La madonnina nella laguna. Dov’era, com’era

La storia del recupero e del restauro di un’edicola cara a chi fa voga a Venezia e Mestre testimonia del ruolo cruciale delle società del remo in una città contrassegnata da un rapporto speciale con l’elemento vitale di cui è parte e che la rende unica al mondo.
scritto da ALVISE SPONZA

Chissà quante volte avrete notato, dal treno, quelle quattro bricole nella laguna. Quei quattro pali robusti abbracciati tra loro su cui poggia un’edicola verde. E i più attenti di voi, da qualche mese, si saranno resi conto che quella strana “costruzione” che molti guardavano incuriositi non sapendo cosa fosse esattamente, non c’è più. Ma basta pazientare ancora alcuni giorni. A fine maggio il capitello del canale di San Secondo, situato a metà strada tra punta San Giobbe e San Giuliano, lungo il ponte della Libertà che collega Venezia con la terraferma, sarà ricollocato nella sua sede. Completamente restaurato. “Dov’era, com’era”.

Quell’umile e preziosa edicola racconta una bella storia, curiosa e affascinante, legata strettamente alla voga alla veneta – la voga che tipicamente si pratica a Venezia e in laguna – e alle remiere, i circoli degli appassionati di questo che è uno sport, un’attività ricreativa, un esercizio fisico, ma anche molto altro e molto più. Soprattutto un modo di sintonizzarsi con l’acqua, l’elemento vitale ed essenziale che rende unica questa città con la sua laguna.

Ed è proprio a due società remiere, il Gruppo sportivo di voga Tre Archi di Cannaregio e Voga Veneta Mestre, si devono l’impegno e lo sforzo economico del ripristino e del ricollocamento del capitello, dolorosamente crollato in acqua per via delle intemperie, sotto il lavorio incessante e crescente del moto ondoso che tutto corrode e strazia, nemico numero uno della tenuta di Venezia.

Il suo ricollocamento si è trasformato in un laboratorio di collaborazione tra le due sponde della laguna. La competizione che caratterizza, com’è normale, le relazioni tra le remiere questa volta è una competizione collaborativa, ed è particolarmente significativo che l’unione delle forze colleghi tra loro le due sponde della laguna che troppo spesso la politica e gli interessi di parte tendono a separare e a rendere tra loro ostili.

Il valore simbolico e affettivo che ricopre oggi questo “monumento” è ormai di lunga data. Affonda le radici nella prima metà del diciannovesimo secolo. Il capitello fu collocato durante la dominazione austriaca, nel 1842 – altre fonti ricordano il 1821 – per commemorare un tragico avvenimento: una notte di ottobre due donne vogano da San Giuliano verso Venezia per ritornare alle loro dimore – allora, vogare, non era un passatempo ma l’unico modo per uomini e donne, per giovani e anziani, per muoversi in città e in laguna – quando un avamposto austriaco, pensando di intercettare una barca di contrabbandieri intima l’alt. L’ordine non è ascoltato. I soldati aprono il fuoco uccidendo le innocenti. 

Una tragedia, Un episodio che ferisce la comunità. Un duro colpo, per giunta inferto dagli occupanti austriaci. Che non potrà essere dimenticato. Per commemorare il tragico fatto, è collocato in quel punto della laguna un capitello con un bassorilievo raffigurante la Madonna.

Un balzo di un secolo, ed ecco un altro episodio che segna la storia del capitello. Due soci del Gruppo Tre Archi, Gianfranco Cristante e Franco Bonini, sono colti da un’improvvisa burrasca mentre vogano nei pressi di Campalto; l’imbarcazione è capovolta dalle onde e i due, finiti in acqua, sentono qualcosa di solido nel fango della laguna: è un’immagine della Madonna Nicopeia in vetro, un artefatto di produzione muranese per la devozione popolare. Si pensa quindi di collocarlo proprio nella nicchia del capitello per proteggere sia i vogatori delle varie società sportive sia i trasportatori che percorrono per lavoro il canale di San Secondo.

Arriviamo al 1979, quando il Gruppo Tre Archi si fa promotore del ripristino del vecchio capitello, ormai ridotto piuttosto male. Grazie all’intervento dell’allora presidente Gianni Tonini, che coinvolge, oltre al Gruppo Tre Archi, anche altre società remiere di Venezia e Mestre, si rinnovano le bricole di sostegno.

Una solenne cerimonia, il 14 ottobre di quell’anno, segna l’installazione del nuovo capitello, con la benedizione impartita da monsignor Bosa, rappresentante del Patriarca, autorità civili, e soprattutto con la partecipazione di numerosi veneziani di San Giobbe e un corteo acqueo a cui partecipano diverse società remiere. Il corteo prosegue poi fino a San Giuliano dove si conclude con l’incontro fraterno presso la sede della Voga Veneta.

Nei decenni seguenti si sono susseguiti i lavori di manutenzione e due grossi interventi di restauro a opera dei soci della Tre Archi, Mario Molin e Lauro Bonini. Inoltre, il gruppo sportivo Voga Veneta Mestre ha sempre dedicato particolare attenzione al capitello, controllandone lo stato e collocandovi i fiori, segno di devozione e attaccamento.

Dal 1979, ogni anno nel mese di maggio il G. S. Voga Veneta Mestre e la Tre Archi organizzano una suggestiva messa sull’acqua attorno al capitello, con un altare allestito dal 2005 sulla peata del G. S. Voga Riviera del Brenta, a cui segue una regata fra le due società che si conclude con un bellissimo pranzo presso la Remiera Voga Veneta Mestre.

Alla collocazione del capitello restaurato ne seguono altre in città, segno della devozione popolare veneziana. Tra l’altro, pur nella loro sacralità, molto prosaicamente la notorietà di questo e di altri capitelli, tra i cultori della voga, si deve al fatto che essi svolgono da sempre la funzione di paletto per il giro di boa di regate.

La storia continua con un altro evento traumatico, quando nel 1992 il capitello è abbattuto e danneggiato dalla forte mareggiata che colpisce Venezia l’8 dicembre. Dopo una settimana, è ritrovato fortunatamente nel canale di San Leonardo. Subito i soci della remiera si prodigano per ricollocare il simbolo che lega Venezia e Mestre.

L’8 maggio 2011 il capitello riceve la benedizione di Benedetto XVI in visita a Venezia. 

Ed eccoci all’oggi. Tra breve il capitello sarà nuovamente ricollocato nella sua antica sede. Il nuovo restauro è stato necessario in seguito all’eccezionale acqua alta dello scorso 29 ottobre 2018. Le turbolenze meteo hanno causato danni ingenti alla struttura e solo il tempestivo intervento dei soci della remiera Voga Veneta Mestre ha permesso il salvataggio del monumento. 

Le due società hanno deciso quindi di costruire ex novo un’edicola più leggera che gravi meno sulle bricole che sorreggono la struttura. Il progetto e la realizzazione dell’opera sono stati affidati a Bruno Piasentini e a Riccardo Salviato, i quali sono riusciti a creare una nuova struttura pesante solo un quintale contro i tre di quella precedente. Mario Molin anche stavolta si è adoperato per finire l’edicola. Le remiere, inoltre, si sono prese l’incarico e l’onere economico di sostituire le bricole di sostegno che versavano anch’esse in condizioni precarie. Considerando il valore iconico e simbolico dell’opera, è auspicabile un intervento del Comune di Venezia a sostegno delle spese sostenute per piantare i nuovi pali. E sarà importante, in questo spirito, la presenza del sindaco alla cerimonia dell’installazione della madonnina. Una cerimonia che testimonierà di quanto sia viva e sentita la voga e di come le remiere, singolarmente e nel loro insieme, costituiscano una comunità di uomini e di donne straordinariamente ricca e importante, a fondamento di una città che vuole caparbiamente continuare a essere tale e non essere condannata a diventare un non luogo senza futuro. 

La madonnina nella laguna. Dov’era, com’era ultima modifica: 2019-05-13T18:22:21+01:00 da ALVISE SPONZA

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2 commenti

ytali. - Andare a remi. Per salvare la città e la laguna 16 Maggio 2019 a 13:28

[…] La madonnina nella laguna. Dov’era, com’era Andare a remi. Per salvare la città e la laguna was last modified: Maggio 16th, 2019 by ytaliAndare a remi. Per salvare la città e la laguna ultima modifica: 2019-05-16T13:28:30+02:00 da ytaliIscriviti alla newsletter di ytali. 0 commenti Facebook Twitter Google + Pinterest PDF .prossimoarticolo{ width:100%; margin-top: 20px; display: none; } @media only screen and (max-width: 767px){ .prossimoarticolo{ display: block; } } .prossimoarticolo .home_post_img_popular { height: 230px !important; width: 100% !important; background-size: cover; } .prossimoarticolo .ps-title { text-align: center; margin-top: 20px; margin-bottom: 30px; } .prossimoarticolo .ps-title a { text-align: center; padding-left: 0; padding-right: 0px; padding-top: 10px; color: #000; } .prossimoarticolo .ps-title a span{ text-transform: uppercase; } […]

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2019-05-16T11:34:12.000Z – Marco Zanetti 16 Maggio 2019 a 13:35

[…] Comunque il capitello torna eh, lo rifanno e poi torna 🙂 Link: La madonnina nella laguna. Dov’era, com’era […]

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