Ilija Trojanow. Abbandonarsi alla fuga

L’ultimo lavoro dello scrittore, viaggiatore, saggista e poeta bulgaro, poco più di cento pagine di aforismi, pensieri, brevi racconti, stralci di dialogo, momenti di riflessione, memorie in qualche riga.
scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

È il 1971 quando fugge dalla Bulgaria attraverso la Jugoslavia e l’Italia per riparare in Germania e chiedere asilo politico con il padre e la madre. Perché Ilija Trojanow all’epoca aveva solo sei anni. Da allora, ha studiato e vissuto in diverse parti del mondo: Kenya, Parigi, Monaco di Baviera, Mumbai, Città del Capo. Al presente la città base è Vienna. Il girare è stato probabilmente il suo crescere come cittadino del mondo, trovare radici dovunque e da nessuna parte, un modo per superare il trauma dell’abbandono che l’ha accompagnato, sempre, e che sempre fa trasparire nei suoi libri.

Ilija  Trojanow è diventato uno scrittore: romanzi, saggi – e libri di viaggio, naturalmente – dove migrazione e avventura non sono mai sinonimi ma percorrono qualunque strada mano nella mano.

L’editore Edt ha pubblicato e appropriatamente inserito nella collana “La piccola biblioteca di Ulisse” Dopo la fuga, l’ultimo lavoro di Trojanow: poco più di cento pagine di aforismi, pensieri, brevi racconti, stralci di dialogo, momenti di riflessione, memorie in qualche riga, che colano giù, dalla gola fino in fondo al cuore e al sentimento di chiunque abbia attraversato un abbandono, un momento di solitudine, un vuoto d’identità.

Ilija  Trojanow

Il testo ha una premessa:

[…] Esiste una vita dopo la fuga. Ma la fuga continua a incidere, per tutta la vita. A prescindere dalle varie connotazioni individuali, da colpa, consapevolezza, intenzione, desiderio. Il profugo è una categoria a sé di essere umano.

Poi lo scritto si divide in due parti, la prima, intitolata “Dei Turbamenti”, sale dal I fino a XCIX in numeri romani. È la storia in spezzoni di qualcuno che ha lasciato il suo tutto e deve affrontarne un altro, che gli è ostile per principio, diverso in ogni cosa, e per questo lo rende incapace di capire e impotente nell’intenzione.

La patria è ciò che non può morirti dentro. Un’illusione che non svanisce nemmeno quando non ci si crede più.

La seconda Parte, “Dei Salvataggi”, parte dal numero 99 e arriva all’1, questa volta in numeri arabi. Il 99 asserisce: “L’essere senza patria non dove essere una finzione”. Il 64 dice:

Eppure, una volta ammesso che l’esilio allude di per sé a una condizione di perdita definitiva, perché mai la rappresentazione che se ne dà nella cultura moderna ha potuto tradursi in un tema tanto potente e ricco di suggestioni?

Il numero 3 riflette: “And the migrants kept coming”. Un flusso di parole, quelle di Trojanow, alla ricerca di una via di fuga dalla fuga, e anche il tentativo di trovare una terra su cui sentire tutto il peso del proprio essere; sempre descritto in modo fluido, con la profondità dell’esperienza e l’amore per la vita.

Una terza parte propone – e da cui Trojanow ha tratto ispirazione per questo testo – le tavole pittoriche di Jacob Lawrence, in The Migration Series (1940-1941), oggi divise tra New York e Washington, in cui racconta la Grande Migrazione del 1905 che portò migliaia di afro-americani dal Sud degli Stati Uniti al Nord del paese. La testimonianza di Jacob Lawrence spiega:

Quando penso alla serie non lo faccio mai in termini storici. Lo faccio in termini di storia contemporanea. È stata così tanta parte di me che non pensavo affatto a qualcosa di esterno. È stato come se facessi il ritratto di qualcosa. Era un ritratto, un ritratto di me stesso, un ritratto della mia famiglia, un ritratto dei miei simili.

Questo pensiero sembra accordarsi perfettamente con la psicologia di Ilija Trojanow che probabilmente con lo stesso sentimento ha scritto questo intenso testo, con una dedica che dice, se non tutto, quanto basta per seguirlo fino in fondo: “Ai miei genitori, che mi hanno fatto il dono della fuga”.

Ilija Trojanow. Abbandonarsi alla fuga ultima modifica: 2019-05-07T10:33:32+02:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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