Perché Evo può tranquillamente guardare lontano

La Bolivia rimane il Paese che crescerà di più tra quelli del cono sud del continente americano. A ottobre, quando i boliviani saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente, lo stato dell’economia sarà il tema principale della campagna, ed è prevedibile che Morales e il MAS faranno di tutto per far pesare i risultati della loro gestione.
scritto da CLAUDIO MADRICARDO

Nonostante che per il 2019 la Banca Mondiale abbia diminuito dal 4,3 al quattro per cento la crescita del suo PIL, la Bolivia rimane il Paese che crescerà di più tra quelli del cono sud del continente americano, in barba ai tanti motivi che hanno l’effetto di deprimerne le economie. In primo luogo le tensioni politiche che creano instabilità nei mercati. Per quanto in questi giorni il Paese sia anche percorso da vari scandali, da quelli legati al narcotraffico a quelli della corruzione, sarebbe ingiusto gettare la colpa sulle spalle dei tredici anni di governo di Evo Morales. Casi di corruzione si sono verificati anche in passato, sebbene paia indubbio che a favorire la nascita di questa situazione sia la lunga frequentazione di Evo con la massima carica dello Stato, che in qualche modo ha prodotto il venir meno della separazione dei poteri, col risultato che gli spazi per indagini veramente indipendenti si sono ristretti. 

Secondo i dati del Banco Mondiale, la Bolivia sta al posto 186 su 190 paesi analizzati per quanto riguarda il sistema impositivo in vigore nel paese, uno dei peggiori al mondo. Per gli indicatori che riguardano la facilità di aprire un’impresa, permessi di costruzione, contrattazione del personale, ottenimento di crediti, protezione degli investitori etc. il Paese sta al posto 156, ben ventiquattro posizioni più in basso da quando nel 2007 è iniziato il governo di Evo. 


Tuttavia, spulciando tra i report pubblicati nel 2018 da Latinobarómetro sul tema della corruzione, la Bolivia, si fa per dire, non se la passa poi così male se per solo il dieci per cento della sua popolazione il tema ha assunto il carattere della preoccupazione. Niente a che vedere con Paesi come Colombia, Perù, Brasile, Messico, Paraguay e Repubblica Domenicana, dove la cosa è percepita in maniera ben più drammatica.  

Alla fine saranno i risultati economici che Evo Morales ha saputo mettere in cascina che probabilmente peseranno nella scelta delle prossime elezioni di ottobre, dove si presenterà per la quarta volta non rispettando il risultato del referendum del 21 febbraio 2016 che gli aveva impedito di modificare la Costituzione pur di ripresentarsi.  Perché, sia giusto o meno il suo diritto umano di ripresentarsi alle elezioni presidenziali finché ci sarà un boliviano disposto a votarlo, è indubbio che, negli anni in cui è stato al governo, l’ex cocalero ha fatto crescere l’economia delle famiglie dando vita a un piano di infrastrutture che ha cambiato radicalmente il volto del Paese. 

Ciò ha trascinato la domanda interna che è diventata il perno dello sviluppo economico, consentendo al governo di far fronte a ogni colpo avverso che provenisse dall’esterno. In un contesto esterno che continua a non essere favorevole (basti ricordare la situazione economica dei due giganti vicini, Brasile e Argentina e che l’anno scorso l’area è cresciuta “solo” del 1,8 per cento), è ipotizzabile che l’economia boliviana continuerà la sua buona performance con un  mercato dei cambi stabile, una bassa inflazione e una politica di ridistribuzione delle risorse a favore della domanda interna. 

Evo Morales inaugura un nuovo sistema d’irrigazione a Yajopampa, municipio di Pasorapa

Il raggiungimento dei livelli di crescita che si era prefisso nel 2018 quando il PIL ha raggiunto il 4,7 per cento, ha consentito al governo di pagare una doppia tredicesima per i lavoratori salariati. Una scelta che ha avuto l’effetto di rinforzare la domanda interna. 

Evoluzione favorevole anche per l’impiego, laddove la disoccupazione è passata da un 4,54 per cento al 4,2 secondo i dati del ministero della pianificazione e sviluppo. Un risultato ottenuto grazie alle politiche anticicliche che chi governa l’economia del Paese ha applicato negli anni scorsi, alla cui base stanno gli investimenti pubblici, aiutati anche dal recupero dei prezzi degli idrocarburi e da un buon bilancio agricolo per il 2018.   

La conseguenza è che per molti dei suoi concittadini Evo è riuscito nell’intento di dare dignità ai boliviani, mentre tra le infrastrutture particolarmente apprezzate si devono citare le strade e le teleferiche di La Paz e Oruro, che hanno reso veloce e soprattutto umano lo spostamento delle persone in città la cui rete stradale è insufficiente e problematica. 

A ottobre, quando i boliviani saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente, lo stato dell’economia del Paese sarà il tema principale della campagna, ed è prevedibile che Morales e il MAS faranno di tutto per far pesare i risultati della loro gestione, con un PIL che raggiungerà i 44.921 milioni di dollari e con un’inflazione al quattro per cento.  

Con queste premesse, e al netto delle tante proteste di piazza contro la sua ricandidatura, si spiega come nell’ultimo sondaggio pubblicato dal quotidiano La Razon, Evo sta in testa con un 38 per cento seguito dal suo avversario ed ex presidente Carlos Mesa al 27.  Un dato che è perfino in crescita rispetto al precedente pubblicato da Pagina Siete nello scorso aprile che lo dava al 34 per cento con Mesa al 28, distanziato dagli altri candidati, e con un sedici per cento di boliviani che ancora non hanno scelto chi votare. 

La prima erogazione del FondoIndígena per la realizzazione di 75 progetti produttivi in 34 municipi del Potosí

Per la legge boliviana, se nessuno dei candidati ottiene la maggioranza più uno dei voti e se non c’è una differenza di dieci punti tra il primo e il secondo, si procede al ballottaggio tra i due più votati. Visti i dati citati, a scanso di colpi di scena da qui a ottobre, parrebbe non essere questo il caso di Morales che potrebbe passare al primo turno e governare fino al 2025, bicentenario dell’indipendenza dalla Spagna. 

In un recente studio fatto dal CELAG (Centro Strategico Latinoamericano di Geopolitica) la valutazione del lavoro di Morales è vista positivamente dal 69,4 per cento dei boliviani, che in misura maggioritaria gli riconoscono di aver portato un miglior livello nei consumi, aumentato il benessere, salari e occupazione. Sempre secondo lo studio, gli elettori vorrebbero che il prossimo presidente migliorasse la qualità della salute, i cui servizi dedicati sono tuttora abbastanza precari, e l’educazione, costruendo scuole e ospedali. Richieste, queste, che confermano l’affermarsi di un ceto medio. Solo al terzo punto viene la lotta alla corruzione, mentre ultimo appare il desiderio di aver migliorato l’accesso a internet, in un paese in cui, comunque, solo il 27,6 per cento non fa mai uso della rete, e in cui il 65,6 per cento utilizza normalmente whatsapp per comunicare. 

Tra i candidati, Evo è visto positivamente dal 53,9 per cento dei boliviani, mentre il 40,9 ha di lui un’immagine negativa, e solo il 3,7 non si esprime o non lo conosce. Il suo diretto e maggior avversario Carlos Mesa piace al 35,2 per cento ed è sgradito al 45,4. Nelle intenzioni di voto Evo primeggia col 37,5 per cento e Mesa al 28,6. 


Perché Evo può tranquillamente guardare lontano ultima modifica: 2019-06-19T18:08:52+01:00 da CLAUDIO MADRICARDO

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