La “mia” Margherita Asso

Un ricordo personale della ”sovrintendente di ferro” che vigilò con inflessibile rigore e con sensibilità sulla tutela di Venezia dagli anni Ottanta ai Novanta.
scritto da MARIA LUISA SEMI

Le istituzioni sono costituite da persone, e non sempre con queste il rapporto è facile. Margherita Asso* era una di queste, ma era una persona che, quando comprendeva l’interlocutore, installava con questo un rapporto di stima, che diveniva talvolta un’amicizia. Giunta a Venezia venne subito definita la “lady di ferro”, e avendo io, notaio, necessità di un contatto con lei, mi premurai di chiedere un appuntamento per due pratiche delle quali dovevo occuparmi. L’ottenni e m’accolse con estrema gentilezza ed educazione, ma con altrettanta freddezza.

La prima volta le spiegai la situazione: una successione che aveva per oggetto un negozio alle Procuratie Vecchie, che, secondo quanto m’era stato detto dall’Ufficio addetto, non era vincolato. Ero allibita e lo fu anche lei: possibile che in Piazza San Marco ci fosse un immobile non soggetto a vincolo? Tuttavia, nonostante la mia richiesta, mi disse – documentazione alla mano (legge, circolari, decreti e altro) che non avrebbe potuto aiutarmi.

Presi atto, avevo sperato in una umana comprensione, ma non fu così.

Pochi mesi più tardi, per un diverso problema, ebbi bisogno di un contatto con Margherita Asso. Mi recai, perplessa e incerta, avendo constatato di trovarmi di fronte una persona educatissima, civile, ma rigida.

Fu diverso; evidentemente aveva capito la mia professione e, dopo aver consultato, anche questa volta ogni documentazione, aderì alla mia richiesta, e mi salutò con un sorriso cordiale.

Evidentemente era nato un rapporto, se non di amicizia, almeno di stima. Da parte mia un dialogo con una persona preparatissima ed educata pareva un sogno.

Passò il tempo e ricevetti una sua domanda di appuntamento nel mio studio. Aveva un problema non facile da risolvere e lo risolvemmo. Mi trovai una persona intelligente, civilissima come sempre, e umile. Persuasa che ognuno è preparato nella sua professione, mi rivolse molte domande, e alle mie spiegazioni concluse che non solo ero una persona affidabile, ma che per un eventuale futuro sarei stata il suo professionista di riferimento. Parlammo poi di altre cose e mi trovai non una “lady di ferro”, ma una persona cordiale, serena, coltissima.

Rimanemmo inevitabilmente in rapporti – quasi esclusivamente telefonici – ma cordiali.  Venni, dopo qualche anno, informata che era stata ricoverata, gravissima in un ospedale, ma che – lucidissima – chiedeva un mio intervento per darle un aiuto, se non un conforto. Mi recai alla struttura dove veniva riabilitata e mi trovai davanti a una persona non soltanto vigile, ma anche curatissima, fresca di parrucchiere, perché, come mi disse “non voglio essere considerata una vecchia decrepita, ma una donna normale”.

Si riprese e, forse a fatica, molte volte venne a trovarmi, non per lavoro, ma per parlare di molte cose, sia della sua vita sia di arte, letteratura e politica.

Le telefonavo spesso; mi spiegava che fisicamente era in difficoltà, ma che quando la mente funziona, tutto si può sopportare. Tutto con una serenità e quasi allegria che mi facevano pensare quanto poco talvolta era stata conosciuta. Altro che “lady di ferro”; era una persona altamente colta, non soltanto istruita, e umanamente vera.

Non molto tempo fa, aiutata, venne nel mio studio; parlammo di problemi tecnici suoi, ma anche di molto altro. Aveva novant’anni e usava il computer quasi meglio di me; anzi le riusciva più facile scrivere al computer che non a mano.

Come passava il suo tempo? Occupandosi ovviamente di arte, di pubblicazioni che spesso criticava, di mostre alle quali non avrebbe potuto partecipare, ma che bene conosceva.

Parlammo pure di quanti l’avevano sostituita, non con tutti era d’accordo, ma, come sostenne,”nessuno è perfetto”.

Alla fine m’informò di una sua specifica lettura. Mi disse che al liceo e anche dopo aveva letto superficialmente o a tratti la Divina Commedia. Quindi perché non conoscerla del tutto? E allora in un’edizione recente, passava le serate leggendosi la Commedia quasi fosse un romanzo, ritenendo che, prima di dare giudizi od opinioni, gli scritti bisogna conoscerli.

Non so se sia riuscita a concludere la lettura: l’ultima volta al telefono mi disse che era arrivata alla lettura di una buona metà del Purgatorio.

Questo il mio rapporto e devo dire la mia amicizia con una grande persona, della quale ho sempre ammirato non soltanto la cultura, ma anche il rispetto per quanto non conosceva, ma che voleva conoscere.

Non intendo essere patetica, ma mi mancherà.

*MARGHERITA ASSO

Piemontese di origine,  formazione toscana, una laurea a Roma con Pier Luigi Nervi, Ludovico Quaroni, Marcello Piacentini, Margherita Asso aveva scelto di vivere a Venezia, anche dopo la pensione. È scomparsa a 92 anni da poco compiuti, la storica sovrintendente di Venezia.

Alcune sue battaglie e alcune prese di posizione – scrive Enrico Tantucci sulla Nuova Venezia – sono storiche e lungimiranti. Fu la Asso a chiedere per prima al Ministero dei beni culturali di vincolare Venezia ai sensi della legge 1089, considerando la città storica un unico bene fondamentale, ma il ministero non volle. Con quel vincolo la Soprintendenza avrebbe potuto ad esempio intervenire con pieni poteri anche sul problema Grandi Navi.

Margherita Asso (da La Nuova Venezia)

D’aspetto, per i modi e per alcuni suoi metodi, ricorda assai da vicino Miss Marple, l’eroina di Agatha Christie. La giallista inglese, probabilmente, si sarebbe lasciata appassionare anche dalla sua storia.

Così la descrive Sergio Frau su la Repubblica in un ritratto nel febbraio del 1992, quando la “sovrintendente di ferro” fu promossa (richiamata a Roma) per essere rimossa dall’incarico veneziano .

La vittima, in laguna, si era fatta davvero molti nemici, spesso assai potenti: Gianni De Michelis e la sua corte, tutti favorevoli a quell’Expo che la Asso (con Italia nostra, Carlo Ripa di Meana, il consiglio culturale della Cee e molti, molti altri) riuscì a bloccare: il “Partito degli affari”, poi, che si è visto bocciare da lei più di un progetto immobiliare; ma anche architetti superstar, come Vittorio Gregotti che, ogni volta che ha potuto, si è scagliato contro di lei appellandola, velenoso, “la signorina Asso”.

Quando le presentarono la proposta di fare a Venezia l’Expo 2000 – scrive Gian Antonio Stella nel 2013 – e uscì una immaginaria lettera dal futuro in cui l’architetto Emilio Ambasz diceva di divertirsi molto in una Venezia dove i padiglioni erano costruiti su chiatte e serviti da “tappeti volanti” tra isole artificiali, teatri galleggianti e raggi laser, disse “Dovrete passare sul mio cadavere”. E i tappeti volanti, a dispetto del ministro dei Beni culturali che era favorevole, non passarono.

Nell’immagine d’apertura il salone di Palazzo Soranzo Cappello, sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Βelluno, Padova e Treviso.

La “mia” Margherita Asso ultima modifica: 2019-07-08T16:26:21+02:00 da MARIA LUISA SEMI

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