Una Legge speciale, scritta da noi veneziani

“Una legge che ci dia la possibilità di ritornare a una dimensione umana del vivere, a una pulizia dell’aria e dell’acqua, a un ridimensionamento dei poteri arroganti che stanno distruggendo un’idea che è riuscita a sopravvivere per secoli, una Repubblica di gente libera, che ha attirato nei secoli i fuggiaschi di mezzo mondo, che ha ricambiato il suo sangue dopo le grandi pesti come ricambia le sue acque a ogni marea”.
scritto da MICHELE SAVORGNANO

Come padre, come essere umano, come cittadino di una laguna che è un esempio unico di equilibrio artificiale fra civiltà umana e natura e che è paradigmatica per il rapporto essere umano e Pianeta Terra mi sento inerme di fronte ai potenti e ai deboli che guardano solo al loro orticello, battendosi al limite per dei problemi locali senza però avere una minima visione sistemica.

Se muore Venezia muore il mondo intero, se Venezia inizia un percorso di guarigione c’è speranza per tutti. 

Venezia è terra, Venezia è acqua, un equilibrio talmente instabile che nei secoli si basava sul rapporto fra immissari in laguna che potevano far diventare la laguna terra ferma e il mare che poteva ingoiarla. La visione dei nostri antenati si limitava alla sola regione limitrofa, la sua bioregione, la nostra nuova visione inizia a diventare necessariamente più complessa, deve tenere conto non solo dell’acqua ma anche di altri fattori che rischiano di annientarla definitivamente, l’innalzamento dei mari, l’inquinamento dell’aria, l’economia selvaggia, la stupidità di chi è al potere.

Cosa fare? Osservare quello che ci circonda e progettare a cerchi concentrici:

  • risolvere i problemi locali stringendo alleanze con gli abitanti di tutto il bacino idrografico della Pianura Padana, un catino chiuso che possiamo considerare, sia per l’inquinamento delle acque che quello dell’aria come la zona più a rischio d’Europa.
  • Darci le stesse regole fra tutti gli abitanti del Mare Adriatico, un altro catino quasi chiuso che subisce pressioni impossibili, soprattutto nella sua parte settentrionale.
  • Aprire la nostra visione a tutto il Mediterraneo, il Mare Nostrum, non perché lo possediamo ma perché l’abbiamo in custodia. Questo mare, è di per sé è un altro piccolo pianeta in miniatura; Europa, Asia e Africa vi s’affacciano, con le loro mille tensioni e le loro mille paure. E poi una piccola apertura, le colonne d’Ercole che ci mettono in contatto con il grande oceano morente.

Tutte le acque, tutti i mari sono in pericolo e destinati in pochi anni alla sterilità completa, i problemi li sappiamo, non c’è bisogno di elencarli.

Se su Venezia (che non è una città ma un’idea, un’utopia) s’accendessero i riflettori, noi cittadini potremmo agire localmente e pensare globalmente, ma abbiamo bisogno di nuova linfa, stiamo scomparendo, non possiamo più ospitare nuovi abitanti perché divorati da ignari turisti che inconsciamente ci stanno condannando a morte, noi, come popolazione ormai ridotta ai minimi termini, e noi come micro-ecosistema, che non può sopportare l’ignavia dei singoli e l’arroganza dei potenti.

Reclamiamo una Legge Speciale, scritta da noi, che ci dia la possibilità di ritornare a una dimensione umana del vivere, a una pulizia dell’aria e dell’acqua, a un ridimensionamento dei poteri arroganti che stanno distruggendo un’idea che è riuscita a sopravvivere per secoli, una Repubblica di gente libera, che ha attirato nei secoli i fuggiaschi di mezzo mondo, che ha ricambiato il suo sangue dopo le grandi pesti come ricambia le sue acque a ogni marea.

Venezia resisterà solo se immaginiamo un altro mondo, un altro modo di vivere, chi verrà qui può essere testimone di un altro ritmo, quello dei remi, dei passi sulla pietra, del vento fra le calli e dello scorrere dell’acqua fra le fondamenta; ma bisogna avere tempo, il tempo di decidere di venire a vivere qui, dove i bambini sono liberi di andare in giro da soli, dove le famiglie si ritrovano a mangiare tutte insieme all’aperto le sere d’estate e sognano una città diversa, che sempre più diventa riserva indiana per alcuni e “Las Venice” per i più.

È un grido d’allarme, abbiamo bisogno del mondo perché da soli non ce la possiamo fare, e se noi non ce la faremo nemmeno voi sopravviverete a questi ritmi inumani che vi rendono delle macchine.

C’è bisogno di simboli, noi siamo custodi di questo esempio che è di tutti, non solo di chi ci vive. Preservare e curare questa città, questa laguna è un esercizio per ripensare uno stile di vita, Venezia è geograficamente la fine della Pianura Padana e l’inizio del Mediterraneo, in permacultura si dice che quando due ecosistemi si toccano, lì c’è più biodiversità, siamo patrimonio di questa biodiversità ormai agli sgoccioli, dove uno di questi elementi che la compongono, la cultura, è ormai quasi definitivamente condannata a morte, sono infatti gli abitanti i portatori di cultura, non i monumenti, siamo pochi, venite, c’è spazio per tutti.

Una Legge speciale, scritta da noi veneziani ultima modifica: 2019-06-16T14:44:38+02:00 da MICHELE SAVORGNANO

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