#SilviaRomano. Restare forti e non dimenticare

Rapita e sequestrata in Kenya ormai da molti mesi, la sorte della giovane cooperante è caduta nel disinteresse di politica, media e opinione pubblica. Il giornalista Angelo Ferrari, che segue il caso dall’inizio, ricostruisce in forma di diario e in maniera completa e minuziosa i giorni lunghissimi da quello del sequestro. Il risultato è un ebook gratuito che è possibile scaricare anche qui.
scritto da MARIO GIRO
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Il mestiere di cooperante diviene sempre più difficile e meno popolare nel nostro paese. Le Organizzazioni non governative sono malviste e in genere chi si occupa degli altri è messo sotto osservazione se non sotto accusa. Anche se tutto ciò fa a pugni con la nostra tradizione civica, purtroppo tale è lo spirito del tempo. Molte cose hanno contribuito a tale situazione: gli errori della politica, il disinteresse dei media, le polemiche e il dietrismo, il senso di declino e di rassegnazione che ha preso molti nostri concittadini, la paura del declassamento e il risentimento sociale che ha preso altri.

Tutti noi che ci occupiamo di cooperazione, volontariato o cose simili, da anni, abbiamo memoria di un parente che almeno una volta ci ha detto, all’inizio: “ma perché non ti occupi dei tuoi familiari piuttosto che degli estranei?”. Era una frase che ritenevamo un po’ sciocca, un po’ ignorante ma essenzialmente bonaria. Invece oggi è proprio questa la mentalità prevalente: basta occuparsi degli altri! Chi lo fa o è in malafede o ci guadagna qualcosa. 

La storia di Silvia Romano non differisce dalle altre e Angelo Ferrari ha il merito di farla riemergere dalle profondità del silenzio in cui si è inabissata.

Senza ragioni apparenti e decisive, almeno per la maggioranza dell’opinione pubblica, Silvia decide di dedicare la sua vita al continente più povero, l’Africa, quello del bottom billion, dell’ultimo miliardo. Il Kenya è la sua meta, i bambini il suo obiettivo. Come tanti altri prima e dopo di lei, Silvia rappresenta quella parte migliore del nostro paese che non si lascia intimidire dalla crisi e dalle sue conseguenze, non fa la vittima e non diviene aggressiva, ma decide che aiutare gli altri è il modo migliore per aiutare anche se stessi. Per lei vale la regola d’oro: fai agli altri ciò vorresti fosse fatto a te. Silvia non pensa di fare qualcosa di speciale o eroico: semplicemente sa o intuisce che la vita deve essere vissuta “per” e “con” gli altri piuttosto che per se stessi e contro gli altri. Fa parte di quella parte migliore d’Italia che non si è arresa all’egocentrismo e all’egoismo. 

Il silenzio rabbioso che si stende sul suo rapimento e l’oscura, rappresenta l’altra faccia di questa storia. Ciò non deve stupirci. La paura gioca di questi scherzi se nel cuore non hai nulla, se non hai qualcosa dentro. La paura ti rende sordo e cieco, arrabbiato e pronto a giudicare o condannare. La paura ti rende folla e non più persona. Per questo in molti criticano la scelta di Silvia, se ne lamentano e pensano che ci costerà…

Era già accaduto con le “due Terese” e altri cooperanti, e addirittura con qualche giornalista spintosi in zone difficili. È tutto il clima umano del nostro paese che è mutato. Una volta si capivano (e quando non si sapevano bene, s’intuivano) le scelte di questo tipo. Nei cromosomi del paese c’erano iscritti la solidarietà, l’apertura, il gusto per il mondo. Talvolta anche l’avventura, la temerarietà. Oggi siamo tutti ingrigiti, invecchiati o senilizzati anche se ancora giovani, impauriti e incartati su noi stessi. Non è colpa di qualcuno in particolare ma di un clima generale che ognuno di noi ha progressivamente accettato, lentamente respirato fino a lasciarsene possedere. 

Certo vi sono gli imprenditori della paura, i demagoghi, financo i fascisti… che se ne approfittano. Ma sappiamo bene come ciò avviene e conosciamo la nostra storia nazionale: tutto ciò accade quando la maggioranza silenziosa tace ancor di più. Molte cose contribuiscono a tale stato di cose: le indecisioni e alla fine l’impotenza politica nella questione migratoria; l’indecenza della sinistra che ha permesso la criminalizzazione delle ONG del mare e di conseguenza di tutte; la sordità dell’Europa (ma tutti i paesi europei, direi occidentali, stanno vivendo la stessa sindrome, ognuno con il suo stile); l’allontanamento tra Africa e Europa… 

Ci ricordiamo – almeno quelli di una certa età – quando le vicende del Cile o del Mozambico e dell’Angola erano vissute come fossero vicine, prossime. Creavano emozioni nell’opinione, dibattiti infiniti anche in famiglia. Su Pinochet e Allende ognuno di noi più anziani ha certamente litigato in famiglia… Se fosse giusto – ad esempio- giocare la Coppa Davis a Santiago oppure no… Si facevano manifestazioni. Le ultime sono state quelle per la pace del 2003. Poi si è spento qualcosa e ora tutto quel mondo è molto più lontano, sembra minaccioso e alieno. Forse l’ennesima guerra del Golfo con il “tradimento” di Blair (almeno così lo percepimmo), forse la globalizzazione e la babele che n’è seguita, forse la crisi economica (ma è arrivata dopo)… non  saprei: sappiamo solo che da quell’anno non si sono fatte più manifestazioni importanti in Europa e in America, manifestazione per gli altri intendo. 

Silvia tutto questo non l’ha accettato, magari inconsciamente essendo più giovane. Come altri è partita da sola: non aveva paura degli africani, li considerava un prolungamento della sua famiglia e dei suoi amici. Nei suoi post, che Ferrari ci permette di conoscere, si vede la sua caparbietà e la sua felicità di vivere così:

voglio essere una testa più dura della durezza della vita. Amo con profonda gratitudine l’aver avuto l’opportunità di vivere.

Come tanti altri (per fortuna tanti!) non si è scoraggiata e ha fatto ciò che voleva. 

Qui vorrei mettere un punto a sostegno delle parole dello stesso Ferrari:

in una società -per quanto la si apprezzi o no- in cui tutti possono fare ciò che vogliono e tutti sono molto attaccati a questo tipo di libertà, non si capisce perché chi decide di dedicarsi agli altri non possa farlo e sia stigmatizzato. Siamo o non siamo tutti liberi di fare ciò che vogliamo? Di cambiare tutto della nostra vita? Allora per favore rispetto anche per chi decide di viverla come Silvia. 

Chi stabilisce di fare il cooperante o il volontario è essenzialmente animato dal senso di giustizia e di scandalo per la diseguaglianza. Questo sdegno è un tesoro prezioso di coscienza che va preservato a tutti i costi. Silvia ne aveva fatto un argomento di studio: una tesi sulla tratta di esseri umani. Ciò certamente corrisponde al cuore della tradizione umanistica italiana, una radice culturale che non va persa. Ogni sforzo deve essere fatto perché la parte migliore del paese, quella che non giudica ma opera, quella che non disprezza ma accoglie, quella che non si lagna ma interviene, sia preservata anche in questi tempi così difficili in cui trionfa l’autoreferenzialità. 

Il libro di Ferrari racconta giorno per giorno, almeno fino alla data della pubblicazione, la storia del rapimento e delle operazioni fatte (e non fatte) per tentare di liberare Silvia. Da quelle pagine emerge anche la lentezza burocratica delle istituzioni e la loro mancanza di ascolto. Anche questa non è una novità: spesso per la burocrazia queste vicende non sono l’occasione per dare il meglio di sé ma vengono percepite come una grana. In questo senso le istituzioni spesso vivono di non-ascolto. Qui si vede che tutto o quasi tutto dipende esclusivamente dalla qualità umana di chi deve (o dovrebbe) operare. Ciò vale sia per gli italiani che per i keniani. 

Il libro racconta in appendice anche le altre storie di rapiti in Africa di cui ancora non si sa nulla: padre Pierluigi Maccalli, Iulian Ghergut, Beatrice Stockly, suor Gloria Cecilia Narvaez, Arthur Kenneth, Sophie Petronin, Luca Tacchetto e Edith Blais. Ad essi aggiungerei Paolo Dall’Oglio rapito in Sira e con lui due vescovi, il siriaco Mar Gregorios e l’ortodosso Paul Yazigi. Ma sono tanti, molti di più: la Siria è stata una fornace che ne ha divorati di ogni tipo. 

Per tutti loro e per tutti i rapiti abbiamo il dovere di non far silenzio su queste storie, come su quella di Silvia. È il merito più grande di questo libro. Sono tali donne e uomini i veri liberi e forti che danno ancora senso alla nostra società e ci spingono a cambiare, a non rassegnarci, a combattere.

Termino con le parole del pastore Bonhoeffer, ucciso dai nazisti in un lager, che ben si attagliano a questo tema:

Cristo fa l’uomo non tanto buono ma forte. Questa forza non è l’arroganza, non è l’aggressività, non la prepotenza, è la forza dell’amore. Più forte della morte, più forte dell’odio, delle malattie, della povertà, delle dittature, più forte è l’amore.

Restare forti e non dimenticare: è il nostro programma. Anche per Silvia.

 SILVIA. DIARIO DI UN RAPIMENTO
un ebook gratuito [per scaricarlo clicca QUI]

Dov’è Silvia Romano?
Che cosa ci dice di noi, cosa racconta dell’Italia, a mesi e mesi dal suo rapimento, questa domanda?
In questo libro, il giornalista Angelo Ferrari, che segue il caso dall’inizio, ricostruisce in forma di diario e in maniera completa e minuziosa i giorni lunghissimi da quello del sequestro, avvenuto alle ore 20 del 20 novembre 2018.
[dalla prefazione di Antonella Rampino]

Con Angelo Ferrari abbiamo deciso di pubblicare “Silvia. Diario di un rapimento” come occasione di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti di Silvia Romano e anche di se stessa, rispetto al modo che ha di affrontare le cose e di parlarne. Crediamo che non si debbano gettare le sorti della giovane cooperante nella polemica tra le varie fazioni politiche e chiediamo rispetto nei confronti suoi e della sua famiglia.
Ci sono state, in questi sei lunghi mesi, provocazioni, fake news, oscenità e una diffusa disattenzione.
Riportare a casa Silvia Romano, in questo senso, significherebbe anche rimettere le cose a posto nei confronti di chi in Africa opera, rischiando molto più di chi si permette di commentare sui social, offrendo aiuto a chi ne ha più bisogno.
Vederla libera sarebbe una gioia e una liberazione per tutte e tutti noi. [casa editrice e agenzia di comunicazione PEOPLE]


#SilviaRomano. Restare forti e non dimenticare ultima modifica: 2019-06-19T15:32:59+02:00 da MARIO GIRO

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