Civiltà dell’acqua, navi allo sbando e illusioni

Da quanti anni si protesta contro i giganti del crocierismo e, in generale, per proteggere Venezia e i suoi abitanti? Che cosa è stato fatto? Ci stiamo solo illudendo di poterla salvare.
scritto da GIANFRANCO MUNEROTTO

È fresca la notizia di un altro incidente che ha coinvolto, questa volta, due navi da crociera nel porto di Venezia. Giusto mentre mi stavo accingendo a qualche riflessione sul civile contraddittorio tra Saverio Pastor e Lorenzo Colovini, apparso da queste colonne nei giorni scorsi.

Devo dire che mi riconosco nel pacato parere di Claudio Madricardo, su questi due interventi, e anzi mi ha stimolato a mettere sul piatto un problema che sembra sfuggire ad entrambi. Ho la netta sensazione che tutte due le posizioni rappresentino delle idealistiche illusioni.

Le parole di Pastor, che giustamente vanno rapportate alla situazione e all’uditorio a cui erano rivolte all’origine, rappresentano però certamente l’animo di una parte non indifferente della nostra città (seppur non la maggioranza) che si rende conto di quanto la vita all’interno di essa e della laguna sarebbe migliore se ci si sforzasse di “affiancarla” senza stravolgerla, perché la natura non ha mezze misure: o ci sovrasta o ci abbandona, e i recenti cambiamenti climatici dovrebbero chiarirlo a un’umanità che, purtroppo, non vede al di là del suo naso…

Il micromondo che miracolosamente si formò in queste lagune è stato reso possibile dall’inevitabile necessità dell’uomo di allora ad adattarsi, e anche quando iniziò a poter influire sull’ambiente lo fece con l’ottica del mantenimento di quest’area su cui si era trovato in equilibrio, proprio per non comprometterne la propria vivibilità.

La replica di Colovini rappresenta, in buona fede, l’ottica limitata dell’homo tecnologicus e la consapevolezza del poter sempre fare il proprio utile sovrastando la natura, quale semplice base d’appoggio per le nostre convenienze; quanto poi, alla lunga, ci si ritorca contro lo stiamo ora provando.

Nessuno nega che la vita nelle città contemporanee sia molto pratica, anche se ci rendiamo ora conto di pagarla cara in termini di salute fisica (inquinamento) e sociale (sovraffollamento), ma questa praticità è possibile solo perché le nostre grandi città sono una “bolla” da cui la natura è stata praticamente estromessa, mentre a Venezia essa è molto presente, con l’acqua e la sua dinamica a cui “bisogna” adattarsi, salvo l’unica soluzione marinettiana di asfaltare i canali.

Forse poi è stata un po’ fraintesa la posizione di Pastor che, auspicando azioni per stimolare nelle classi giovani la cultura “slow” del remo, non credo che volesse negare il trasporto pubblico, il quale tutto sommato ha un’efficienza maggiore rispetto a molte altre realtà urbane.

Il vero motivo per cui ritengo che tutte e due le posizioni, da punti opposti, siano delle illusioni, è che entrambe ragionano e propongono in termini di servizi alla città.

Peccato che purtroppo noi non siamo più una “città”.

Non per colpa dei turisti, che inconsapevolmente desiderano solo appagarsi delle nostre magnificenze, ma della situazione che ha trasformato il turismo in “macchina da soldi”. Attenzione, non sto lanciando accuse precise a persone o categorie, che per la maggior parte in buona fede svolgono al meglio il proprio lavoro, ma al contesto politico-sociale che in mezzo secolo ha creato tale situazione; questo sì in malafede.

Pastor e Colovini, chiedendo entrambi “servizi ai cittadini” sembrano non rendersi conto che nessuna amministrazione ha interesse a ciò: essa è espressione della maggioranza dei votanti, che non abitano nel centro storico, e nessuno dei residenti nell’area metropolitana del comune è consapevole del terribile impatto sociale che stiamo vivendo, ma stanno giustamente ben attenti ai “loro” servizi sociali, senza pensare che sono pagati dai “nostri” turisti…

E qui torna l’incidente di domenica mattina: quanti anni sono che si protesta perché queste navi da crociera sono troppo grandi per la città? Vogliamo mettere sulla bilancia l’impatto (in tutti i sensi) di esse rispetto al flusso di soldi che portano?

Risposta scontata, perché chi dovrebbe decidere fa il conto dei voti che perde: lasciando così le cose rischia 70.000 voti, invece ponendovi rimedio e rinunciando all’introito, 150.000…

Questa mia non è però l’ennesima crociata per la separazione dei comuni, perché ormai la china è passata: se fossimo sempre stati un paese tra le montagne, o una vera isola, tutti i cittadini avrebbero ben presente il loro bene comune, ma ormai più della metà dei residenti a Venezia vive – direttamente o meno – di turismo, e anche ritornasse un’amministrazione solo lagunare, chi vorrebbe rinunciare al denaro (tanto i nostri figli sono quasi tutti all’estero)?

Comunque è tutto un falso problema: da come vanno le cose tra settant’anni la linea di costa dell’Adriatico sarà verso Padova…

Civiltà dell’acqua, navi allo sbando e illusioni ultima modifica: 2019-06-03T10:49:58+01:00 da GIANFRANCO MUNEROTTO

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1 commento

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Lorenzo Colovini 3 Giugno 2019 a 13:33

Francamente mi sembra che siamo entrati in un loop sterile. Ribadisco: nel mio intervento intendevo contestare la visione luddista (mi si passi il termine, per brevità) che a mio parere permea l’intervento di Pastor. Ho la presunzione di aver spiegato perché con sufficiente chiarezza. Qualcuno è d’accordo con me, altri non lo sono affatto, come è naturale. Ma dedurre (Munerotto) che io sono un “homo tecnologicus” che persegue il proprio utile “sovrastando la natura” o, come molto generosamente Claudio, rinfacciarmi limiti culturali, scusatemi non ci sto proprio. Ma quando mai? Possibile che o luddista o barbaro distruttore, tertium non datur? Comunque, prendo atto che è una partita persa.
Munerotto altresì pone altri temi (che esulano evidentemente dal circoscritto contraddittorio di cui stiamo trattando) che meriterebbero interi altri articoli. Mi limito a due chiose.
Non siamo più una città… beh, facciamo attenzione alla profezie autoavverranti. Secondo me lo siamo ancora, pur con tutti i limiti. Certo che se continuiamo a piangerci addosso, è sicuro che smetteremo presto di esserlo.
A nessuno frega nulla dei servizi dei veneziani, che non pesano politicamente.. qui ci sarebbe molto da dire. Le argomentazioni di Munerotto non sono infondate ma anche qui andrebbe fatto lo sforzo di distinguere il grano dal loglio.. Si può per esempio perseguire casi virtuosi in cui l’utilizzo di infrastrutture utili anche per i residenti da parte dei turisti ne rende sostenibile l’esercizio, si può fare lobbying perché l’eventuale tassa di sbarco vada a favore della residenza, si possono fare tante cose. Anche se siamo solo 70mila. Se però si parte con 1) siamo impotenti 2) il processo di declino ormai procede irreversibile “more geometrico” 3) tra 70 anni saremo sommersi dall’Adriatico 4) è la giusta punizione per la protervia dell’homo tecnologicus… ecco allora sì, ha ragione Munerotto: sia Pastor che Colovini sono due illusi stupidotti che sprecano tempo a scrivere su Ytali mentre potrebbero andare a farsi uno spritz insiene prima che l’acqua (e il ridicolo) ci sommerga tutti

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