Lucania. La terra ritrovata

"Andare per Matera e la Basilicata" è l’evidenza di un amore che Eliana Di Caro, materana, condivide con il lettore a cui dona lo sguardo e le parole “dei molti protagonisti della cultura che qui sono nati o hanno agito”.
scritto da FRANCO AVICOLLI


C’è un afflato umanistico in Andare per Matera e la Basilicata di Eliana Di Caro. È il ritrovarsi in una storia in cui il dire si intreccia con il dirsi di una narrazione che comincia dai Sassi di Matera dove è accumulata “l’energia del cambiamento”. Essi sono emblematicamente voce inespressa di un’umanità silenziosa troppo chiusa nelle mille storie di un vicinato solidale. E sono il topos del riscatto, nome che è via di Matera e principio che chiuse il periodo lugubre degli Aragonesi. E così è da subito chiaro che l’andare dell’autrice cerca una terra alla quale non si arriva seguendo i percorsi lineari di una mappa esistente solo nella dimensione di un personale coinvolto capace di leggere i segni, non sempre evidenti, di presenze che suggeriscono ricomposizioni, nuclei concettuali fatti di storie.

Storie che hanno aperto cantieri, luoghi che, nella migliore delle ipotcesi, sono ancora in via di definizione, personaggi diversi, ma

accomunati da una visione progressista incentrata sulla forza dell’uomo, tesa a esaltarne il valore.

Matera, Valsinni, Tursi, Aliano, Montemurro e le altre località del viaggio, appaiono pertanto sotto la luce illuminante di chi li ha amati in un’associazione vitale in cui trovano una loro definizione.

Aliano e Carlo Levi sono allora un dialogo diventato progetto, lingua rinnovata, mondo e nuovo interlocutore di chi ha domande. “Se non ci fosse stato lui”, dice Maria Santomassimo, ex sindaca di Aliano, pensando al medico, scrittore eu pittore torinese, “non esisterebbe questo paese”. E Valsinni che era Favale, un luogo dove “il bosco che circonda la rocca è proprio come quello delle fiabe”, parla con la voce di Isabella Morra, la poetessa del Cinquecento dal destino tragico tracciato da versi appassionati che cercano anch’essi la vita e il riscatto che appare più volte nel testo pulito in cui risuonano gli echi frequenti di altre presenze sospese come le conversazioni tra Rocco Scotellaro e Carlo Levi che fanno Tricarico e dicono del “riscatto di un Meridione dimenticato”.

L’andare di Eliana Di Caro non tralascia il punto zero segnato dalle parole di Togliatti che definì “vergogna nazionale” i Sassi, solo qualche decennio dopo che il capo del governo Zanardelli raggiungesse Matera in carrozza, per mancanza di collegamenti. Ed è la stessa Matera dove nel 1937 “su 15.250 neonati, ne morivano 6.760, il 42 per cento”, ossia una realtà desolante che Luisa Levi non aveva “neppure immaginato”.

Materana, l’autrice non è semplice testimone di ciò che racconta. Eliana Di Caro sa entrare nelle sfumature dialettali di Albino Pierro che fu poeta con la lingua di Tursi fatta di suoni strozzati, vita pulsante che avanza quasi inciampando e con troncamenti, fonemi e versi di una terra che, per essere inverata, può dirsi solo così.

Sono modi con i quali il viaggio per quella che era una volta la Lucania, diventa corpo di “una identità ancorata all’antico”, e senso di un tempo che recita su uno “scenario ancestrale e affascinante”, rimasto a lungo in silenzio, che è di Tursi e della Basilicata con i suoi boschi di cerri, di faggio e di castagno, gli uliveti, le ginestre e i vigneti che danno l’Aglianico e risuonano nelle parole di Luisa Levi che, in visita al fratello Carlo, dice di Matera

è bellissima, pittoresca e impressionante.

“Non ci sono negozi o supermercati” a Tursi, ma il silenzio che è simile a quello di Montemurro il paese di Leonardo Sinisgalli, personaggio simbolico della Basilicata e

uno dei perni del dibattito tecnico e culturale degli anni Cinquanta del Novecento.

Sinisgalli è una figura complessa ed esprime il vincolo doloroso “di un uomo così legato alla propria terra” da scegliere di viverla in lontananza.

Il capitolo dedicato a Sinisgalli e a Montemurro, è il momento più vibrante di Andare per Matera e la Basilicata. Qui l’autrice traccia il senso drammatico della Basilicata e forse del Sud, in una “lucanità” che vive nel binomio “terra-memoria”, la dimensione del poeta Sinisgalli che torna nei suoi luoghi da una quotidianità che è altrove. E allora il silenzio di Tursi dove sembra difficile “imbattersi…in prodotti della contemporaneità” e i Sassi di Matera, si ritrovano nei versi del poeta montemurrese e tra “le pietre che chiamano dinamiche/ perché sono state limate/ nei millenni”, e nel racconto di emigranti che portano il silenzio e

dopo quaranta anni di assenza, non raccontano mai nulla della vita che hanno trascorso da esuli

confermando un vincolo tellurico che era di Orazio, lucano che disegna i luoghi dove era nato con versi che parlano dell’Acerenza, dei boschi Bantini, e delle “pingui campagne di Forento”.

Andare per Matera e la Basilicata è l’evidenza di un amore che l’autrice condivide con il lettore a cui dona lo sguardo e le parole “dei molti protagonisti della cultura che qui sono nati o hanno agito”.

Come tutte le narrazioni, è anche un racconto del ritorno fe della rivisitazione dei protagonisti e djei luoghi a vario titolo rappresentativi di un qualche senso. Fra cui quello della solitudine del Sud che vissero Isabella Morra, Albino Pierro, Rocco Scotellaro e Carlo Levi che scelse come sua la terra che era stata di Orazio, e di Leonardo Sinisgalli e altri straordinari uomini di quelle terre. Ed è, insieme, un nobile invito a visitare i Sassi del riscatto dove la solitudine è fatta dei segni di debolezza e diversità, del giorno e della notte, del lato visibile e di quello nascosto, segnalati, fra altri, da Pietro Laureano e opportunamente ricordati da Eliana Di Caro.

È una solitudine antica e non è possibile redimerla con la sola memoria, pure necessaria. Essa, purtroppo, è sempre in agguato e sa, per gli stessi valori contrastivi che la rendono reale, che nessun turismo la potrà mai annullare.

Lucania. La terra ritrovata ultima modifica: 2019-06-12T16:20:00+02:00 da FRANCO AVICOLLI

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