede quaranta progetti idroelettrici, per la cui realizzazione sono state incaricate due imprese private, la SwissHydro e l’Agrisol, cui è stato affidato, senza consultare le popolazioni che nella zona vivono come prevede la legge, l’incarico di costruire due impianti idroelettrici nel fiume Cautín, nel cuore del territorio mapuche.

Progetti che, qualora fossero stati realizzati, avrebbero causato danni irreparabili alla fauna ittica e agli animali selvaggi che vi vivono, e contro i quali Alberto Curamil, che riveste la carica di lonko ovvero di capo tribale, ha utilizzato le tradizionali riunioni della comunità per promuovere la resistenza, coinvolgendo le organizzazioni ambientaliste e gli specialisti del settore del Paese.

La lotta è sfociata in manifestazioni e blocchi stradali che hanno portato all’attenzione dell’opinione pubblica la lotta dei mapuche a tutela dei corsi d’acqua. Accanto alla battaglia politica, Curamil è riuscito a mobilitare un gruppo di avvocati che hanno sfidato il governo sul piano legale, dimostrando le violazioni di legge commesse dal governo di Sebastián Piñera che non ha ottenuto il consenso ai suoi progetti da parte delle comunità coinvolte. 

La battaglia di Curamil e dei mapuche ha avuto un esito positivo quando nel 2016 l’Agencia de Servicios Ambientales ha cancellato i due progetti, ma la sua militanza ambientalista gli ha procurato in seguito la vendetta del governo di Sebastián Piñera che nell’agosto del 2018 l’ha fatto arrestare assieme a Werkén Álvaro Millalén, spedendolo nel carcere di Temuco dove a breve dovrà affrontare accuse che sembrano fabbricate ad arte. 

Ora, a pochi giorni dal giudizio, a Alberto Curamil è stato dato il Goldman Environmental Prize, il Premio Nobel Verde concesso annualmente ai difensori dell’ambiente e della natura di Africa, Asia, Europa, delle nazioni insulari, dell’America del nord, del centro e del sud. Segnalati da un gruppo d’istituzioni ambientali sparse nel mondo, e da centocinquanta esperti ambientali di settanta paesi differenti.

Istituito nel 1990 nel Giorno della Terra da Richard e Rhoda Goldman, nipote quest’ultima dell’antropologo Claude Lévi-Strauss, al fine di riconoscere l’attività d’individui che lavorano per tutelare e migliorare l’ambiente, è stato ora concesso al lonko mapuche con una motivazione che suona come una sconfessione dell’operato del governo cileno, la cui politica si è contraddistinta recentemente, soprattutto nei periodi di governo di Sebastián Piñera, per la violenza di Stato e la provocazione contro le comunità aborigene che popolano la parte centro meridionale del Cile.

Abbiamo scelto Alberto Curamil per la sua fiera leadership nella formazione di coalizioni e per la sua difesa poderosa per proteggere il fiume Cautín e il territorio mapuche. Egli è stato un fermo difensore del suo popolo, della sua terra e dei fiumi, e merita l’attenzione e il rispetto della comunità internazionale. Oggi è incarcerato in Cile. Crediamo che sia una conseguenza del suo attivismo. Speriamo che le autorità cilene rispettino i suoi diritti, ritirino le accuse e lo liberino dal carcere,

ha dichiarato Ilan Kayatsky, portavoce del Premio, che è stato concesso anche a Berta Cáceres, paladina del popolo lenca, coordinatrice del Consejo de Organizaciones Populares e Indígenas dell’Honduras.

Il “Nobel verde” a Curamil. E a chi se non a lui? ultima modifica: 2019-05-06T16:26:45+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

1 commento

Avatar
María Fedora Peña 6 Maggio 2019 a 21:29

Claudio. La dignidad de nuestro pueblo mapuche es conmovedora…Gracias por contribuir a que actos tan aberrantes por parte del estado de Chile sean visibilizados.

Reply

Lascia un commento