Se tutti, proprio tutti, rinunciassero al Salone

So quanto per un autore essere presente a Torino sia una grande vetrina oltre che un traguardo personale di enorme gratificazione. Ma proviamo a immaginare se in massa decidessero di non andare. Pensiamo che esempio di forza sarebbe, che atto di autentica e compatta ribellione da parte della cultura contro un fenomeno che continuiamo a sottovalutare.
scritto da ANTON EMILIO KROGH

Non andrò a Torino con il mio ultimo libro Non si può fermare l’estate perché Mursia, il mio editore, non è nell’elenco degli espositori del Salone del Libro di Torino 2019. Pertanto non sono direttamente coinvolto nel problema e dibattito sull’essere presenti o disertare la manifestazione, per protestare contro la partecipazione della casa editrice “sovranista” Altaforte e le gravissime affermazioni del suo fondatore Francesco Polacchi, che con orgoglio rivendica il suo essere fascista, definendo Mussolini il migliore statista italiano.

Sorvolando sulla figura di un personaggio che già attraverso una veloce googlata si presenta per quello che è, sono consapevole quanto per un autore essere presente a Torino sia una grande vetrina oltre che un traguardo personale di enorme gratificazione.

Sono stato al Salone nel 2017 con il mio primo libro Come me non c’è nessuno ospite e intervistato da Radio Radicale e l’atmosfera che si respira è assolutamente unica.

Sicuramente rinunciare non è una scelta facile, lo stanno facendo alcuni, ogni giorno le defezioni aumentano ma di contro ci sono quelli che rivendicano la necessità di esserci, ognuno con motivazioni più o meno condivisibili.

Ma proviamo a immaginare invece se per una volta tutti fossero d’accordo, se in massa decidessero di non andare, tutti proprio tutti, dai grandissimi fino all’ultimo autore ignoto ai più. Pensiamo che esempio di forza sarebbe, che atto di autentica e compatta ribellione da parte della cultura contro un fenomeno che continuiamo a sottovalutare mentre cresce a dismisura, e a cui concediamo diritto di vita e di parola con troppa leggerezza in nome di quel principio che in democrazia tutto debba avere spazio e ingresso, anche il fascismo!

Se tutti, proprio tutti, rinunciassero al Salone ultima modifica: 2019-05-07T20:01:46+01:00 da ANTON EMILIO KROGH

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2 commenti

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Alessio Pinna 8 Maggio 2019 a 8:17

Immaginiamolo pure, ma nella realtà non tutti siamo daccordo. Cosa si fa allora? I fascisti di destra dicono che devi sopprimere chi non la pensa come te – non necessariamente uccidere, puoi censurarli o nei casi peggiori c’è l’esilio. I fascisti di sinistra dicono che devi sopprimere chi non la pensa come te – non necessariamente uccidere, puoi censurarli o nei casi peggiori c’è il gulag.

Meno male che nessuno di questi due gruppi ha il potere, oggi. Meno male che siamo in una repubblica democratica, il sistema migliore (vedi anche, “meno peggio”) che abbiamo trovato per risolvere le controversie sul cosa fare. Forse, in futuro, avremo una discussione democratica sull’essere intolleranti verso le intolleranze; quel giorno dovremo anche vedere se la conclusione raggiunta è accettabile in un sistema repubblicano costituzionale. Fino ad allora le persone sceglieranno da sole. Chi è democratico solo di facciata può pure invitare alla censura, a non partecipare, a sopprimere il dissenso, ma grazie al cielo non può imporla. Altaforte può stare nel salone, fianco a fianco con chi pubblica libri sul Che, o su Mao. Fin tanto che le persone saranno libere di dibattere i relativi valori, le cose sperabilmente si sistemeranno. Tanto, se la maggioranza delle persone fosse davvero disposta alla dittatura, questa si imporrebbe comunque – è nelle persone che si deve avere fiducia, non nella censura. Ci faccia su un pensierino, sig. Krogh.

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Anton Emilio Krogh 9 Maggio 2019 a 10:28

Gentile Lettore, La ringrazio innanzitutto per l’attenzione e per lo spunto di riflessione.
Mi permetta tuttavia di dissentire. Lei scrive testualmente “ meno male che nessuno di questi due gruppi ha il potere oggi “ , e meno male lo aggiungo anch’io, tuttavia non potendo non rilevare che, anche da una superficiale analisi degli eventi e sviluppi dell’ultimo anno, il rischio che al potere ci si arrivi è sempre più reale. Il metro di non censurare nulla sul principio che in democrazia tutto possa avere ingresso e diritto di parola, deve incontrare un limite nel buon senso e soprattutto nella lucidità di comprendere a quali conseguenze può portare. Se infatti da un lato in Italia ci sono leggi che espressamente puniscono l’esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, sanzionandosi pertanto penalmente grazie alle leggi Scelba e Mancino tali comportamenti, dall’altro con sempre maggiore frequenza assistiamo a manifestazioni che integrano quegli stessi comportamenti ma che tuttavia vengono fatti passare troppo spesso, perfino da esponenti del nostro governo, come semplici atti goliardici o di becero bullismo. Tutto questo con gravissimo rischio per quella “repubblica democratica “ che a giusta ragione Lei erge a baluardo della difesa dal pericolo di regimi totalitari, di destra o sinistra che siano. Perché la Storia ci insegna che alle dittature non ci si arriva il più delle volte consapevolmente bensì attraverso meccanismi che legittimando di volta in volta certe manifestazioni prima solo di pensiero e poi comportamentali portano a quel cambiamento da cui non c’è più ritorno. E allora qui non si discute di libri su Mao, il Che o lo stesso Mussolini, che sempre dovranno trovare spazio per la conoscenza che si deve avere della storia in tutti i suoi aspetti positivi e negativi, bensì di un editore che rivendica apertamente una nostalgia per un regime bandito dalla storia e dalla Costituzione, esaltandone pensiero, azioni e fondatore, tanto da definirlo il più grande statista italiano. Non “valori” pertanto ma apologia del fascismo che al massimo e con grande rammarico di chi crede davvero nella democrazia si può sopportare in uno stadio e non in luogo di cultura e libertà come il Salone del Libro di Torino.

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