Guardia di Finanza. Quella volta che Feltri…

Scavando nella storia del Movimento dei Finanzieri Democratici ci s’imbatte nel tentativo dell’allora direttore dell’Indipendente di far fallire la riforma democratica delle fiamme gialle in combutta con un generale, per accelerare un rimborso dell’IVA per quattro miliardi di lire.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Non sappiamo quanto venda Libero in edicola. E quanto sia letto online. Indubbia è la sua capacità di essere fortemente presente in tutte le rassegne stampa – cartacee, radiofoniche, televisive – e di dominare le selezioni di GoogleNews. Come fa un piccolo giornale ad avere tanto spazio, tanta eco? Con titoli sparati, volutamente volgari, offensivi, un esibito oltraggio del politically correct. Vittorio Feltri sa come si fa, e non conosce limiti. Eppure la fa sempre franca. Anzi, non sempre. 

Come in quell’episodio che lo riguarda quando era direttore del quotidiano L’Indipendente, fondato a Milano da un gruppo d’investitori, tra i quali figuravano Moratti, Falk, Raul Gardini, allora il gotha del mondo imprenditoriale del nostro Paese. 

Erano anche gli anni di Tangentopoli, che hanno svelato l’esistenza di un mondo marcio dietro le istituzioni e la politica, rendendo ancora più sentita la necessità che gli organi che investigavano dovessero essere trasparenti e basati su ordinamenti democratici. 

Allora Feltri cavalcava la protesta popolare contro il sistema di corruzione generalizzato che aveva infettato il mondo della politica culminato con l’episodio delle monetine gettate contro Bettino Craxi all’hotel Raphael di Roma, portando il giornale su posizioni filo Lega, un partito che allora sosteneva il pool di magistrati di Milano. 

Visti i successi della sua direzione, che portò L’Indipendente a vendere da 19.500 a 120.000 copie, il suo nome cominciò a circolare come sostituto di Indro Montanelli al Giornale, proprietà della famiglia Berlusconi. Una voce che Vittorio Feltri smentì, a dire il vero, fino all’ultimo, finché nel gennaio del ’94, anno della discesa in campo di Silvio, non fu lui stesso ad annunciare il suo passaggio al quotidiano di famiglia del tycoon di Arcore, nonostante fosse legato per altri cinque anni alla Finindi, l’azienda che stampava L’Indipendente.

Tra le varie campagne di cui il quotidiano di Vittorio Feltri si fece in quei tempi promotore, ce ne fu anche una contro la smilitarizzazione della Guardia di Finanza attraverso la pubblicazione di una serie di articoli pesantissimi contro l’allora deputato Martino Dorigo a firma del giornalista Paolo Pisanò, fratello di Giorgio, già esponente del Movimento Sociale Italiano, direttore di Candido e fondatore del Movimento Fascismo e Libertà, un partito fascista che dopo la sua morte nel ’97 s’avvicinerà a posizioni neonaziste.

Passato al Giornale, fu lo stesso Feltri il 30 luglio del ’94 a ricordare che un anno prima, ancora direttore de L’Indipendente, si era rivolto a un generale della Guardia di Finanza per accelerare un rimborso dell’IVA per quattro miliardi di lire.

Pur di riavere quei quattrini – ammise allora l’integerrimo Feltri – mi dichiarai disponibile a restituire la cortesia, cioè sdebitarmi con una serie di articoli favorevoli alla Guardia di Finanza.

Feltri definì il generale in questione come un “supercapo”, di sicuro un personaggio collocato ai vertici del Corpo, considerato che lo “scambio” avrebbe dovuto consistere in articoli elogiativi dello stesso”, come puntualmente si legge nell’interrogazione parlamentare presentata dall’ex deputato Martino Dorigo e altri al presidente del Consiglio dei ministri ed ai ministri delle finanze, della difesa e di grazia e giustizia il 2 agosto del ’94.

Il servizio reso da Vittorio Feltri ai vertici della Guardia di Finanza comportò che dal 22 al 28 luglio 1993, immediatamente dopo la nascita del Comitato di parlamentari per la polizia finanziaria, cui aderirono decine di deputati di tutte le forze politiche democratiche, L’Indipendente pubblicasse vari articoli di Paolo Pisanò in difesa dell’esistente assetto ordinativo del Corpo e di forte critica per tutte le ipotesi di riforma.

In quei tempi, dopo la vicenda di Tangentopoli, i leghisti erano a favore della smilitarizzazione e per questo si decise di giocare la carta di Feltri, giornalista ben visto dalla Lega, nel tentativo di spaccare il fronte. Era la Lega con capogruppo alla Camera Roberto Maroni.

Dorigo, ex operaio turnista alla Montedison, consigliere comunale a Venezia nel 1980 a diciannove anni, è stato deputato per Rifondazione Comunista e poi dei Progressisti negli anni ’90, ed ha fatto parte della Commissione Difesa della Camera nell’XI e XII legislatura.

È uno dei personaggi che appaiono nel libro Democrazia indivisa. Il ’68 del Movimento dei Finanzieri Democratici. Con il Movimento Dorigo si è rapportato personalmente dal ’78, quando era segretario provinciale della Federazione giovanile comunista, e ricorda che a Mestre rappresentava una realtà corposa, con cui, ai giovani comunisti di allora, fu chiesto di collaborare e sostenere. 

Quando entrò nella Commissione Difesa della Camera dei Deputati, ebbe come collaboratore diretto il giornalista Toni De Marchi, che nel ’76 s’incaricò di pubblicare sull’edizione veneziana de l’Unità il volantino che segna la nascita dei Finanzieri Democratici.

Durante il suo mandato parlamentare, Dorigo si è distinto per una grande attività per la riforma della Guardia di Finanza, promuovendo una fase vivace d’iniziative e dibattiti, presentando una miriade d’interrogazioni ai ministri della difesa allora in carica a sostegno del Movimento, che prontamente finivano sugli organi di stampa riuscendo a fargli pubblicità.

Da spirito pratico – ricorda l’ex deputato Dorigo in Democrazia indivisa – Feltri aveva aderito alla campagna suggerita dal generale della Guardia di Finanza per alleggerire la sua posizione,” in particolare con la pubblicazione di un articolo di violento attacco ai parlamentari firmatari dell’appello, accusati in blocco di essere dei corrotti che tentavano di sottrarsi alla giustizia.  

Con la sua interrogazione parlamentare veniva formulata una serie di domande. Una riguardava l’opportunità di disporre un’urgente indagine per appurare chi fosse il generale citato da Feltri. Un’altra chiedeva se al governo risultasse che il rimborso spettante al quotidiano L’Indipendente fosse stato sollecitato a seguito dei contatti tra Feltri e l’ignoto alto ufficiale. 

L’ultima, infine, se al governo risultasse

che gli articoli pesantemente critici, al limite della diffamazione nei confronti dei deputati aderenti al Comitato per la polizia finanziaria, e gli altri usciti contestualmente a firma Paolo Pisanò siano stati in qualche modo ispirati dai vertici del Corpo. 

Vista la spontanea ammissione da parte di Feltri, Dorigo decise di denunciarlo all’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Non sappiamo se la cosa abbia creato un qualche fastidio a Vittorio Feltri. Quel che sappiamo, e ciò ci stimola più di qualche interrogativo sull’utilità dell’Ordine cui apparteniamo, è che essa non ebbe alcun seguito. 

Le recensioni finora apparse

Franco Avicolli, ytali.

Paolo Andruccioli, Rassegna sindacale

Bruno Ugolini su, strisciarossa

Loris Campetti, il manifesto/Bologna

Carlo Rubini, Luminosi Giorni

Alberto Pedrielli, leggilanotizia

Lorenzo Lorusso, Corriere nazionale 

Luigi Pandolfi, il manifesto

Democrazia indivisa può essere acquistata sulle principali piattaforme librarie. Il ricavato eventuale andrà a Emergency
AmazonIbsLibreriauniversitaria e Feltrinelli Online


Guardia di Finanza. Quella volta che Feltri… ultima modifica: 2019-05-09T17:47:11+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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