Argentina. L’aborto negato è di scena a Cannes

Presentato al festival il documentario del regista Juan Solanas sulla vicenda della depenalizzazione dell’interruzione della gravidanza che ha polarizzato e diviso la società argentina. Un tema che riguarda il grosso dell’America latina.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Que sea ley dell’argentino Juan Solanas, che per l’occasione sarà accompagnato da venti militanti per la depenalizzazione dell’aborto, sarà presentato, unica opera del paese sudamericano, al Festival del cinema di Cannes. Sfruttando la cassa di risonanza del festival, Solanas riproporrà agli occhi del mondo la situazione non solo dell’Argentina, ma di trecento milioni di donne sudamericane che non possono ricorrere all’aborto legalmente, motivo per cui molte ogni giorno periscono o finiscono nelle mire della giustizia per aver fatto ricorso all’aborto clandestino. 

Quello dell’aborto è un tema che lo scorso anno ha tagliato in due l’Argentina, quando una legge per introdurre la sua legalizzazione ebbe una prima mezza approvazione da parte della Camera dei deputati. La questione in breve provocò allora un’ondata di reazioni che portarono a radicali spaccature nello schieramento progressista, dove alcuni esponenti peronisti dissociati a titolo personale favorirono la sconfitta del fronte abortista.

Un tema caldo difeso da una marea di persone che scesero in piazza indossando fazzoletti verdi che reclamavano la legalizzazione dell’interruzione della gravidanza, ora consentita solo in caso di violazione o di pericolo per la vita. Sul fronte opposto, lo schieramento dei fazzoletti blu favorevole alla tutela del nascituro. 

Una polemica che in qualche modo influenzò il voto finale con cui il Senato argentino respinse l’approvazione della legalizzazione. Se quel voto segnò una battuta d’arresto, dovuta anche all’atteggiamento tiepido da parte dello schieramento progressista, in primo luogo da parte dell’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner, la battaglia non è stata per nulla archiviata e sta per essere ripresa nella campagna per le presidenziali che terminerà nel prossimo ottobre. 

E pare destinata a dar vigore sempre più a una nuova sinistra a livello latinoamericano di cui si comincia per fortuna a intravedere l’esistenza, più attenta ai diritti della persona, dal femminismo alle battaglie gay, che potrebbe in breve archiviare la sinistra novecentesca, quella che ha prodotto il machismo del “Che en la calle y Pinochet en casa” [“Che” in pubblico, Pinochet a casa], che per molti segni sembra giunta a fine corsa.

Intanto, già il 28 di questo mese i fautori della legalizzazione dell’aborto in Argentina torneranno a presentare un progetto di legge a favore della depenalizzazione e annunciano nuove manifestazioni, che andranno ad arricchire i temi della competizione elettorale che in maggior parte ruotano attorno alle condizioni di grave crisi economica di cui il Paese soffre in seguito alle politiche neoliberiste di Mauricio Macri, per molti dato per sfavorito in un eventuale duello con Cristina, qualora essa accettasse di scendere in campo. 

Nel frattempo giunge a Cannes questo documentario che lo stesso autore definisce militante ricordando come il suo più grande sforzo è stato quello di rimanere in equilibrio tra chi nel suo Paese è sceso in piazza per difendere un diritto sempre più minacciato a livello globale e perfino negato, come nel recente caso dello stato dell’Alabama, e coloro i quali nelle piazze argentine sono sfilati indossando fazzoletti azzurri.

Un lavoro di documentazione che ha registrato le immagini delle manifestazioni a favore e contro l’aborto a Buenos Aires e nelle provincie dell’interno del Paese, percorrendolo in lungo e in largo per quattromila chilometri e filmando per otto mesi interviste a centinaia di donne, e che solo in seguito è diventato nella mente dell’autore un progetto di lungometraggio presentato in corsa l’ultimo giorno a Thiérry Frémaux, direttore di Cannes, che l’ha inserito nella programmazione.  

Figlio di Fernando “Pino” Solanas, uno dei padri del gruppo argentino Cine-Liberation, punto di riferimento per il cinema politico e militante sudamericano, Juan ne ha condiviso l’esilio durante la dittatura militare, vivendo a lungo a Parigi e da cinque anni in Uruguay.

La protesta dei fazzoletti verdi, a favore della depenalizzazione dell’aborto

Non è la prima volta che partecipa a Cannes, dove era stato premiato nel 2003 per il film El hombre sin cabeza, ed era stato ospitato nella sezione Un Certain Regard nel 2005 con la pellicola Nordeste

Ora si presenta con un documentario che nella sua intervista al quotidiano argentino Perfil definisce “al cento per cento politico, militante, con un proposito chiaro e che, infine, racconta solo la verità”. Con la speranza che la visibilità consentita dal festival serva a dare impulso all’approvazione di una nuova legge in Argentina e che la marea verde si espanda a estirpare l’ingiusta sofferenza di migliaia di donne latinoamericane. “Se c’è un Dio – da Tijuana a Capo Horn – di sicuro porta un fazzoletto verde.”

Argentina. L’aborto negato è di scena a Cannes ultima modifica: 2019-05-18T11:55:46+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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