La nascita del manifesto. Conversazione video con Nico Luciani

Cinquant’anni fa, in questo mese, un gruppo di dirigenti e quadri del Partito comunista italiano dava vita a una rivista che avrebbe inciso sulla vita futura dello stesso Pci e sarebbe diventata, trasformandosi in quotidiano, un pezzo importante della sinistra italiana. Venezia era una delle città dove il gruppo del “manifesto” era più presente e attivo.
scritto da GUIDO MOLTEDO
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Nel giugno di cinquant’anni fa è pubblicato il primo numero de il manifesto, la rivista mensile che, due anni dopo, si sarebbe trasformata ne il manifesto “quotidiano comunista”. La pubblicazione della rivista è l’esito di un confronto politico teso e aspro che cova nel Partito comunista italiano fin dagli inizi degli anni Sessanta e sale d’intensità dalla scomparsa di Togliatti in poi. Quel giugno del 1969 segna al tempo stesso l’inizio di una nuova fase politica nella sinistra italiana – gli anni Settanta ma anche i decenni successivi – di grandi fermenti, conflitti e cambiamenti in un panorama nazionale e internazionale in veloce e profonda trasformazione.

La storia della nascita del manifesto vede protagonisti personaggi come Luigi Pintor, Rossana Rossanda, Lucio Magri, Luiciana Castellina, Massimo  Caprara, Valentino Parlato, Filippo Maone, Ninetta Zandigiacomi, Eliseo Milani. Ma fu tutt’altro che una storia “romana”, giocata dentro Botteghe Oscure. Nella vicenda furono attivi compagne e compagni di numerose Federazioni del Pci, specie di quelle con una più forte connotazione di sinistra, in sintonia con le posizioni sostenute da Pietro Ingrao.

Filippo Maone ha raccontato sul manifesto del 21 giugno la sua attività frenetica di riunioni e incontri da una regione all’altra, da una città all’altra, per la creazione di una rete di compagne e compagni che avrebbe reso possibile l’uscita e la diffusione della rivista a livello nazionale. Venezia era una di quelle.

A Venezia – racconta Maone – la riunione ebbe luogo alla Giudecca, in casa di Luigi Nono e di sua moglie Nuria Schönberg, e già questa accoglienza fu per me un onore, oltre che un piacere. Tra i diversi compagni della Federazione locale, che comprendeva una consistente minoranza vicina alle posizioni di Ingrao, c’erano Nico Luciani e Cesco Chinello, un ex operaio di forte intuito politico e altrettanta capacità di leggere nei processi sociali. E c’era anche Massimo Cacciari, venticinquenne, che allora dirigeva con Asor Rosa la rivista Contropiano, intelligentemente operaista. Non sono certo che in quel periodo fosse iscritto al Pci, ma ricordo bene che in quell’occasione fu molto polemico nei miei confronti, non essendo per nulla convinto della battaglia condotta fino a quel punto da chi stava per promuovere il manifesto.

Nico Luciani ebbe una parte importante a livello locale e nazionale anche nel prosieguo dell’esperienza del manifesto negli anni Settanta. L’abbiamo incontrato nella sua casa a due passi dalla chiesa della Salute per una conversazione video che proponiamo qui di seguito.

Capitolo 1. Il 1964 in Italia e a Venezia.

Capitolo 2. “Otto nomi”: i fuoriusciti dal PCI veneziano.

Capitolo 3. La critica all’Unione sovietica.

Capitolo 4. La stagione del ’68.

Capitolo 5. Dissidente e centralista: la comunità del manifesto.

Riprese e montaggio video: Andrea Merola

La nascita del manifesto. Conversazione video con Nico Luciani ultima modifica: 2019-06-25T20:41:18+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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