Entra, siediti, leggi. La biblioteca di de Waal

L’artista e scrittore britannico rende omaggio alla diasporicità di tutte le lingue con una duplice mostra, “La biblioteca dell’esilio”, un'installazione all’Ateneo Veneto collegata a un’esibizione di dieci sue opere al Ghetto nuovo.
scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

Venezia, città internazionale per eccellenza, racchiude l’esilio in una biblioteca, anzi in una stanza; da un’idea e poi progetto di Edmund de Waal – artista e scrittore britannico, noto al grande pubblico per il suo successo con il romanzo Un’eredità di avorio e ambra, del 2010 -.  L’artista ha creato “Psalm”, due installazioni che si “leggono” attraverso il Canal Grande, tra Ghetto Nuovo e Ateneo Veneto. Dieci opere dell’artista sono in mostra alla Scola Canton: porcellana, marmo e foglia d’oro, materiali straordinari e preziosi in sintonia con gli echi letterari e musicali della Sinagoga del XVI secolo. La biblioteca dell’esilio, library of exile, è invece in Campo San Fantin: realizzata in una struttura rivestita in porcellana liquida e foglia d’oro da cui traspaiono, inscritti da Edmund de Waal stesso, i nomi delle biblioteche perdute di tutto il mondo.

L’artista ha fatto in modo che i loro nomi siano cancellati ma parzialmente visibili:

Sulle pareti della biblioteca ho scritto un testo nuovo – spiega de Waal – un elenco delle biblioteche del mondo che sono andate perdute o distrutte: da Ninine ad Alessandria, fino alla recente distruzione di Sarajevo, Timbuctu, Aleppo e Mosul, senza contare le biblioteche delle Madrase e le biblioteche rabbiniche di Lublino e Varsavia. Ci aggiungo la biblioteca del mio bisnonno. Ci aggiungo le parole di  Heinrich Heine “Dort wo man Bucher verbrennt, verbrennt man auch am Ende Menschen” – “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”.

Foto di Silva Menetto

Dentro la biblioteca, quasi duemila volumi di autori che hanno vissuto l’esperienza dell’esilio, da Ovidio ai giorni nostri. Gran parte dei volumi, che i visitatori sono invitati a leggere negli spazi dell’Ateneo, parlano attraverso le loro traduzioni, interpretando il linguaggio come migrazione.

Questa nuova biblioteca contiene libri che arrivano da 52 paesi – spiega de Waal – si trova anche Salmo, un quartetto di nuove teche che riecheggia la magnifica edizione del Talmud Babilonese realizzata da Daniel Bomberg e stampata all’inizio del Cinquecento, quando l’Ateneo era ancora nuovo… Bomberg lavorò con studiosi e copisti ebrei alla realizzazione di un volume che contenesse in un’unica pagina il testo ebraico, la traduzione in aramaico e i commenti.

La porcellana, il materiale più usato da de Waal per le sue opere, si affianca qui al marmo, “pietra splendente”, che fino al 1700 era proibita agli ebrei.

“Entra, siediti e leggi”, è questo l’invito di Edmund de Waal: ogni libro ha sul frontespizio un ex-libris dove ci si può scrivere il proprio nome. Nella biblioteca in una stanza ci si può accomodare, conversare, leggere, scrivere, e anche portare e lasciare un libro, ovviamente sull’esilio.

Questa biblioteca rende omaggio alla diasporicità di tutte le lingue e al nostro bisogno delle parole degli altri, delle loro definizioni e ridefinizioni di se stessi attraverso le traduzioni – afferma de Waal -. Rende omaggio alle parole di André Aciman, anch’egli un profugo, di Alessandria d’Egitto, il quale dice di vedersi “come una persona che non viene da un luogo, bensì da un luogo di fronte a quel luogo. Tu provieni e sempre proverrai – da un altrove”.

Dietro le quinte, intanto, si sta preparando un catalogo che contenga tutti i titoli del mondo sull’argomento: un lavoro immane a cui ognuno è invitato a contribuire.

Inoltre, manifestazioni a tema lungo tutto l’arco della permanenza della mostra a Venezia: consultate il sito: psalmvenice.org.

Dopo un lungo viaggio che toccherà diversi luoghi l’intento di de Waal è far arrivare la biblioteca Psalm a Mosul, o meglio far ritornare il profugo a casa, e dare una risposta alla barbarie con il toccare con mano il sapere. Per non dimenticare.

Edmund de Waal (foto di Davide Repetto)

Per la prima volta un artista contemporaneo è protagonista di un grande progetto di installazione all’Ateneo Veneto e al Ghetto di Venezia: PSALM, la mostra di Edmund de Waal, artista e scrittore britannico, sarà inaugurata nelle due sedi nel corso della settimana di pre-apertura della Biennale Arte, a partire dall’8 maggio 2019.
L’esposizione inizia al
Museo Ebraico, nel Ghetto Nuovo di Venezia. Dieci opere recenti dell’artista sono ospitate infatti negli spazi della Scola Canton, l’imponente sinagoga del XVI secolo che fa ora parte del museo. Le installazioni, eseguite in porcellana, marmo e foglia d’oro, si accordano agli echi letterari e musicali di questa sede straordinaria.
PSALM continua poi nella sua seconda parte con la library of exile, ospitata in una struttura temporanea allestita nell’Aula Magna dell’Ateneo Veneto.

Durante il periodo di apertura l’esposizione è completata da un ricco calendario di incontri, eventi, letture pubbliche e performance che toccheranno i temi dell’esilio e delle varie cultura che hanno attraversato la città di Venezia.

 Tutto il programma culturale è a cura di Ca’ Foscari

Per maggiori informazioni

Entra, siediti, leggi. La biblioteca di de Waal ultima modifica: 2019-06-05T19:20:58+02:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

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