Katha Schulze, il volto gentile dei verdi tedeschi

Trascinati da una nuova generazione di leader, i Grünen hanno trovato l’antidoto alla politica della paura. Una lezione, anche per l’Italia.
scritto da MATTEO ANGELI

Sembra inarrestabile la corsa dei Verdi in Germania. Lo scorso ottobre hanno conseguito il miglior risultato di sempre in Baviera, lasciando la Csu, il partito gemello della Cdu di Angela Merkel, senza maggioranza assoluta per la seconda volta dal 1962. Alle elezioni europee del 24 maggio hanno sorpassato per la prima volta in un’elezione federale i socialdemocratici della Spd, cogliendo un ottimo 20,5 per cento. Ora un sondaggio dell’autorevole istituto Forsa li dà addirittura al primo posto nelle intenzioni di voto, davanti anche ai cristiano-democratici della cancelliera.

Un successo che, se consolidato, farebbe diventare i Verdi una Volkspartei, un partito di massa, in grado non solo di governare ma anche di godere di un ampio consenso tra le varie fasce della popolazione. Un successo che è figlio di una straordinaria capacità di adattamento, che li ha portati ad apparire come una forza nuova nel panorama politico tedesco, nonostante esistano dagli anni Ottanta.

Gran parte del merito di questa “trasformazione” è dovuto ai volti nuovi, giovani, che hanno preso in mano il partito dopo la doppia delusione delle elezioni federali del 2017 (quando i Verdi si fermarono all’8,9 per cento) e del successivo fallimento delle trattative per entrare nel nuovo governo Merkel.

Dopo di allora, dal gennaio 2018, il partito ha scelto di affidarsi a una nuova coppia di leader, molto carismatici, Annalena Baerbock, classe 1980, deputata alla seconda legislatura, e Robert Habeck, classe 1969, scrittore e già vicepresidente e ministro dell’ambiente del piccolo Land dello Schleswig-Holstein, al confine con la Danimarca. Due leader che fanno sembrare il partito più moderato, più vicino ai cittadini: con loro va in soffitta la storica disputa tra la corrente “fondamentalista”, che condanna industria tradizionale, consumismo e progresso, e quella “realista”, che crede invece che la società industrializzata possa offrire soluzioni per salvare l’ambiente dalla rovina.

Annalena Baerbock e Robert Habeck

Si tratta di una svolta “pragmatica”, che è riuscita però a conservare tutta la carica “utopica” tipica delle lotte ambientaliste. “Pragmatisch die Welt retten”, “salvare il mondo, pragmaticamente”, per usare le parole di Katharina Schulze, la politica verde, che ancora più di Annalena Baerbock e Robert Habeck, ha saputo farsi interprete della trasformazione che ha cambiato volto al suo partito.

Trentatré anni, capelli biondi legati in una mini coda, sorriso radioso e una retorica che le è valsa il titolo di migliore oratrice dell’ultima campagna elettorale bavarese (conferitole dall’associazione di speechwriter di lingua tedesca): Katharina Schulze, detta Katha, ha trascinato, insieme al co-capolista dei Verdi Ludwig Hartmann, il suo partito a uno storico 17,5 per cento alle elezioni regionali in Baviera, il 14 ottobre del 2018, aprendo la strada all’exploit europeo e nazionale.

Katharina Schulze

Un exploit folgorante, così com’è stato il percorso politico di Katha. Nata nel 1985 a Friburgo, nel Land del Baden-Wurttemberg, ma cresciuta a Herrsching, in Baviera, sulle sponde del lago di Ammer, in nove anni ha scalato il partito diventandone uno dei volti simbolo.

Laureata in comunicazione interculturale, scienze politiche e psicologia all’Università Ludwig-Maximilian di Monaco, entra nei Verdi nel 2008, anno in cui frequenta un semestre di studio negli Stati Uniti, a San Diego, e ha occasione di fare un tirocinio presso il Partito Democratico, in Michigan, e lavorare come volontaria alla campagna elettorale di Barack Obama. 

Solo un anno dopo, è già portavoce dei Verdi a Monaco, per i quali diviene presidente l’anno successivo. Nel 2013 entra per la prima volta nel parlamento regionale, dove diventa capogruppo nel 2017. Dopo aver guidato come co-capolista i Verdi nelle elezioni dello scorso ottobre, è al momento, leader dell’opposizione nel parlamento bavarese, insieme a Ludwig Hartmann.

Un’ascesa avvenuta non in punta di piedi, ma spingendo, opponendosi coraggiosamente ai pesi massimi del partito. Nel 2010, ad esempio, milita contro la candidatura di Monaco ai Giochi Olimpici del 2018 e, in occasione della conferenza federale del partito a Friburgo, convince la maggioranza dei delegati a sostenere la sua posizione. Così facendo, sfida e batte Claudia Roth, allora co-presidente dei Verdi, e undici consiglieri di Monaco che sostenevano il progetto dei Giochi. Già in quella occasione Theresa Schopper, figura di spicco dei Verdi bavaresi, la definì “il più grande talento politico su cui i Verdi in Baviera possono contare”.

Una donna coerente, così come vuole essere il suo partito. Parlando delle ragioni della vittoria in Baviera, Katha ha spiegato: “I Verdi sono l’unico partito a non fare zig zag”. Avanti, verso un futuro di libertà, tolleranza e solidarietà: “Mut geben statt Angst machen”, “dare coraggio, invece di fare paura”: in un’epoca in cui la destra (estrema) fa leva sulle paure della gente, la giovane leader verde ha scelto per i suoi manifesti elettorali uno slogan positivo. Come a dire: la speranza è la migliore arma contro la paura.

Con Katharina Schulze, i Verdi sono riusciti a imporsi come rappresentati credibili per coloro che desiderano una società più equa senza per questo venire meno ai principi del sistema capitalista.

Immigrazione, sicurezza, parità di genere ed Europa, sono questi i cavalli di battaglia che hanno permesso a Schulze di distinguersi.

In materia di immigrazione, si è schierata apertamente a favore dell’accoglienza. Emblematica la maglietta con cui si è recata al seggio il giorno del voto, che recava la scritta “Mi Heimat es su Heimat”, “la mia patria è la sua patria”. Ovvero, solidarietà e patriottismo non sono incompatibili, anzi possono andare insieme.

Ma “il fenomeno (migratorio) va guidato, non semplicemente amministrato” e, a questo proposito, Schulze ha denunciato gli Ankerzentren, particolare tipo di centri per l’accoglienza dei migranti, colpevoli a suo dire di ostacolare l’integrazione invece che di favorirla. Consapevole di vivere in una terra profondamente cattolica, la giovane leader verde ha saputo gestire a suo favore il senso di religiosità dei bavaresi:

Tanti cristiani che hanno sempre votato per la Csu da anni aiutano i migranti e i rifugiati. Li hanno visti entrare in Germania, cominciare a integrarsi, trovare un lavoro. E non si ritrovano nella nuova politica anti-immigrazione della Csu. Hanno scelto noi che siamo sempre stati a favore dell’integrazione dei migranti. Siamo uno stato ricco in cui la disoccupazione è al due per cento e gli industriali cercano costantemente lavoratori: possiamo permettercelo.

Il tutto con la solita dose di pragmatismo.

Però, e ci tengo a dirlo, non siamo per le frontiere aperte. Chi è dentro dobbiamo integrarlo ma contemporaneamente dobbiamo evitare migrazioni massicce in futuro, proteggendo i confini europei, e ottenere una legge che consenta un’immigrazione controllata che non riguardi solo i rifugiati ma anche chi viene in Germania in cerca di lavoro”,

aggiunge Schulze, che ha assunto posizioni “originali” anche in materia di sicurezza.

Schulze con la maglietta “Mi Heimat es su Heimat”

Da un lato, ha condotto una campagna che ha fatto dell’aumento dei poliziotti nelle strade una priorità, giustificando questa posizione con la necessità di garantire uno stato di diritto forte. Dall’altro lato, ha auspicato il ritiro delle forze di polizia ai confini bavaresi, argomentando che “viviamo in un’Europa unita, non ha senso proteggere i confini nazionali”.

Schulze vuole un’Europa che metta in cima all’agenda il conseguimento degli obiettivi dell’accordo sul clima di Parigi (COP 21), che sia più giusta dal punto di vista fiscale, obbligando le imprese a pagare le tasse là dove raccolgono i loro profitti e introducendo una tassa europea per i giganti del web, e poi che faccia più attenzione a chi ha più bisogno, con l’introduzione in tutto il continente di salari minimi obbligatori e con un’armonizzazione degli standard sociali.

Quando si tratta di questioni sociali, un tema che le sta particolarmente a cuore è quello della parità di genere. Al suo rientro in parlamento regionale dopo il voto dello scorso ottobre, Schulze ha proposto una legge con un nome che è di per sé un programma, “metà del potere alle donne”, con cui suggerisce di dimezzare i distretti elettorali in Baviera, eleggendo in ognuno due candidati, un uomo o una donna (o una persona del terzo sesso, che è ufficialmente riconosciuto in Germania).

Da donna orgogliosamente “in quota” (le regole dei Verdi prevedono che i co-leader siano un uomo e una donna), Schulze è una strenua sostenitrice delle quote rosa. Le considera la soluzione per mettere fine a un’ancora troppo inadeguata rappresentazione delle donne in politica. In Baviera, ad esempio, le donne sono metà della popolazione ma in Parlamento detengono solo il 26,8 per cento dei seggi.

A chi critica le quote, dicendo che porterebbero a scegliere le donne in quanto tali e non perché il candidato migliore, la giovane leader verde risponde a muso duro:

È un’obiezione che fa ridere. In Baviera ci sono circa 13 milioni di persone: la metà sono donne. Non ha senso sostenere che tra queste non ci siano 103 donne competenti (i deputati regionali bavaresi sono 205, ndr).

Il “fenomeno Katha Schulze” non è solo il risultato della sua coerenza e delle sue prese di posizione coraggiose. Nel suo modo di comunicare, di fare politica, Schulze è un vero e proprio talento naturale. Instancabile (i media l’hanno soprannominata “il coniglietto Duracell” della politica tedesca), ha imparato l’importanza di fare campagna porta a porta già agli albori del suo impegno politico, quando partecipò come volontaria alla campagna di Obama. Lei stessa afferma di aver bussato rispettivamente a quattromila e diecimila porte nelle due campagne per le elezioni regionali in Baviera (2013, 2018) a cui ha preso parte.

Schulze mostra il dito medio a manifestanti neonazisti

È una millennial che usa il linguaggio della sua generazione. Su Instagram posta foto del suo quotidiano, politico ma non solo, sa usare il giusto registro a seconda dell’interlocutore che ha davanti (è stata ripresa mentre alzava il dito medio di fronte a dei manifestanti neonazisti), fa politica divertendosi e facendo appello a immagini potenti, soprattutto per i più giovani.

Magistrale è stato, ad esempio, il suo travestimento nel febbraio 2018 alla “Fastnacht in Franken”, tradizionale appuntamento in cui i politici bavaresi sono soliti mettere da parte la postura compassata e indossare costumi carnevaleschi. Schulze si è presentata travestita da Daenerys Targaryen, l’eroina de Il Trono di Spade (la serie tv più vista degli ultimi anni) che nel telefilm si distingue per la sua sete di giustizia (o almeno, così era fino a prima dell’ultima stagione, che però è uscita solo quest’anno).

Schulze travestita da Daenerys Targaryen

Guidati dalla loro eroina, i Verdi sono riusciti come mai prima d’ora ad allargare la loro base elettorale. È sì vero che hanno raccolto molti ex elettori ed ex elettrici della Spd, logorata da anni di grande coalizione con la Cdu. Ed è anche vero che molti di loro hanno un profilo che corrisponde al tipico elettore verde o, perlomeno, di centrosinistra: urbano, con un titolo di studio e con guadagni medio-alti.

Ma il fenomeno Schulze è tale perché segna, sottotraccia, l’inizio di una nuova dinamica. Tra femminismo e orgoglio bavarese, solidarietà e Heimat, Europa e sicurezza, i Verdi tedeschi viaggiano oggi su binari davvero rivoluzionari, potenzialmente capaci di ricomporre la grande divisione del nostro tempo: quella tra vincenti e perdenti della globalizzazione.

Katha Schulze, il volto gentile dei verdi tedeschi ultima modifica: 2019-06-07T13:22:49+02:00 da MATTEO ANGELI

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