Fotografie come panni al sole in una corte veneziana

Immagini in formato gigante stampate su tessuto cady. Una mostra a Venezia del fotografo indiano Mayank Austen Soofi in collaborazione con la designer veneziana Anna Gerotto.
scritto da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

Aleggiano come delicati petali di fiore che si muovono nel vento, le parole che accompagnano le fotografie di Mayank Austen Soofi e che ritraggono una Nuova Delhi senza cliché, ipocrisie, abbellimenti. Se poi le immagini sono stampate in formato gigante su tessuto cady* e stese in un cortile veneziano, come se fossero semplicemente panni ad asciugare, l’effetto dell’insieme si dice poesia.

Mayank Austen Soofi usa la macchina fotografica in modo ossessivo-compulsivo; tutti i giorni, dovunque, fotografa gli abitanti della sua città che ha superato i ventuno milioni di persone. Poi rende partecipe il mondo della sua ricerca attraverso i social: instagram, facebook, twitter, il website. E anche sulla carta stampata: sul quotidiano Hindustan Times, il più popolare di Delhi, ogni giorno compare una sua foto, una storia tratta dalle sue peregrinazioni in città, una riflessione sull’immagine proposta.

Su un binario parallelo viaggia Anna Gerotto: veneziana, designer, segue il marito in un anno sabbatico in India. Nuova Delhi diventa la sua seconda casa, da subito. Ed è proprio “sul campo” che conosce il fotografo, s’appassiona al suo lavoro, cerca – e trova – la soluzione perché i due binari s’incrocino in un progetto comune.

Nasce così la collezione di fotografie in formato gigante stampate su cady (“il tessuto più leggero, più volatile e più indiano per eccellenza”, spiega Gerotto) e diventano una e più mostre, una residenza waterlines di Ca’ Foscari, un passaparola, una conferenza che vede la partecipazione entusiasta di Dayanita Singh, considerata la più grande fotografa vivente indiana: il tutto tenuto da un filo che tesse la tela del web, ma anche che corre tra l’India e l’Italia, tra Nuova Delhi e Venezia intrecciando immagini, persone, parole, riflessioni.

Gli invidio soprattutto la rapidità – confessa Dayanita Singh commentando il lavoro di Mayank -: fa una fotografia e un istante dopo ha in mente la frase appropriata per accompagnare quell’immagine. E s’avvicina a Shakeaspeare, a un sufi, o a un haiku giapponese con la stessa facilità con cui fa click.

Il lavoro di Mayank Austen segue più il filone letterario che quello fotografico – spiega Anna Gerotto – Racconta Delhi senza alcun accenno turistico ma trovando sempre il punto di vista più intimo dell’immagine che propone. Quello che vede diventa parole. E l’immagine si trasforma in immaginazione orale. Per questo trovo i suoi scatti particolarmente affascinanti.

Qualche esempio?

La fotografia di due uomini che discutono al caffè diventa: “28 Sept 2010  at 8.10 pm / And Marx Was (saw them at the Indian Coffee House, Mohan Singh Place, Delhi) – E C’era Marx (li ho visti all’Indian Coffee House, etc.)”.

Oppure, nel bel mezzo dei fiori di aglio ecco che si trasforma: “21 feb 2018 at 11.40 am / Garlic seller’s glowing feet (saw just now…somewhere in Delhi)”.

E ancora, davanti all’immagine di centinaia di uova si sorride con: “4 Oct 2018 at 5.33 pm /Too Much Morning (saw this just now…somewhere in Delhi).

Mayank ha una produzione continua e costante – spiega Gerotto – e mi sono chiesta in che modo avrei potuto fermare questo flusso continuo senza interromperlo e soprattutto senza stravolgerne il meccanismo letterario. Il cady, tanto leggero quanto indiano mi è sembrato la soluzione appropriata; è tessuto a mano nei villaggi del West Benghali, è lungo oltre undici metri e semplicemente arrotolato su se stesso, disteso a terra e asciugato dal sole che gli dona il suo colore naturale, e senza cuciture: un tessuto semplice, leggero che esprime vitalità e fragilità insieme, proprio come il lavoro di Mayank. La stampa è la parte più complicata ma l’obiettivo dell’immediatezza dell’immagine su un tessuto che si può toccare è raggiunto. Fino ad oggi abbiamo realizzato dei multipli di undici pezzi per ogni tema.

Anna Gerotto e Mayank Austen collaborano da diversi anni ormai. La produzione fotografica di Mayank è talmente inarrestabile che sembra difficile, se non impossibile seguirlo fra tutte le sue declinazioni.

Così ho avuto l’idea di un archivio con il recupero degli originali – racconta Anna Gerotto -. Forse bisogna dire che Mayank ha sempre lavorato in digitale e non ha mai salvato nulla. Dieci mesi prima, in India, avevo salvato fino a novantamila fotografie che conservava solo nel cellulare. Poi ha dovuto cambiare telefono e… trentamila fotografie sono andate irrimediabilmente perdute. E non è da sottovalutare tutto il lavoro di connessione tra testi e immagine e ancora tutto quello che è sui social o su carta. Un lavoro immenso costruire un database di tutte le pubblicazioni, ma, una volta terminato, anche un archivio eccezionale. Inoltre, il tentativo di rileggere anche i social rendendolo un catalogo usufruibile come un’opera letteraria.

Nell’attesa di questa collaborazione paziente e certosina con Ca’ Foscari, i teli con il giorno per giorno indiano s’appendono in un cortile, a un muro, a una finestra, per assaporare una dolce e gustosa pillola poetica di vita.

*Il cady è un tessuto ad armatura tesa o raso, in lana, seta, cotone o raion viscosa. È un tessuto leggero, morbido e di mano ruvida, con una caduta eccellente.

L’organizzazione della mostra è a cura de The Humanities and Social Change Center di Ca’ Foscari

Fotografie come panni al sole in una corte veneziana ultima modifica: 2019-06-17T17:36:23+01:00 da MANUELA CATTANEO DELLA VOLTA

VAI AL PROSSIMO ARTICOLO:

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

Lascia un commento