Fu complotto contro Lula

Pubblicate le chat private, le registrazioni audio e altro materiale che dimostrerebbero la volontà della procura di evitare che il Partito dei Lavoratori potesse vincere le elezioni.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

The Intercept, il sito fondato da Glenn Greenwald, ha pubblicato le discussioni intercorse tra la task force anti corruzione guidata dal procuratore capo del Brasile Deltan Dallagnol e l’allora giudice Sergio Moro, attuale ministro della giustizia di Jair Bolsonaro. Si tratta di tre articoli con il materiale in portoghese più una traduzione in inglese per la diffusione mondiale dello scandalo che ha scosso il paese e che viene ormai chiamato il Moro Gate. Ieri notte era tra le prime quattro notizie più importanti a livello mondiale in Twitter.

Il materiale reso pubblico è un vasto archivio segreto composto di chat private, registrazioni audio, video e foto, procedimenti giudiziari e altra documentazione fatto giungere al sito da una fonte anonimae che riguarda l’indagine che ha portato alla carcerazione dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, avvenuta quando l’ex sindacalista era favorito nella corsa vinta alla fine da Bolsonaro.

Dall’ampio reportage firmato da Greenwald e Victor Pugy pubblicato da The Intercept emerge chiaramente la volontà della procura di evitare che il Partito dei Lavoratori potesse vincere le elezioni e che l’allora giudice Sergio Moro collaborò segretamente per montare l’accusa contro Lula, nonostante ci fossero seri dubbi sulle prove a suo carico.

Glenn Greenwald, columnist esperto di diritto costituzionale nord americano, ha lavorato per il Guardian e ha reso possibile che un gruppo di giornalisti assieme a colleghi del Washington Post vincessero il Pulitzer nel 2014 per una inchiesta sullo spionaggio dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza americana, nata in seguito alla rivelazione di Edward Snowden, che dell’Agenzia era membro.

Nel reportage tra le altre cose si apprende come la squadra di procuratori che si occupava del caso di corruzione brasiliano avesse discusso in una chat privata in Telegram come poter bloccare la decisione della Corte suprema di giustizia che aveva autorizzato un’intervista all’ex presidente al quotidiano Foha de Sao Paulo, che avrebbe potuto aiutare il suo partito a vincere le elezioni. 

Secondo Greenwald e Pougy molti procuratori, come pure Sergio Moro, hanno agito spinti da “motivi ideologici e politici”, tenuto conto che i documenti proverebbero l’esistenza di “una cospirazione impropria e poco etica tra Dallagnoll e Moro su come istruire meglio il caso di corruzione contro Lula”.

La sua condanna da parte di Moro ha avuto l’effetto di renderlo non idoneo a candidarsi alla presidenza, e ha aperto la strada alla vittoria elettorale di Bolsonaro. All’indomani della vittoria dell’ex militare di estrema destra, Sergio Moro è stato nominato ministro della giustizia con la facoltà di supervisionare un’agenzia con poteri consolidati sulle forze dell’ordine, sulla sorveglianza e sulle indagini che prima facevano capo a più ministeri. 

Ne consegue che ora Moro esercita un immenso potere grazie a un presidente che è stato eletto solo dopo che Moro, allora nella sua veste di giudice, ha reso l’avversario principale di Bolsonaro non idoneo a correre contro di lui.

Il momento dell’arresto dell’ex presidente Lula

Nessuna smentita dell’autenticità delle informazioni pubblicate da The Intercept da parte del pool della procura, che in un comunicato stampa afferma che

è pacifico che tutti i dati ottenuti riflettano attività sviluppate nel pieno rispetto della legalità e in modo tecnico e imparziale, in oltre cinque anni di attività.

Mentre il ministro della Giustizia Sergio Moro si lamenta

della mancanza d’indicazione della fonte responsabile della criminale invasione dei telefoni cellulari dei pubblici ministeri

e nega

ci sia alcun segno di anomalie o indicazioni di un magistrato” tanto più che il sensazionalismo del reportage ignorerebbe “il gigantesco schema di corruzione rivelato dall’operazione Lava Jato.

Prudente e preoccupata la reazione di Fernando Haddad, successore di Lula, che ha perso lo scorso ottobre contro Bolsonaro, per il quale il Brasile “può essere di fronte al maggior scandalo istituzionale della storia della repubblica”, a tal punto che “una grande farsa potrebbe essere rivelata al mondo”. Con il rischio ora che i numerosi arresti e le sentenze dei tribunali siano vanificati da un’inchiesta giudiziaria che può aver avuto lo scopo primario di far fuori Lula e Dilma Rousseff, per mettere all’angolo il Partito dei Lavoratori.

Fu complotto contro Lula ultima modifica: 2019-06-11T08:44:07+02:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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